Lepore e la linea sottile tra comunicazione e piacionismo

«Percepito il rischio di un clamoroso calo di consensi – se non di una defenestrazione a fine mandato – si è tuffato in una massiccia operazione di “over-comunicazione”, una sorta di “giannimorandismo”. È ovunque. Declama ogni attività della Giunta come grande successo. Penso che con la super-esposizione il sindaco si stia snaturando, varcando la soglia che separa una comunicazione efficace del proprio operato da una propaganda fasulla e a tratti irridente dell’intelligenza dei suoi cittadini»

di Mario Bovina, avvocato


È notizia di qualche giorno fa il consistente calo del consenso del sindaco di Bologna. Meno 8,4% rispetto al 2021 (anno dell’elezione).
Un calo che, comunque, conserva al “primo cittadino” un consenso maggioritario del 53,5% e che, tuttavia, non sembra rappresentativo del continuo mugugno nei confronti del suo operato e del ribollire di scontento e ostilità, che si concretizzano – per ciò che è percepibile con le antenne dell’uomo della strada, anche tramite i social media – in bellicosi propositi di non riconferma alle prossime elezioni.

Il sindaco ha azzardato, e tuttora azzarda, moltissimo, spinto da un inestricabile mix di coraggio, incoscienza e, forse, presunzione.
Ha avviato i lavori per la costruzione di ben due linee di tram che hanno sconvolto la viabilità cittadina e i servizi di trasporto pubblico. Ha varato “Città 30”, accanendosi sulla pazienza degli automobilisti con una miriade di micromisure che rendono la circolazione un vero supplizio. Ha ingaggiato una lotta furiosa e perdente con i comitati di San Donato che difendevano gli alberi condannati all’abbattimento dalla ricostruzione delle scuole Besta. Ha cercato di incolpare i cittadini delle conseguenze delle alluvioni. Si è accanito contro Villa Paradiso, centro culturale e sociale promotore di idee in controtendenza. Ha pasticciato alla grande, esponendo dalle finestre del palazzo comunale troppe bandiere. E si potrebbe proseguire a lungo. Fatta la faticosissima scelta del tram (che condivido) molte delle altre iniziative si potevano facilmente evitare.

Percepito il rischio di un clamoroso calo di consensi – se non di una clamorosa defenestrazione a fine mandato – il sindaco si è quindi tuffato anima e corpo in una massiccia operazione di comunicazione, si potrebbe dire di “over-comunicazione”.

È ovunque. Cavalca, con un’enfasi che appare poco genuina, tutti i successi sportivi di atleti o squadre della città. Dispensa a pioggia onorificenze: nettuni e archiginnasi d’oro e turrite d’argento. Si immola, anche fisicamente, sui social in un profluvio di video, foto ed esternazioni le più varie, in una sorta di incongruo, per lui, “giannimorandismo”. Propaganda ogni minima attività della sua Giunta come grande successo e\o opportunità: gli inutili lavori nella irredimibile Piazza Michiewicz come opportunità per la socializzazione, la tristissima giostrina in piazza XX settembre come iniziativa anti-degrado; la ricementificazione di alcune ex aree industriali come permeabilizzazione del suolo, fino all’ultima, surreale idea di spacciare poveri alberini appoggiati in vaso nelle piazze arroventate come oasi di sollievo contro la calura.

Penso, ma è un’opinione tutta mia, che con questa super-esposizione il sindaco si stia snaturando e stia varcando la linea sottile che separa una comunicazione efficace del proprio operato da una propaganda fasulla e a tratti irridente dell’intelligenza dei suoi cittadini.

Il contesto nazionale è di evidente regresso e, in esso, anche Bologna ha tanti problemi. Diseguaglianze sociali, rilevanti infiltrazioni della criminalità organizzata, azione delle bande giovanili, dissesto idrogeologico, devastazione dei percorsi sociali e grandi cambiamenti conseguenti all’ondata turistica, integrazione dei migranti, insostenibilità economica dei servizi ai cittadini, prospettive non rosee per molte industrie storiche e molto altro.

