Disabilità è visibilità: un dialogo con Claudio Imprudente

Il valore del corpo, la scuola inclusiva, il ricordo del pedagogista e amico Andrea Canevaro, nostro maestro comune. E poi i riferimenti all’attualità legislativa: la nuova definizione di disabilità dell’Oms e i limiti della recente legge italiana, ancora troppo fragile nei finanziamenti e nell’attuazione. Ma soprattutto uno scambio d’opinioni sincero con una voce lucida, un testimone che ha saputo trasformare la disabilità in spazio di confronto

di Fulvio De Nigris, presidente fondazione Gli amici Luca Casa dei Risvegli Luca De Nigris ets


Martedì sera, nel giardino della biblioteca comunale di San Giorgio di Piano, ho avuto il piacere e l’onore di dialogare con lo scrittore Claudio Imprudente. Un incontro pubblico, gratuito e partecipato, moderato con grande sensibilità da Francesca Campomori – docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia e consigliera comunale – incentrato su un tema che ci accomuna da oltre trent’anni: la disabilità, tra quotidianità e attualità.

Il punto di partenza è stato il suo ultimo libro, Scritti Imprudenti (La Meridiana, 2024), una raccolta di articoli pubblicati negli anni sul Messaggero di Sant’Antonio, dove Claudio affronta con profondità e ironia argomenti complessi come il corpo, l’inclusione, la rappresentazione nei media. La prefazione di Federico Taddia – letta magistralmente da Campomori – esorta il lettore a «non fidarsi di Claudio perché è un uomo delle meraviglie». E non posso che essere d’accordo. Claudio sa meravigliare e meravigliarsi, trasformando la sua voce in un punto di riferimento per chi, come me, crede in una società più consapevole e giusta.

Con Claudio ci conosciamo da tanto tempo. Abbiamo condiviso sogni, idee, progetti. Uno di questi fu Casa Imprudente, una sitcom ante litteram progettata con una televisione locale. L’avevamo pensata con il giornalista e amico Mauro Sarti ma non si realizzò mai: la paura del rifiuto da parte del pubblico, e l’assenza di sponsor, ci fecero desistere. Ma come ha detto Claudio: «Ci divertimmo moltissimo solo a immaginarla».

Nel corso dell’incontro, Claudio ha raccontato con la sua consueta lucidità – e una dose di ironia disarmante – episodi della sua infanzia. Da quando veniva definito “un geranio”, immobile e decorativo, alla determinazione dei suoi genitori, che lo accompagnarono a Roma per vedere il Papa da bambino («avrei voluto che mi issassero con la carrozzina sulla sedia gestatoria») . «Quando cadevo – ha raccontato – mia madre mi diceva che si era fatto male il pavimento». Una frase che dice tutto sull’amore e sulla normalità straordinaria nella quale è cresciuto.

Abbiamo parlato del valore del corpo, della scuola inclusiva, del ricordo del pedagogista e amico Andrea Canevaro, nostro maestro comune. Andrea ha ispirato anche il progetto pedagogico della Casa dei Risvegli Luca De Nigris, dove la cura non sottrae la persona alla famiglia, ma la include, come in una casa pur essendo in un ospedale.

Non sono mancati riferimenti all’attualità legislativa: la nuova definizione di disabilità dell’Oms, vista non come deficit ma come interazione con l’ambiente, e i limiti della recente legge italiana, ancora troppo fragile nei finanziamenti e nell’attuazione. «Con Fulvio – ha detto Claudio – ripercorriamo la storia della disabilità in Italia: pregiudizi, corpi, emozioni, mass media. La disabilità non è un oggetto di cura, ma un soggetto di cultura».

Tra gli aneddoti raccontati, anche un episodio simbolico: Claudio in giardino, nella comunità Maranà-tha dove vive, viene ignorato da un postino che lo vede, lo guarda, si guardano e grida:«C’è nessuno?!». Un episodio che dice tanto. O forse tutto. Perché le persone con disabilità, anche oggi, rischiano ancora di essere invisibili.

Claudio Imprudente in definitiva è ancora una voce lucida, un testimone che ha saputo trasformare la disabilità in spazio di confronto. La sua comunicazione è estremamente diretta e veloce, grazie anche a Ilaria che interpreta in maniera rapida e sicura le lettere sulla lavagnetta trasparente. Rimane una bandiera per una società più giusta. Un obiettivo da perseguire con determinazione, come dice la sua stessa dedica al libro che mi ha regalato: «Ricorda sempre che la battaglia va vinta».


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