Ripensare la Salute e la Sanità: la Prevenzione come pilastro per una visione olistica e integrata

Il dibattito sul futuro del sistema sanitario italiano, ancorato al principio costituzionale che la salute e l’assistenza sanitaria siano garantite a tutti, è più che mai attuale, anche in Emilia-Romagna. Tuttavia, la sfida non riguarda solo la gestione delle risorse o la sostenibilità economica: si tratta di un ripensamento radicale della visione stessa della salute, ponendo la prevenzione come cardine dell’azione pubblica e dell’organizzazione sanitaria

di Maurizio Morini, innovation manager


Il contesto critico e la necessità di una nuova visione

La situazione attuale della Sanità, segnata da squilibri regionali e dalla difficoltà a reperire personale sanitario qualificato, ha generato un sistema in affanno, come testimoniano i pronto soccorso sovraffollati e i tentativi (non sempre ben accolti) di soluzioni come i CAU (Centri di Assistenza Unificata) in Emilia-Romagna. Queste strutture, concepite per decongestionare i pronto soccorso e avvicinare i cittadini ai servizi sanitari, rappresentano una linea di evoluzione che meriterebbe sostegno e implementazione, non ostacoli burocratici o resistenze amministrative. 

Eppure, in una visione che va valutata come economicistica e burocratica del sistema, sono messi in discussione proprio in questo periodo: ma si corre il rischio di buttare il bambino – il Cau da far crescere – con l’acqua sporca del sistema orientato alla visione di breve periodo. 

Bisogna cambiare radicalmente la visione di fondo.

Stefano Zamagni, nel suo contributo a Pensare la Sanità, sottolinea la necessità di superare la governance a “stakeholder unico” – oggi incarnata dalle sole direzioni sanitarie – per abbracciare una logica “multi-stakeholder” in cui i cittadini siano attori protagonisti, e non meri destinatari passivi. 

Già nel 2016 fu effettuata, su coordinamento del sottoscritto, una ricerca su un campione di quasi 800 bolognesi in merito alla valutazione sulla sanità pubblica e privata. La richiesta di livelli superiori di servizio vinse su ogni altra tematica. Eppure, portati i risultati all’attenzione dell’allora direttrice dell’Azienda Sanitaria Locale, il riscontro fu «non è il servizio al cittadino e al paziente la nostra priorità attuale». Legittimo per chi dirige, ma non una dimensione puramente economicistica.

Il ruolo strategico della prevenzione

Un punto cardine del cambiamento necessario riguarda la prevenzione: un concetto spesso evocato ma raramente tradotto in azioni sistemiche e continuative. È paradossale, infatti, che l’Italia disponga di un qualificato Piano Nazionale di Prevenzione (con l’evento sugli Stati Generali della Prevenzione in programma il 16 e 17 giugno prossimi), elaborato durante la pandemia, ma che fatichi a trovare reale attuazione, schiacciato dall’urgenza della gestione quotidiana dell’emergenza.

La prevenzione, però, non è un’idea astratta: essa parte dai comportamenti individuali – come l’alimentazione equilibrata, l’attività fisica e la cura degli stili di vita – e si declina in politiche pubbliche che accompagnano i cittadini fin dalla nascita. Un’educazione alla salute consapevole, avviata fin dall’infanzia e sostenuta da programmi dedicati ai giovani genitori, costituisce la base per ridurre l’insorgenza di malattie e disturbi cronici, con benefici tangibili sul piano umano, sociale ed economico.

Zamagni stesso osserva come manchi ancora oggi una quantificazione attendibile dei costi (economici e sociali) legati ai disturbi mentali e alle malattie croniche prevenibili. Eppure, la consapevolezza diffusa del loro impatto dovrebbe spingere a un intervento radicale e sistematico, capace di rimuovere i fattori di rischio a monte e favorire la salute mentale e fisica nella popolazione.

Perché non partire proprio in Emilia-Romagna e a Bologna?

Un modello organizzativo basato sui valori

Accanto alla prevenzione, il ripensamento del sistema sanitario deve passare attraverso un cambio di paradigma organizzativo. Le aziende sanitarie locali, oggi governate da logiche puramente gestionali (spesso incentrate sulla riduzione dei costi o sull’incremento di prestazioni remunerative come gli interventi chirurgici), devono evolvere verso modelli che pongano al centro i valori e la relazione con i cittadini.

Milena Gabanelli, nel suo libro-inchiesta “Codice Rosso” scritto insieme a Simona Ravizza, evidenzia come la spinta economica e la ricerca di introiti – per esempio attraverso interventi chirurgici remunerativi secondo i principi gestionali del Ssn – rischino di prevaricare la valutazione clinica e la salute reale delle persone. Questa deriva – che antepone il rapporto “costo/prestazione” alla qualità e all’efficacia degli interventi – compromette il ruolo stesso della sanità come servizio alla persona.