Penso che il sindaco trarrebbe maggior profitto abbandonando la via del piacionismo (piacioni si nasce, non si diventa) e imboccando la via di un serio realismo, trattando i cittadini da persone intelligenti e quindi senza nascondere i problemi sotto al tappeto, ma denunciandoli e affrontandoli in modo diretto, senza paura di manifestare anche le proprie debolezze e le oggettive impossibilità di azione. Alla fine risulterebbe più autentico e, credo, anche più umano, che nella attuale veste di piazzista di se stesso.


13 pensieri riguardo “Lepore e la linea sottile tra comunicazione e piacionismo

  1. Grazie! Un’ottima sintesi di quello che in molti pensano ma che nessuno, soprattutto a sinistra, ha il coraggio dire.

  2. Se esiste un 53 per cento di consensi in un momento di grande cambiamento e di disagio come questo…ci sarà un perché. Chi come il sottoscritto ha dato il proprio consenso all attuale giunta sull onda di un programma di opere e cambiamento della città…sa sopportare il disagio e non muta la propria visione sull onda della critica e del mugugno che a volte è sano e spontaneo….ed altre volte è cavalcato e pilotato. Bologna non ha in piedi solo il progetto del tram, se si alza lo sguardo si può notare che ci sono in via di realizzazione parecchie altre strutture ( la nuova struttura al posto del mercato di san donato , la nuova sede del quartiere Savena….e ne potrei citare altre) . A quel 53 per cento forse non interessa come comunica il sindaco…lo trova un aspetto secondario; l importanza vera è portare a termine le opere in via di realizzazione e riconsegnare al più presto una città più moderna dotata di un mezzo di trasporto pubblico più veloce perché viaggiante in sede protetta e di altre infrastrutture necessarie. Che un sindaco comunichi per autocompiacimento o per informare sono aspetti molto marginali….ma non mi stupisco se ci sofferma su questo….d altronde nell epoca di un mondo che impazza applicando dazi assurdo….c è chi fa polemica sui vasi degli alberelli!!!

    1. Bè…alla fine però quello che conta sono…i voti dei cittadini alle prossime elezioni. E quanto dice l’Avvocato Bovina può forse essere un po’ eccessivo ma fondamentalmente centrato. Nei bar, nei posti di lavoro, ovunque la gente si lamenta, in particolare modo della difficilissima, direi quasi brutale, certamente incresciosa situazione del traffico/cantieri. Troppo. Troppo. Troppo. Su tutto questo e “di più” la martellante campagna di denigrazione del Resto del Carlino, triste foglio della Destra cittadina…(meglio forse scrivere destra, e non Destra: non meritano la D maiuscola). A questo punto però non è solo un problema di Lepore. È un problema di tutti noi democratici (anzi Democratici, con la D maiuscola). Corriamo il rischio di perdere Bologna…per “troppo fare”…che si rivela forse divenire sempre più forte un troppo “azzardare”. Ha ragione l’Avvocato Bovina.

  3. Io penso che si debba fare una analisi di quel 47 % che definirei ‘spontaneo’ vista la totale assenza e l’incapacità reale di una opposizione politicamente incapace e inesistente. Se mai sorgesse una opposizione mediamente capace di rappresentare lo scontento o una alternativa di visione presente nella società cittadina il sorpasso sarebbe probabile.

  4. Bell’articolo ma non si può chiedere a un melo di diventare una pesca …. e lepore ha la testa di un melo insieme a colombo che è l’altra mela MARCIA

  5. Caro Mario, finché ci sarà questa vasta aggregazione il sindaco verrà confermato senza troppi problemi. Forse aumenterà l’area di astensione, ma non cambierà il risultato elettorale.

    Non da oggi considero un errore l’avere privato Bologna di una alternativa di sinistra stringendo patti con il Pd e scegliendo di svolgere un ruolo all’interno di un contesto che consente qualche abbellimento senza alterare la sostanza. Un errore in parte politico, soprattutto culturale.

