Risonanze in Pinacoteca

La Pinacoteca Nazionale di Bologna e il MAMbo consolidano il loro legame grazie alla nuova mostra inaugurata lo scorso 27 giugno nel Salone degli Incamminati in via Belle Arti

di Sara Cosimini, storica dell’Arte


Il percorso espositivo, a cura di Giulia Adami e Valerio Mezzolani, nasce da un’idea condivisa dai direttori delle due istituzioni bolognesi, Costantino D’Orazio e Lorenzo Balbi, che hanno deciso di generare un sorprendente dialogo tra passato e presente. La mostra sarà visitabile fino al 14 settembre 2025, offrendo un’ottima occasione per lasciarsi sorprendere da nuove e inaspettate suggestioni.

Sono 16 gli artisti e le artiste chiamati a confrontarsi per l’occasione con una serie di opere  provenienti dai depositi della Pinacoteca. Un nucleo che, seppur di rilievo, non può essere esposto in maniera permanente nelle sale aperte al pubblico per ragioni logistiche. Il Giardino delle Risonanze – questo il titolo della mostra – intende mettere in relazione l’antico e il contemporaneo, dando vita a un percorso che non è solo visivo, ma anche interiore.

Il Giardino delle Risonanze (I). Credits: Sara Cosimini

Il titolo evoca una dimensione ultraterrena, un Eden primordiale dove le differenze si annullano e le distanze si accorciano. In questa sorta di universo parallelo, l’umanità vive in connessione con la natura, rispettandone le peculiarità, come è stato prima dell’avvento di tutti quei processi industriali che, progressivamente, hanno contribuito, loro malgrado, a scavare una ferita profonda che fatica a rimarginarsi. In questo giardino ideale, la cultura crea ponti simbolici tra universi che non potrebbero mai incontrarsi; perché, come ci suggerisce l’etimologia stessa della parola “coltivare” (dal latino colere), occuparsi di cultura significa anche prendersi cura del mondo che ci circonda, imparando a vedere realmente la bellezza.

Il Giardino delle Risonanze (V). Credits: Sara Cosimini

Gli echi e i fasti del passato risuonano in quello che è stato, in un tempo lontano, il Noviziato gesuita di Sant’Ignazio e che oggi ospita la Pinacoteca e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il contatto ideale tra questi due universi – solo in apparenza agli antipodi – viene rappresentato dalla citazione in apertura al percorso di mostra di Se l’aria spira, un brano composto dal musicista ferrarese Girolamo Frescobaldi, che dialoga concettualmente con l’opera eterea di Anna Tappari. L’allestimento del duo Cuoghi Corsello riflette sulla tematica della condizione femminile, accostando l’iconico ritratto di Papa Clemente XIII con due opere che mirano a scardinare i principi di una società di stampo patriarcale.

Il Giardino delle Risonanze (III). Credits: Sara Cosimini

Nelle opere di Eva Marisaldi, Enrico Serotti e del collettivo Zapruder filmmakersgroup, il tema delle statue antiche viene riletto a partire da un busto in marmo di Alessandro Algardi e da un ritratto di Francis Bacon; ne emerge una riflessione su come, nel tempo, questa iconografia si sia trasformata, allontanandosi da una dimensione esclusivamente mistica per avvicinarsi ad una più umana. Il paesaggio come elemento non solo naturale ma anche psicologico e interiore, è il punto di partenza dal quale si sviluppa la sinergia tra le opere di Alessandra Dragoni, Arianna Zama, Riccardo Baruzzi e Emma Masut e quelle di Giuseppe de Nittis, Giorgio Morandi e Élisabeth Vigée Le Brun.

La frammentazione della memoria e la difficoltà della ricerca di un’identità sono il fulcro del dialogo tra Italo Zuffi, Fanny&Alexander, Zapruder filmmakersgroup e Luigi Serra, che accompagnano il visitatore nella zona più intima del giardino, quella dedicata alla riflessione esistenziale di memoria kafkiana. Paolo Chiasera si confronta con le avanguardie storiche del Novecento capitanate da Bruno Munari e Otto Dix, per sondare il concetto di superamento dei limiti, mentre nelle opere di Zimmerfrei e Alessandro Tiarini viene esaminato il tema contrario dei confini da rispettare, passando dal confronto tra Tommaso Silvestroni e Valentino Solmi, dal quale germina una riflessione profonda sulla meditazione nello spazio sacro.

Nella parte conclusiva dell’esposizione viene dato spazio alle forze ancestrali dell’amore e dell’istinto, con Emidio Clementi, Stefano Pilia, Federico Zamboni e Filippo Tappi, che instaurano uno scambio serrato con Guido Cagnacci, Pablo Picasso e Alberto Savinio. Negli spazi del MAMbo, le risonanze si materializzano nell’incontro tra I funerali di Togliatti, l’iconica opera di Renato Guttuso, e due tele ottocentesche di Antonio Muzzi ed Enrico Romolo. La mostra procede per accostamenti concettuali tra opere profondamente diverse ma accomunate da un intento comune: la necessità di comunicare. Questa forza è talmente ancestrale da prescindere spazio, ricettori e temporalità. Gradualmente, il giardino metamorfico si svela a chi si pone nella condizione di accoglierlo, rivelando i beni preziosi custoditi all’interno dei suoi confini.

In copertina: Il Giardino delle Risonanze (VI). Credits: Sara Cosimini.


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