Le invasioni barbariche

Il caso di Omar Mamdouh, imam della moschea Iqraa di Corticella finito nel tritacarne del marketing politico per alcuni controversi video su TikTok, è l’ennesima dimostrazione di come anche da noi si sia imposta la pratica di tagliare la complessità con l’accetta invece di cercare dialogo e comprensione reciproca. Un imbarbarimento della vita pubblica che non fa bene a nessuno

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


«Chissà cosa ne penserebbe Spinoza…». È una domanda che mi ha accompagnato spesso, negli ultimi anni, e alla quale di volta in volta mi diverto a dare una risposta diversa e non per forza coerente. La prima, ricordo, fu durante il Rivolta Pride del 2021, quando seguendo il corteo mi capitò di osservare un gruppetto di giovani donne con l’hijab che sventolavano felici delle bandiere arcobaleno.

La conclusione facile che trassi allora insieme ai miei accompagnatori, e che la mia fantasia sfrenata fece trarre anche al vecchio Baruch, fu che l’immagine cui il destino ci aveva messo dinnanzi non era altro che la logica risultante di un mondo, quello globalizzato e globalizzante di matrice occidentale, in cui tradizioni metafisiche e nuove istanze fisiche si sarebbero dovute inevitabilmente mettere in ascolto reciproco per trovare una soluzione comune.

Col senno di poi, non c’è dubbio, in quel caldo pomeriggio di luglio tanto io quanto i miei compagni peccammo di hegelismo un po’ troppo ottimistico. Del resto, sarebbe bastato ricordarsi dell’infelice biografia del filosofo olandese per tenere a mente che la ragione, anche quando si manifesta nella sua forma più pura ed esatta, è ben lungi dall’essere condivisa dai propri familiari, figurarsi dalla maggioranza degli esseri umani.

E quindi eccoci qui, soltanto quattro anni dopo, a constatare che sebbene il Deus sive Natura spinoziano mantenga ancora intatta tutta la sua potenza etica e profetica, il mondo risvegliatosi dal torpore post storicista ha ripreso a muoversi secondo criteri di identità chiusa e rigida appartenenza – alla faccia dei razionalisti e con somma soddisfazione dei loro avversari romantici, ovunque si trovino – lasciandoci tutti stupiti e con un quesito sul tavolo ben più interessante di quello che piace tanto al sottoscritto: che fare?

Per rispondere correttamente, a mio modesto avviso, il primo passaggio sarebbe paradossalmente quello di individuare con esattezza ciò che proprio non bisogna fare. Nel caso specifico, la rinuncia aprioristica a un qualunque confronto con le istanze reazionarie di cui sopra o addirittura la loro cancellazione. Purtroppo è quanto capita spesso e volentieri anche da noi: ultimo a farne le spese, tra domenica e lunedì scorsi, un giovane imam di Corticella col suo canale TikTok da 20mila follower (qui), il quale avrebbe detto, tra le altre, che per un musulmano fare gli auguri di Natale è pressoché equivalente alla bestemmia – tautologico per i salafiti, ma ad esempio lecito per la Dār al-Iftā’ e l’Università al-Azhar del Cairo – e che «Nell’Islam non esiste una cosa che si chiama femminismo» – scorretto a parer di molti, ma se ne può discutere.

A scanso di equivoci, è forse utile specificare che non si tratta di stabilire se quelle idee siano giuste, sbagliate, coerenti o incoerenti con i valori costituzionali, come sostiene la destra locale. Innanzitutto perché molti dei concetti espressi sono purtroppo diffusissimi e trasversali a credo, etnia e appartenenza politica, e al pari dei loro opposti saranno promossi o bocciati dalla Storia (qui). In secondo luogo perché anche laddove questi dovessero effettivamente rappresentare atti lesivi di libertà e diritti altrui esiste un’istituzione, chiamata Magistratura, che persino quando destra e sinistra se ne dimenticano – e capita spesso – ha proprio il compito di individuare ed eventualmente sanzionare comportamenti non coerenti con la nostra legislazione. Perciò lasciamola lavorare, abbandonando la tentazione di attribuire subito patenti…

Ciò detto, l’assist sul “che fare” – almeno come primo atto – me l’ha involontariamente offerto una ragazza che passeggiando lungo il Pratello, domenica mattina, assicurava al suo accompagnatore di aver studiato e approfondito «la differenza tra sunnismo e sciismo». Certo, a costo di essere insultato, avrei potuto chiederle cosa ne pensava del kharigismo, la terza principale e pressoché sconosciuta variante dell’Islam. Ma ho preferito godermi la riprova che c’è ancora qualcuno, in questa città, che rifiuta il surfing conoscitivo denunciato da Baricco nei suoi “Barbari” e si mette in posizione d’ascolto e di analisi, anche solo per qualche istante.

L’ambizione massima di una città che si autoproclama Dotta, in effetti, dovrebbe essere che tutti i suoi abitanti avessero lo stesso desiderio di conoscenza. Per assecondarlo, sfortunatamente, non c’è altra via che dedicargli un po’ di tempo e fatica. Perché così come non si può parlare coscientemente del femminismo della terza e quarta ondata senza aver letto una virgola di Judith Butler o bell hooks, non si possono nemmeno criticare religioni millenarie seguite da miliardi di persone senza aver aperto una volta Il Corano tradotto per Utet da Gabriele Mandel o la Bibbia delle Edizioni dehoniane. Per non parlare di un Franco Cardini o un Pietrangelo Buttafuoco, che hanno scritto pagine meravigliose sul tema, assolutamente potabili anche per i più inguaribili nostalgici dell’Msi.

Diversamente, in entrambi i casi la logica conseguenza sarebbe una sequela di luoghi comuni e di contrapposizioni più o meno sterili e violente. Con buona pace di Spinoza e del dubbio, che è il principio di ogni vera conoscenza.

In fondo, il bello di imparare è che non si finisce mai di stupirsi, abituandosi a convivere con la complessità. Sai mai che studiando, prima o poi, natura e divinità non finiscano davvero per coincidere.


2 pensieri riguardo “Le invasioni barbariche

  1. “un gruppetto di giovani donne con l’hijab che sventolavano felici delle bandiere arcobaleno”….sicuro che sapessero veramente cosa stava succedendo e non scambiassero le bandiere del pride per le bandiere della pace…altrettanto colorate?

  2. Aggiungo – mi permetto – che qualsiasi Religione è ovviamente un grande fenomeno culturale ed antropologico. Leggere il Corano – stiamo parlando di quello – può effettivamente essere interessante per avere elementi di comprensione di una certa “cultura”… Ma il tempo è tiranno. Non è possibile leggere tutto quello che magari sarebbe degno di essere letto. Contesto invece – e Spinoza mi scuserà – che nei confronti delle religioni sia indispensabile esercitare il “dubbio”. Dio..gli Dei …per il sottoscritto sono costrutti astratti e trovo assolutamente deprimente che si pensi ancora che siano Entità presenti ed agenti. Lascio volentieri tutti gli Dei nei sepolcri che meritano.

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