    E nella città che si muove dal basso, comprensibilmente, c’è poco o nessun interesse a costruire un’alternativa elettorale.

  6. Non condivido il giudizio dell’Articolista , M.B. Mi pare superficiale e ingeneroso. lepore ha operato scelte di strategie , con una visione lunga: sottolineo la citta dei 30 all’ora e del tram , la città degli alberi, pagandone anche qualche prezzo in termini di popolarità. Per quanto riguarda la sovraesposizione comunicativa che non vedo, va comunque rilevato che l’azione di governo , anche locale, ha bisogno di essere continuamente comunicato per poterla fare entrare nel discorso pubblico . L’accusa di piacioneria mi pare del tutto gratuita non corrisponde all’uomo. Ad esempio , Bersani è spesso presente nei talk show serali ma non perchè fa il piacione, anzi, perchè dice cose interessanti e soprattutto si fa capire.

  7. purtroppo l’articolo ha un grande fondo di verità che ovviamente a sinistra non viene colto tanto sono sicuri di rivincere a maggio/giugno 2027 come erano sicuri di vincere a giugno 1999 e invece non fu così, il tema è che il cdx non ha nessuna intenzione di scalzare il PD dal governo della città, un altro Giorgio Guazzaloca non è neppure all’orizzonte, troppi interessi economici legano anche il cdx a chi governa da 80 anni la città, a proposito Marco Brini il tram viaggia in sede protetta in piccola parte del percorso, purtroppo. L’opposizione è inesistente e si attacca agli alberelli o ad altre quisquilie per attaccare il Sindaco, non hanno capito nulla. La teoria del PCI/PDS/DS/PD sempre gli stessi che tanto a Bologna si vince comunque per ora dovrebbe reggere

  8. Credo che quella che fino a pochi mesi fa era una semplificazione, cioè o sei di destra o sei di sinistra, oggi sia la necessità. Esiste solo una scelta e si è o di qua o di là. Non è per nostra volontà, cioè per volontà di chi si sente democratico o di sinistra, ma per prepotente volontà degli altri. Trump e tutte le destre hanno violentemente tranciato tutte le conquiste politiche e civili di questi ultimi sessant’anni (direi duecentocinquanta, perché è l’Illuminismo che stanno mettendo in discussione). Prescindiamo dalla politica e andiamo alla vita, al concreto: il cambiamento climatico, i disastri che sono avvenuti e avvengono, i dati scientifici che lo comprovano, i costi economici che stiamo pagando, tutto questo è negato. La scienza non sarebbe né di destra né di sinistra, ma costoro l’hanno definita di sinistra. Hanno disatteso i dati delle Conferenze di Rio e successive; hanno spostato a data da definire le politiche green europee (e ovviamente americane), hanno posto a capo dei ministeri della sanità no vax e negazionisti, cancellando l’enorme conquista – prima nella storia – che ci ha permesso di sconfiggere una pandemia nel giro di poco più di un anno. Ora se nel piccolo della nostra comunità abbiamo un sindaco che mette da parte la propria rieleggibilità in favore di un’operazione di ristrutturazione epocale che va nella direzione del green deal, perché noi di sinistra continuiamo a guardare la pagliuzza e non la trave che la destra sta preparandoci alle spalle? Nessuno di noi, io per primo che vivo in centro, è contento del disagio dei cantieri. Ma avreste voluto altri sindaci che non facevano e non falllavano? Come afferma Grandi, è davvero sensazionale che un sindaco che ha portato tanto disagio – soprattutto ai soliti bottegai che da sempre valutano solo il loro particulare e sono la vera reazione della città – abbia più del 50% dei consensi. E questo dimostra che c’è ancora una larga parte della cittadinanza che è disposta al sacrificio di oggi per il miglioramento dello standard di vita di domani. Preferite una politica che annulli i trenta, deridete gli alberi in piazza, fate dell’ironia sulle rotaie del tram: non avete che da mettere le vostre penne al servizio del “Carlino” e di “Retesette” e arruolarvi nella destra trumpiana, meloniana, salviniana. Non c’è via di mezzo: la natura sta dimostrando con i 40 gradi a giugno, con le alluvioni, con la temperatura del Mediterraneo che le cose stanno così. E se vogliamo risolverle dobbiamo sforzarci di cambiare, cambiare modo di vita, cambiare le nostre città, non avere più le auto nei centri urbani (ripeto, sto dentro Porta San Mamolo e vivo quello che dico), usare le biciclette, porre continui intervalli di verde fra abitazione e abitazione e così via. Tutto questo non sarebbe di sinistra, ma per volontà della destra conservatrice e reazionaria, lo è diventato. Chi non compie questa scelta – difficile, sicuramente scomoda – non ha che da accomodarsi dall’altra parte.

