Romy Grieco, l’addio alla vita di una storica cronista del “Carlino”

Formidabile fu il suo impegno in occasione della strage alla stazione. Alle 10.25 del 2 agosto ’80 udì la terribile esplosione dal suo appartamento di viale Masini. Fu tra i primi a raccogliere testimonianze di quei terribili momenti. Non è mancato il suo impegno nell’Ordine dei giornalisti: consigliera dal 1995 al ‘98, tesoriera, segretaria nel triennio successivo. Ci mancheranno la sua umanità e quella sua frase di ogni fine giornata: «Posso ancora essere utile in qualche cosa?»

di Mauro Bassini, giornalista


Che si chiamasse Colomba Centofanti non lo sapeva quasi nessuno. Per tutti, per i colleghi e soprattutto per i lettori del “Carlino”, lei era Romy Grieco. Romy era il suo soprannome da una vita. Grieco era il cognome del marito, un generale sorridente e gentile che tanti giornalisti conoscevano bene, perché per anni guidò l’ufficio stampa e informazione del comando militare di Bologna. A 88 anni Romy Grieco se n’è andata. Lo abbiamo appreso da un necrologio della nipote Teresa e della famiglia, naturalmente sul quotidiano in cui lavorò.

Triestina di nascita, Romy fu per anni una colonna di una formidabile formazione della cronaca bolognese del Carlino. C’erano firme esperte e celebri come Gianni Leoni e Roberto Canditi. C’erano talenti giovani e brillanti come Luca Savonuzzi, Lorenzo Bianchi, e poi anche Andrea Franchini. Romy era una sorella maggiore grintosa e sensibile, una bomba di energia e di passione professionale, sempre pronta a dare una mano o a dire la parola giusta a un collega che vedeva in difficoltà. L’amore per i figli che non ha mai avuto lo dedicò al marito e alla professione.

Non era mai stanca, la Romy. Non le pesavano i due o tre articoli che scriveva ogni giorno. Cronaca bianca, problemi del traffico e del commercio, tanto altro. Non amava le dotte citazioni o la scrittura letteraria. Il suo era un giornalismo concreto, efficacemente semplice e artigianale, che preferiva i numeri agli aggettivi e che non si tirava indietro di fronte a qualsiasi difficoltà. Non le pesava se, alle otto di sera, l’arrivo di una notizia ci costringeva a rifare daccapo il giornale. Qualche suo collega aveva già salutato la compagnia e se n’era andato a cena. Lei era sempre fra gli ultimi a uscire, anche quando aveva finito i compiti. «Posso fare qualcosa? Passare un pezzo, fare un titolo?». 

Gli anni Settanta e poi gli Ottanta furono le sue stagioni più intense. Era giornalista professionista dal 1975. Il capocronista, Paolo Francia, non amava avere troppe donne in ufficio, le considerava presenze rischiose, difficili da gestire. Ma per la Romy faceva un’eccezione, perché lei era meglio di tanti uomini, non creava problemi, li risolveva. Ed era anche, come si dice oggi parlando di calcio, l’anima dello spogliatoio. Faceva squadra, teneva unito il gruppo. Ogni tanto chiamava noi cronisti a casa sua per una serata di chiacchiere e per un piatto di pasta e fagioli.

Le ‘fagiolate’ della Romy (animate dalle goliardate di Leoni e di Lamberto Sapori, un fuoriclasse del cabaret dirottato sul giornalismo) sono rimaste nella nostra memoria collettiva. Indimenticabili. A ogni cambio di capocronista la ‘fagiolata’ divenne un rito. E poi la Romy era triestina. Lo si poteva perfino intuire dal carattere. Un nostro collega, ex direttore del Piccolo, raccontava che Trieste è l’ultimo baluardo italiano del matriarcato. E aggiungeva che era impossibile trasferire un giornalista da una sede all’altra, o da un ufficio a un altro, senza avere il nullaosta preventivo della moglie.

Formidabile fu l’impegno della Romy in occasione della strage alla stazione. Alle 10,25 del 2 agosto non era ancora uscita di casa. Udì la terribile esplosione dal suo appartamento di viale Masini. Fu tra i primi giornalisti a raccogliere testimonianze nel caos di quei terribili momenti. Si appassionò alle vicende di alcuni feriti. Li seguì per mesi, non solo per raccontarne qualcosa sul giornale.

Grintosa e generosa, la Romy. Anche in anni più recenti. Non è mancato il suo impegno anche nell’Ordine dei giornalisti. È stata consigliera dal 1995 al 1998, tesoriera e poi segretaria nel triennio successivo. A Bologna, che Romy amava come pochi altri luoghi al mondo, dedicò una guida artistica illustrata, scritta perfettamente nel suo stile concreto e appassionato. Ci mancheranno la sua umanità e la sua generosità. E quella sua frase che ascoltavamo ogni giorno: «Posso ancora essere utile in qualche cosa?».


2 pensieri riguardo “Romy Grieco, l’addio alla vita di una storica cronista del “Carlino”

  1. bellissimo ricordo una amica in anni lontani quando sono stato Consigliere Comunale dal 1995 al 2004 lei spesso seguiva la nostra attività con garbo, discrezione e grandissima professionalità. Ciao Romy che la terra ti sia lieve R.I.P:

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