Il 21 maggio alle 19.30, all’Osteria Tizz di via del Carpentiere 14, apre al pubblico una mostra fotografica, frutto di un progetto della cooperativa sociale It2, che vuole offrire nuove prospettive sulla disabilità attraverso gli occhi e le emozioni di chi la vive ogni giorno
di Vincenzo De Girolamo, giornalista
L’integrazione nel mondo del lavoro delle persone con disabilità è regolata nel nostro Paese dalla legge 68/99, che promuove l’integrazione mediante servizi di sostegno e collocamento mirato.
L’It2 Società Cooperativa Sociale ha segnato da più di quarto di secolo il solco delle sue attività proprio in quest’ambito sociale, fornendo servizi professionali che si riconoscono attraverso un valore aggiunto: la solidarietà. Al suo interno c’è un progetto predisposto a facilitare l’accesso che persone adulte con disabilità devono affrontare quando si passa dalla fase formativa a quella del mercato del lavoro. E per mantenere sempre questo connotato gli operatori sono sempre attenti ad aggiornare i propri criteri, abbracciando realtà metodologiche che nascono da diverse esperienze.
È quello attuato anche per la messa in opera dell’ultimo progetto, “Pov-Point of view”. Nel filmato che lo pubblicizza, il testimonial è una persona portatrice di disabilità. Si chiede cosa possa essere «l’oggetto strano che ha in mano a forma di scatola, contrappuntata da una specie di binocolo e bottoni». Dopo aver sfogliato libri e chiesto notizie ai colleghi, domandatosi se fosse una cinepresa o un contenitore d’idee, scopre di trovarsi davanti a una macchina fotografica. Un mezzo ideale, scoprirà in seguito, per mostrare agli altri il proprio punto di vista sul mondo e far conoscere l’orizzonte del proprio sguardo, definito dai limiti della realtà che fanno da cornice alle nostre idee.
Una pratica appropriata a far avvicinare persone che in apparenza possono sembrare lontane, e che risulta anche il modo migliore per far cadere in disuso segni indelebili, magari imposti dal pensiero comune, che trovano difficilmente una via di fuga da un recinto mentale cristallizzato.
Allora c’è l’esigenza di oltrepassare scenari già noti e divisivi per darsi una possibilità nuova di esplorare il mondo attraverso altre prospettive. Nasce così l’idea che possa avere come scopo finale la realizzazione di una mostra. Come organizzarla? Si recupera la sua idea architettonica in tre spazi archetipici, posti nel nostro corpo. Il primo si riconosce nella testa, spazio d’ordine non sempre ritrovato, luogo fatto coincidere con l’area deputata a organizzare il pensiero, dove s’inventano strategie della relazione e la messa in scena delle parole che definiscono e riconoscono la persona nel mondo. Il secondo è quello del cuore e della pancia. Il cuore contrassegnato da uno sguardo sfocato, ma che va all’essenza delle cose attraverso le apparenze che definiscono le loro importanze. La pancia invece è associata al centro della nostra energia vitale, la fucina delle emozioni. Mentre lo spazio, dato a gambe e braccia punta lo sguardo che dall’interno si sposta verso l’esterno di noi presentandosi al mondo come osservatore delle sue manifestazioni.
Con che materiali allestirla? Le immagini proposte nella Pov Mostra Fotografica Multisensoriale, visitabile solo una volta, mercoledì 21 maggio dalle 19.30, che si realizza grazie al contributo dei donatori della campagna crowdfunding promossa da Idea Ginger, sono il frutto del lavoro di persone che per la prima volta toccano una fotocamera, dei suoni concretizzati da chi davanti ai microfoni è arrivato come esordiente e dei supporti ricavati dal recupero di ciò che il mondo scarta. Tutto arricchito con l’aggiunta di aromi arrivati da una spiccata sfera affettiva piacevolmente affascinante, messi assieme per parlare di sé, dare forma alle proprie profondità e far affiorare quanto sia importante quello che abbiamo dentro.
E così, quando si è davanti a queste immagini, non diventa difficile chiedersi che si prova o che lavoro si muove dentro di noi e in quale parte del corpo tutto questo si realizza. In questo caso l’arte, la fotografia, è presa a prestito per percorrere strade che conducono alle proprie emozioni, occasione adatta a facilitare la partecipazione e l’inclusione, dando valore al punto di vista di chi guarda.
Il lavoro ottenuto è il risultato di uno sperimentato vissuto oggi, da lavoratrici e lavoratori coordinati da un gruppo di persone che fin dal 1998 hanno creduto e sviluppato un modello di transizione, organizzato in modo originale utilizzando il lavoro come tramite che porta alla mediazione e alla formazione.
La mostra, inserita all’interno degli eventi del Progetto Periferie Inclusive, aprirà i battenti, presso l’Osteria Tizz, in via del Carpentiere 14 a Bologna il 21 maggio alle 19.30 con i saluti istituzionali, seguito alle 20.30 dal buffet. Comune di Bologna e il Quartiere San Donato San Vitale ne danno il patrocinio.