  9. Perché non riservare le eventuali critiche per argomenti o problemi più seri? Trovo che l’articolo sia la solita critica per qualsiasi cosa il sindaco faccia. Troppe critiche si annullano tra di loro e resta solo un insopportabile livore.
    Piero Dall’Occa

  10. Sì, le sento anch’io le critiche a
    mezza voce che si sentono facilmente in coda nei negozi o ai semafori. Ma sono commenti fisiologici. A meno che non si si tratti di ‘revanscisti’ biliosi, la gran parte dei bolognesi, anzi, degli Emiliano-romagnoli, ha capito che ogni volta che si è trattato di rivendicare la dignità del nostro popolo, offeso nella sua storia e nei suoi lutti, il nostro sindaco ha trovato il tono e le parole giuste per rimandare le offese al mandante.

  11. Personalmente trovo allucinante che esistano persone che ancora non colgono il palese senso dell’operazione di green washing e gentrificazione che questa giunta sta portando avanti. Forse abitare in centro impedisce a molti di questi di ricordarsi che lo stesso sindaco issato a paladino della difesa del verde e che ci condurrà verso un futuro radioso fatto di giradinetti in piazza Roosvelt, canali “stombati” in via Riva Reno e tante altre belle operazioni accalappia turisti, è lo stesso amministratore che alle Besta voleva abbattere gli alberi di uno dei pochi parchi del quartiere San Donato-San Vitale e che vorrebbe ampliare il passante dell’autostrada rendendola essenzialmente un tutt’uno con le case di San Donnino e di Borgo Panigale. Ora se le persone non avessero la cocciutaggine ottusa di pendere dalle labbra del sindaco forse coglierebbero il senso vero di un operazione come quella degli alberi in Piazza Maggiore: tentare di far scordare tutte quelle operazioni che vengono fatte proprio in senso diametralmente opposto alla tutela dell’ambiente e che guarda caso sono più redditizie da un punto di vista di finanziamenti per far lavorare gli amici delle cooperative del cemento. Sorvolando poi sui costi spropositati di questa marchetta. Penso che se essere di sinistra vuol dire oggi peggiorare la vita dei cittadini che vivono nei quartieri più popolari, speculare con operazioni miliardarie di sventramento della città e come contentino mettere quattro alberi in Piazza Maggiore ad uso di turisti e dei sempre più quattro gatti più che benestanti ex settantasettini pentiti che abitano dentro le mura, allora si capisce perché il vero vincitore alle elezioni è il partito dell’astensione. E non si dica che allora si fa il gioco della destra (a livello bolognese impalpabile e oggettivamente priva di idee diverse dal far polemica). Non è così. Continuare a seguire modelli blariani, renziani di sinistra riformista e neo liberista che si fa bella nella difesa dell’ambiente e dei diritti civili ma mina lo stato sociale alla sua base, non servirà ad altro che destabilizzare ulteriormente le fasce più deboli della popolazione e a spingerle o all’insofferenza dell’astensionismo, o al rancore del voto alla destra. Ma questo forse da parte di chi abita dentro le mura è troppo difficile comprenderlo.

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