Serve, quindi, una gestione “per valori”, come nelle migliori pratiche aziendali: un modello in cui la vocazione alla cura e la qualità delle relazioni siano criteri guida, e dove si riconosca che molti medici e infermieri, se messi nelle giuste condizioni, privilegiano la missione e la cura del paziente rispetto alla mera retribuzione.

Le direttrici di un cambiamento necessario

Alla luce di queste considerazioni, possiamo delineare alcuni capisaldi per un piano strategico orientato a una visione nuova della sanità e della salute:

  • Prevenzione come fondamento: dal piano nazionale alle politiche locali, la prevenzione deve diventare la priorità, supportata da programmi di educazione alla salute fin dalla prima infanzia.
  • Educazione e comportamenti: promuovere stili di vita salutari e consapevoli come parte integrante della cultura civica.
  • Riorganizzazione flessibile e digitale: superare la burocrazia con strutture modulari, flessibili e digitalizzate, capaci di rispondere ai bisogni reali e non solo ai parametri economici.
  • Equilibrio tra ospedale e territorio: rafforzare la medicina territoriale e i centri di prossimità, per offrire assistenza capillare e personalizzata, valorizzando e potenziando ciò che è stato impostato recentemente
  • Formazione continua: creare strutture dedicate – come una Medical Business School – per formare dirigenti e operatori sanitari alla gestione basata sui valori, sulla prevenzione e sull’accoglienza. Formare i cittadini in maniera globale sulla prevenzione con azioni sui media digitali e sui territori.
  • Coinvolgimento dei cittadini: passare dalla logica top-down a un approccio partecipativo e condiviso, in cui i cittadini siano parte attiva del cambiamento.
Una sfida complessa e non rinviabile

La trasformazione del sistema sanitario italiano e la costruzione di una cultura della salute condivisa rappresentano una sfida imponente, ma indispensabile. Si tratta di pensare “fuori dagli schemi” per dare valore ai contributi che arrivano anche da chi osserva la sanità dall’esterno e propone soluzioni innovative, disruptive e strutturali.

Abbiamo provato a tracciare le linee guida per la visione olistica della gestione della sanità orientata alla salute “olistica” nel recente convegno tenutosi a Bologna il 15 maggio scorso, nell’ambito del World Health Innovation Summit. E far parte di una rete internazionale che sviluppa le “pratiche migliori” in questo campo è a mio avviso una scelta strategica irrinunciabile.

Prendiamo atto, a partire dalla nostra regione, che la salute è il risultato di molteplici variabili – stili di vita, condizioni lavorative, ambientali e relazionali – e la sanità ne è solo la manifestazione gestionale finale. Per questo è necessario un approccio integrato, che superi le logiche frammentate e metta la persona, con le sue esigenze e il suo potenziale, al centro.

Solo così potremo garantire una sanità realmente universale, equa e sostenibile, che riconosca la prevenzione non come un lusso o un’opzione residuale, ma come la chiave per la salute e il benessere di tutti i cittadini. A partire da noi emiliano-romagnoli.


2 pensieri riguardo “Ripensare la Salute e la Sanità: la Prevenzione come pilastro per una visione olistica e integrata

  1. Ottime proposte Maurizio… e sorge una domanda che rivolgo a te e a chi ci legge? Chi potrebbe essere il/la politic* su piazza oggi in grado di far suo veramente un tale piano? Nella sanità temo ci sia la “maledizione” delle istituzioni totali che hanno bisogno di riprodurre il sintomo per riprodurre sè stessi: Il malato non deve morire ma nemmeno guarire completamente… e cosi’ il detenuto, il deviante di turno… altrimenti l’istituzione che ci sta a fare? Ecco perche’ Basaglia e’ stato radicale davvero in un momento storico in cui tutto sembrava ancora possibile
    Ecco perché oggi forse bisognerebbe farsi ispirarae anche dal radicalismo di Nemesi Medica di Ivan Illich
    e poi i cittadini (che non mitizzerei visto la bolla culturale in cui siamo immersi c’e’ da mettere in conto oltre alla “intelligenza della folla” anche la “deficienza della folla”) con cui bisognerebbe forse fare un lavoro di “riappropriazione” culturale sul dolore che abbiamo spinto fuori dalle nostre vite con smania d’anestesia per usare una metafora medica… (cfr La società senza dolore di Byung-Chul Han filosofo forse un po’ troppo alla moda ma per tanti versi ricco di spunti)

RispondiAnnulla risposta