Per Gaza non c’è più tempo

Il 17 maggio, l’oratorio di San Filippo Neri ha ospitato un convegno per raccontare al pubblico bolognese, partendo dall’ultimo rapporto di Amnesty, le disumane condizioni cui sono sottoposti i palestinesi della Striscia dopo un anno e mezzo di assedio. Iniziative come quella organizzata dall’associazione “Per una Sanità del Servizio Pubblico” si moltiplicano in città e nelle sue istituzioni. C’è da sperare che portino presto ad azioni concrete a tutti i livelli

di Antonella Magnoni, cittadina


“Ti senti come se fossi un subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza” questo è il titolo del rapporto di Amnesty International presentato il 17 maggio 2024 all’oratorio San Filippo Neri nel corso di un partecipato evento organizzato dall’associazione “Per una Sanità del Servizio Pubblico” di Bologna.

L’associazione, costituita da un gruppo di professionisti della sanità bolognese e dell’Emilia-Romagna, ha organizzato una mattinata di riflessioni intorno al tema “Palestina – La storia del passato, il dramma di oggi e le strutture sanitarie che non ci saranno domani”.

Nel corso dell’incontro, oltre ad Amnesty International si è data voce a una studiosa che ha presentato la storia della terra di Palestina prima della costituzione dello stato di Israele fino alla sua nascita passando dalla fase di protettorato inglese; a uno studioso italo-israeliano di relazioni internazionali e attivista di pace che ha raccontato il popolo ebraico tra diaspora e nazionalismo dal suo punto di vista critico rispetto alla politica del governo Netanyahu; ai rappresentanti di due associazioni sanitarie operanti su Gaza (Palestine Children’s Relief Fund ed Emergency) e a quelli di associazioni italiane (Rimini for Gaza, Anpi per Emergency, Bologna for Gaza, Personale sanitario Bologna4Gaza).

La mattinata ha permesso al pubblico bolognese di acquisire un inquadramento storico e geopolitico del conflitto in corso a conferma di quanto stia crescendo nella società civile la necessità di conoscere, anche se «comprendere è impossibile», parafrasando una frase tratta da “Se questo è un uomo” di Primo Levi riportata dagli organizzatori nel programma dei lavori.

C’è una parte quindi dell’opinione pubblica che non accetta più le immagini trasmesse dai notiziari e le notizie divulgate dai media di questa guerra, ma che vuole capire e che sente forte l’urgenza di urlare con consapevolezza: basta!

Il rapporto di Amnesty International parla di un genocidio e non esita a darne la precisa connotazione giuridica, che impone una presa d’atto forte a livello internazionale (Unione Europea in primis) e a livello nazionale.

Questo evento di cui ho dato sinteticamente conto, così come “L’ultimo giorno di Gaza” l’appello lanciato da un gruppo di intellettuali che si è tradotto in una mobilitazione in molteplici città in occasione del 9 maggio – la Giornata dell’Europa – molto partecipato ovunque, a Bologna con un flashmob affollatissimo, dimostrano che la società civile, o almeno una sua parte, chiede a gran voce che cessi questa guerra. Anzi, diciamo le cose come stanno, che si fermi il genocidio dei Palestinesi.

Allora serve che se ne parli il più possibile, che non si spenga l’attenzione come hanno chiesto nel corso della mattinata in San Filippo Neri tutti i volontari collegati in diretta da Gaza che hanno riportato testimonianze agghiaccianti delle attuali condizioni di vita dei palestinesi, letteralmente assediati in un fazzoletto di terra in cui oltre ai morti per le armi, rischiano la morte almeno 14mila persone in stato di severa malnutrizione (70mila sono “solo” malnutriti) secondo dati recenti.

Per questo Bologna deve essere presente alla seconda chiamata degli intellettuali de “L’ultimo giorno di Gaza” che, per dare continuità a questa loro prima iniziativa, hanno lanciato un nuovo appello dal titolo “50.000 sudari” per una nuova giornata di mobilitazione per il prossimo 24 maggio: «Teli bianchi. Sudari. Avvolgono – a Gaza – i corpi dei Palestinesi morti ammazzati, e sono così diventati simbolo della strage. Sono, cioè, gli oggetti comuni del nostro tempo crudele. Tempo di genocidio. Il sudario ricopre, sottrae alla vista del mondo il corpo di cui è stato fatto scempio». Parole terribili di questo secondo nuovo appello di Paola Caridi, Tomaso Montanari e degli altri firmatari.

Non so se sia possibile che il 24 maggio le municipalità possano formalmente aderire alle mobilitazioni, anche se sarebbe un bel segnale per il nostro governo che le istituzioni locali si uniscano ai cittadini e alle cittadine che vi parteciperanno. Il nostro sindaco, durante un evento politico organizzato dal circolo Pd Passepartout sul tema “Medio Oriente senza pace. I doveri dell’Europa” ha dichiarato che, come Comune di Bologna, si sta riflettendo su azioni a sostengo di Gaza: spero che, come ha promesso, si passi ai fatti nelle forme che saranno ritenute migliori e più adeguate. Intanto l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione promossa dalla maggioranza di centrosinistra per sanzionare Israele e dare «piena attuazione ai mandati di arresto» emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Altri eventi di questi giorni non sono stati qui riportati per ragioni di spazio, ma hanno avuto luogo a Bologna per dare una voce alla tragedia del popolo palestinese: non fermiamoci e manteniamo viva l’attenzione.


2 pensieri riguardo “Per Gaza non c’è più tempo

  1. Credo sia veramente impossibile immaginare realnente le terribili condizioni in cui vive gran parte della popolazione nella striscia di Gaza. Aiutare e’ doveroso, pero’ per far si che qualsiasi tregua non sia ancora una semplice parentesi tra due guerre, e’ indispensabile che Hamas sia tacitata usando la forza ma anche sostenendo la dissidenza interna alla striscia, che esiste, ma e’ soffocata con la violenza.
    Valter Giovannini

  2. Hamas deve essere “tacitata” come giustamente ed autorevolmente afferma l’ex magistrato Giovannini. Hamas è composta da terroristi che assieme ai terroristi di Hezbollah (foraggiati dal regime teocratico dell’Iran) hanno come scopo l’annientamento del popolo israeliano. L’idea di appoggiare la dissidenza interna alla striscia è ottima, come fu giusto (durante il conflitto mondiale) da parte delle truppe anglo-americane combattere il nazi-fascismo in Italia armando e consigliando i gruppi partigiani del nostro Paese che si ribellarono con coraggio alle ideologie totalitarie ed autoritarie del fascismo. Come è stato giusto da parte dello Stato italiano appoggiare affiancandosi con strumenti legislativi gli uomini e le donne coraggiose che in Sicilia Calabria e Campania si sono ribellati alla mafia alla camorra e alla ‘ndrangheta. Lo stato Ebraico deve dimenticare le terribili immagini della popolazione della Striscia di Gaza in festa, adorante verso i terroristi di Hamas. Ogni singolo fotogramma della strage del 7 ottobre 2023 ripresa dai satelliti e conservati negli archivi di Israele sono cristallizzati nella memoria di ciascun militare impegnato ora nei combattimenti nella Striscia alla ricerca di ogni singolo palestinese combattente o esultante mentre Hamas massacrava e stuprava israeliani ed israeliane, giovani, donne bambini anziani. Il popolo di Israele deve liberarsi della maledizione biblica della vendetta e cercare con discernimento la via di una convivenza con i palestinesi che hanno il diritto di possedere ed amare la loro terra e loro stessi devono rispettare il popolo di Israele e il loro diritto a vivere e prosperare in sicurezza.

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