Dieci anni di Cucine Popolari, condividere la tavola nel segno della solidarietà

Immaginate da Roberto Morgantini e dalla moglie Elvira, col passare del tempo sono diventate un vero e proprio riferimento di umanità in una città non più sazia e un tantino disperata. Al centro sempre il desiderio di comunità e il valore sociale del mangiare, testimoniato anche dalla recente introduzione del “diritto al cibo” nello Statuto comunale

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Tanti sono i problemi che rendono complicata, anche a Bologna, la vita quotidiana. Su vari piani predomina incertezza. Di sicuro, la vita quotidiana è molto costosa, non solo per “gli ultimi” come si suol dire, ma anche per fasce di lavoratori e lavoratrici occupati e per fasce di ceto medio.

Le Cucine Popolari, nate ormai tanti anni fa da un’idea di Roberto Morgantini, si apprestano a celebrare il loro decennale con il “vento in poppa”. Nate nel quartiere Navile quasi per caso, si sono sempre più insediate nel tessuto cittadino, offrendo una risposta valida a contrastare il crescente impoverimento di strati rilevanti della popolazione bolognese.

Roberto con sua moglie Elvira sono personalità di notevole spessore. Hanno saputo intercettare un bisogno di sinistra quando si affermò, come categoria politica, il “renzismo” e il Pd si spostò nettamente verso il centrodestra. Ma poi hanno saputo corrispondere a una domanda di comunità e di cibo sano e sostenibile. A un bisogno di stare assieme per contrastare quel male avvolgente che è la solitudine. Anche a Bologna non più sazia e un tantino disperata.

Le Cucine Popolari del quartiere Navile sono dunque un vero e proprio riferimento di umanità. E il cibo è peraltro un’acquisizione di civiltà, come ci può insegnare l’assessore Ara che, nello Statuto del Comune, ha introdotto appunto il “diritto al cibo”. Un’ulteriore dimostrazione di quanto infrastrutture di comunità come le Cucine Popolari siano importanti e vadano per questo celebrate.


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