Per una politica del dialogo: la Rete di Trieste fa tappa a Bologna

Alla conferenza stampa di venerdì scorso a Palazzo d’Accursio tante associazioni del territorio e amministratori di estrazione politica diversa. Nessuno slogan, nessuna ideologia, un senso critico costruttivo, per riportare le Istituzioni che oggi sembrano lontane e autoreferenziali un po’ più vicine e realmente partecipate

di Cristina Ceretti, consigliera comunale Pd


Venerdì a Palazzo d’Accursio è stata presentata alla stampa la Rete di Trieste degli amministratori della Città metropolitana di Bologna, dando il via a tante altre conferenze stampa per l’Italia che, nelle prossime settimane, coinvolgeranno più di un migliaio fra amministratrici e amministratori di cento Comuni.

Ho già avuto modo di parlare della Rete di Trieste sulle pagine di Cantere Bologna in varie occasioni (qui), da quando un anno fa, a seguito della Settimana Sociale dei cattolici che si è svolta a Trieste, è partito questo progetto.

Si tratta di un luogo dove politica e innovazione sociale si incontrano, si ascoltano, dialogano e provano a dare risposte a problemi sempre più complessi che riguardano la qualità della vita delle persone. Qualunque amministratore ne può far parte, ma deve rinunciare a urlare e a personalizzare il lavoro collettivo della rete.

Qui si cerca di percorrere, rispetto alla politica di questo tempo, una strada inedita fatta di confronti fra voci diverse, provenienze politiche differenti, punti di vista lontani. Il metodo è quello dell’ascolto, dell’attenzione, della rinuncia alla polarizzazione a tutti i costi e alla “voce grossa”.

La rete fra amministratori di estrazione politica diversa, liste civiche, partiti, intende non arrendersi al cinismo della politica che fa prevalere l’interesse di pochi a scapito dell’interesse collettivo, alla superficialità della comunicazione che è sempre più propaganda e poca sostanza, ai processi decisionali fintamente partecipativi. Ci si confronta e si prende il tempo necessario per immaginare percorsi innovativi di welfare perché la complessità richiede tempo, pensiero nuovo e pragmatismo solidale.

Nessuno slogan, nessuna ideologia, un senso critico costruttivo, per riportare le Istituzioni che oggi sembrano lontane e autoreferenziali un po’ più vicine e realmente partecipate. Per costruire speranza di fronte al disorientamento di tante donne e uomini che in questo inizio di millennio sembrano aver perso il gusto di vivere in comunità, ma ne ricercano il senso.

Alla conferenza stampa erano presenti tante associazioni del nostro territorio e questo è stato il segnale più bello per noi al tavolo dei relatori. Grazie a monsignor Stefano Ottani, vicario della Diocesi di Bologna, che ha preso la parola ricordandoci che nell’ultima nota pastorale c’è un richiamo al rinnovato impegno politico dei laici e ci ha informato che a settembre la Diocesi incontrerà i sindaci della città metropolitana, proprio in questo spirito di attenzione verso il lavoro prezioso degli amministratori locali.

Al tavolo insieme a me erano presenti amministratori di provenienze partitiche e liste civiche differenti: Gian Marco De Biase e Filippo Diaco consiglieri comunali di Bologna, Valentina Castaldini e Marco Mastacchi consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna, Lucia Chiodini assessora a San Lazzaro di Savena, Alice Sartori consigliera comunale di Budrio, Mario Vanelli assessore a Casalecchio di Reno, Alessandro Santoni sindaco di San Benedetto Val di Sambro. Ci è venuta a trovare inoltre l’europarlamentare Elisabetta Gualmini che ringraziamo per il gradito gesto di attenzione.


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