“Leggera”, musica in volo come gli aquiloni

Un ensemble che ha come visione continuare a suonare assieme (anche dopo gli studi), tradurre partiture musicali già esistenti e dar loro nuova vita. Battere strade apparse estranee in precedenza, creare spostamenti nei significati iniziali dei brani, ricercando gli infiniti giochi che si sovrappongono e nascondono nel motivo

di Vincenzo De Girolamo, giornalista


Simone, batterista, dice che l’idea del nome dell’orchestra nasce una sera mentre rifletteva sull’esigenza «di non sentirmi schiacciato dallo stress, dall’emozione e dall’incertezza per ciò che avremmo voluto fare, ma dal voler essere spinto da una leggerezza creativa». Il giorno dopo ne parla ai suoi compagni e insieme decidono di scegliere come nome del futuro ensemble “Leggera”. A vederli suonare, un sabato mattina di fine maggio, in mano gli strumenti assumono le sembianze di aquiloni da far volare in alto, il movimento da seguire è la ricerca di assonanze e risonanze delle composizioni. È come se l’armonizzatore e i musicisti che eseguono i brani attuassero il lavoro di mediatore culturale che opera incisivamente sul linguaggio, innovandolo.

Questo il concetto che mi sembra riassumere Gianmarco, l’arrangiatore, quando provo a chiedergli da dove muove il progetto di questa orchestra formata da musicisti professionisti con diverse specializzazioni: violino, violoncello, pianoforte, batteria, flauto traverso, oboe, contrabbasso. Gli studi dei membri sono molto variegati e includono conservatori, scuole di musica ed esperienze pratiche. La loro proposta utilizza un’originale sperimentazione sonora che porta a fondere musica classica e moderna. E nella loro esperienza, nelle loro scelte non si esclude anche di comprendere una più ampia sfera della realtà, in cui oltre alla musica trovano posto sensibilità legate ai problemi del cambiamento climatico, un tratto che si rende concreto nella scelta del luogo dove registrare le sessioni di lavoro, ad esempio. Uno di questi a Bologna è situato presso Le Serre dei Giardini Margherita, dove si trova la Serra Madre, una struttura costruita in vetro e alluminio che si adagia nel verde e che funge da centro di produzione culturale promotore di attività, legate ad arte, natura e bellezza.

“Leggera” a detta dei musicisti è svincolata da vincoli stilistici, adotta un linguaggio musicale originale e immediato. Grazie ad arrangiamenti inediti, il progetto è costruito su un suono contemporaneo che unisce innovazione e sincerità espressiva, dando alla musica una dimensione essenziale, diretta e profonda.

Nonostante la sua giovane età, “Leggera” ha già preso parte a importanti eventi della scena musicale italiana, come Sherwood Festival, Botanique Festival e Milano Music Week. Prossimamente sarà protagonista dell’Entroterre Festival. «Il nostro obiettivo -sembra suggerirmi Jacopo, violoncellista – è esplorare una vasta gamma di generi musicali, mantenendo però come base un organico composto di strumentisti classici: violino viola, violoncello, contrabbasso pianoforte e, nella sezione fiati, oboe, flauto e clarinetto».

Nel viaggio musicale che propongono l’istinto degli strumentisti è fattore importante, ma non sostituisce l’esercizio e l’esperienza coltivata insieme con gli altri, fatta di prove, esecuzioni e grande varietà di lavoro che smonta e rimonta i pezzi, senza tralasciare nella lettura gli elementi comici o di musica minacciosa e drammatica. Il tutto fatto crescere anche in mezzo a grandi risate, che sono parte della loro giornata lavorativa.

Gianmarco definisce «miracoloso vedere un quartetto d’archi che respira insieme alla band, arrivando a toccare un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. Lavorare con artisti così sensibili e talentuosi è un’emozione. Essere l’arrangiatore di questo progetto vuol dire poter ridare luce a brani bellissimi, intrecciando suoni classici e moderni in un’unica visione sonora». Gli fa eco Jacopo: «Vedere finalmente i frutti di tanto lavoro, condiviso con compagni di viaggio straordinari, è stato un momento di grande emozione».

E alla fine dell’esecuzione la scia musicale che resta non sembra essere affaticata da incredibili voli pindarici o da un ostentare possibili proprietà caleidoscopiche dell’orchestra. La sensazione è di essere sospesi come su un dirigibile, che si sposta secondo il movimento prodotto dall’orchestrazione, note e suoni delle parole di un canto liberato nell’ambiente.

Prima di uscire dalla Serra Madre, un pensiero riaffiora alla mente e sembra convergere in quello che recitava Molly ai possidenti che si prendevano gioco del sogno di Fitzcarraldo, quello di costruire un teatro d’opera in una missione nella giungla: «I sognatori riescono a spostare intere montagne». E l’eroe del film di Herzog ha una visione tutta contenuta nella forza del sogno. Un racconto, una storia normale che dopo averla riferita agli amici, in una qualsiasi mattina avvolta nei primi caldi estivi, sembra non aver voglia di restare confinata nella mente. Dove, invece, a risuonare e girare è ancora la musica ascoltata.


Un pensiero riguardo ““Leggera”, musica in volo come gli aquiloni

  1. Che grande leggerezza nel raccontare l’arte emergente dall’idea di “LEGGERA ” farsi realtá, grazie a giovani musicisti bolognesi di grande esperienza e formazione. Un articolo bellissimo!

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