Pippo Baudo: Bologna lo omaggia, i grandi della terra si “inchinano”

L’ultimo gigante della nostra televisione se n’è andato davvero da protagonista. Nell’uscita di scena, è riuscito a “oscurare” persino l’incontro tra Trump e Putin in Alaska. E Bologna, con i suoi amici di sempre e con la promessa di un ricordo speciale alla “Strada del Jazz”, si è stretta intorno alla sua memoria: un inchino collettivo che unisce la città e l’Italia intera davanti al volto più amato della televisione

di Fulvio De Nigris, giornalista


Bologna lo ha omaggiato con affetto. Pippo Baudo amava questa città, dove ritrovava amici e atmosfere a lui care: era legato a Lucio Dalla, con Gianni Morandi condivideva un rapporto di amicizia e stima reciproca e anche Fio Zanotti lo ricorda con affetto. Non a caso Paolo Alberti, ideatore della “Strada del Jazz” e suo grande amico, ha già annunciato sulle pagine de “Il Resto del Carlino” che a settembre ci sarà un ricordo speciale dedicato a lui durante la rassegna che illumina il centro cittadino con le stelle della musica. Un segno che la città delle Due Torri non dimentica chi, pur essendo simbolo della televisione italiana, con Bologna ha saputo mantenere un legame autentico.

Ci sono eventi, come la morte di Pippo Baudo, che, per una sorta di misteriosa alchimia, finiscono con l’oscurarne altri. È il gioco del tempo, della comunicazione, della memoria collettiva. Accadde nel 1948, quando Gino Bartali vinse un Tour de France entrato nella leggenda. L’Italia, allora, era sul punto di precipitare nel baratro: poche ore prima Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista, era stato ferito in un attentato che aveva acceso la miccia della guerra civile. Eppure l’impresa sportiva del campione toscano, quella rimonta che infiammò i cuori, seppe catalizzare l’attenzione del Paese, restituendo orgoglio e un barlume di unità nazionale. Lo sport oscurò la politica, evitando forse il peggio.

Se il paragone vi risulta irriverente scusatemi. Ma si potrebbe dire che è successo di nuovo oggi, con la morte di Pippo Baudo. Sulle prime pagine dei giornali italiani, la sua fotografia a piena grandezza ha relegato in secondo piano persino l’incontro fra Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska. Un vertice geopolitico di grande rilievo, destinato a occupare le prime pagine, ma che la coincidenza con il Ferragosto e la mancata uscita dei quotidiani aveva già indebolito nella sua forza mediatica. Così l’Italia, il giorno dopo, ha scelto di guardare altrove: all’uomo che per oltre mezzo secolo ha incarnato il volto della televisione pubblica, una voce che ha attraversato generazioni, un simbolo di continuità in un Paese che cambiava vorticosamente.

Non è solo un fatto di costume. È una dinamica che conosciamo bene, anche nel piccolo delle nostre esperienze. Ricordo una “Giornata nazionale ed europea dei Risvegli” alla Casa dei risvegli Luca De Nigris di Bologna con il nostro testimonial Alessandro Bergonzoni, con autorità cittadine, giornalisti, televisioni: un successo organizzativo e comunicativo da manuale. Da portare come testimonianza perfino al Master in giornalismo dell’Alma Mater Studiorum diretto da Giampiero Moscato. Ma poi scoprimmo che la stampa era lì non tanto per noi, quanto per inseguire la notizia contingente, l’episodio del momento. Così va la comunicazione: il piccolo e il grande finiscono per intrecciarsi, confondersi, ridefinirsi l’un l’altro.

La morte di Baudo, dunque, non è stata solo un lutto nazionale. È diventata misura di un Paese che riconosce, forse più di quanto creda, la centralità di un uomo che seppe raccontarlo, intrattenerlo, educarlo alla modernità dello spettacolo. Baudo non era solo conduttore: era mediatore culturale, cerimoniere laico, talvolta persino pedagogo. I suoi programmi hanno accompagnato la costruzione dell’identità televisiva italiana, coniugando popolarità e rigore, leggerezza e solennità.

Per capire come sia stato percepito all’estero questo singolare intreccio fra cronaca e memoria, ci affidiamo alla voce dell’amico giornalista Ruggero Po, che da anni racconta l’Italia agli italiani nel mondo con “Ristretto Italiano”. Forse (dico “forse” per sostenere l’impianto di questo articolo) fuori dai nostri confini, la notizia principale resterà l’incontro fra Trump e Putin. Da noi no.

Eppure, al di là della grande storia, c’è sempre la curiosità minuta che si insinua: nonostante il prestigio, la carriera monumentale, i quasi novant’anni attraversati da protagonista, la prima domanda che la gente si pone è sempre la stessa: «Ma di che cosa è morto?».

Così Pippo Baudo, ultimo gigante della nostra televisione, se n’è andato davvero da protagonista. Persino nell’uscita di scena, è riuscito a “oscurare” i grandi della terra. E Bologna, con i suoi amici di sempre e con la promessa di un ricordo speciale alla “Strada del Jazz”, si è stretta intorno alla sua memoria: un inchino collettivo che unisce la città e l’Italia intera davanti al volto più amato della televisione.


Un pensiero riguardo “Pippo Baudo: Bologna lo omaggia, i grandi della terra si “inchinano”

  1. marisa salabelle – Pistoia – Sono nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vivo a Pistoia dal 1965. Mi sono laureata in Storia all’Università di Firenze e ho frequentato il triennio di Studi teologici presso il Seminario vescovile di Firenze. Dal 1978 al 2016 ho insegnato nella scuola italiana. Ho sempre amato leggere e ho praticato a fasi alterne la scrittura, compatibilmente con i miei impegni lavorativi e familiari. Non è stato facile trovare un editore per le mie opere… Nel 2015 ho pubblicato il mio romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme). Nel giugno 2019 ho pubblicato il mio secondo romanzo, L’ultimo dei Santi, presso l’editore Tarka. Entrambi i romanzi sono stati finalisti al Premio La Provincia in Giallo, rispettivamente nel 2016 e nel 2020. Nel settembre 2020 è uscito il romanzo storico-familiare Gli ingranaggi dei ricordi, presso l’editore Arkadia. Nel 2022 sono usciti il giallo appenninico Il ferro da calza (Tarka) e La scrittrice obesa (Arkadia) La scrittrice obesa è stata candidata al Premio Campiello nel 2023. Ho pubblicato articoli e racconti su numerose riviste online e antologie cartacee. Attualmente collaboro con la rivista online Masticadores Italia dove pubblico ogni venerdì una recensione o un racconto.
    marisa salabelle ha detto:

    Un po’ un’esagerazione questo omaggio prolungato a san Pippo!

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