«Ne esce un quadro di politici spesso disattenti, di tecnici privati un po’ ingordi e tecnici pubblici non troppo impegnati dai controlli. Destra e sinistra volevano il decreto Salva Milano in una sorta di resa alle ragioni del mercato: è eutanasia della politica. A Bologna storicamente le dimensioni dei problemi sono inferiori. Magari decenni orsono spariva qualche camion di ghiaia o si facevano pasticci nel rifinanziare una società, ma tutto finiva con qualche amnesia o magari in prescrizione»
di Gianluigi Magri, medico, già sottosegretario di Stato
Non me ne voglia l’architetto Carlo Santacroce (si legga il suo articolo qui) ma le recenti vicende di Milano e Bologna non riportano l’urbanistica al centro del dibattito politico, anzi sembrano paradossalmente ribadire come certe logiche rimangano fuori dal dibattito politico. Ne esce un quadro miserevole di politici spesso disattenti e di tecnici privati un po’ ingordi e tecnici pubblici non troppo impegnati dai controlli. La vicenda di Milano affossa la politica laddove destra e sinistra volevano il decreto “Salva Milano” in una sorta di resa alle ragioni del mercato. Questo non è dibattito bensì eutanasia della politica, creando motivazioni all’esistenza di quella che ritengo un’autentica sciagura, scarsamente politica, rappresentata dal Movimento 5 stelle.
Le intercettazioni di Milano danno l’idea di un clima inquinato dove alcuni politici non brillano per schiena diritta, certi imprenditori non sembrano molto rispettosi delle istituzioni e certi tecnici brillano per bulimia. Il dato più lampante è offerto dalle coincidenze dove certi imprenditori e certi tecnici fanno la parte del leone. Addirittura operazioni non permesse a certi tecnici sarebbero permesse ad altri tecnici e per la vicenda milanese i conflitti di interesse sembrano sprecarsi.
Certo, un conto è l’atteggiamento criticabile, altro l’ipotesi di reato e qui prevedo una gara in salita per i magistrati che, oltre ai comportamenti sbagliati, devono ascriverli a precise infrazioni della legge. Mi viene in mente l’allora presidente Giovanni Toti con le sue giustificazioni per la crescita economica della Liguria, corroborate dalle posizioni dell’imprenditore più coinvolto che disinvoltamente dichiarava di aver finanziato a destra e a manca. Toti, rimasto isolato, è stato velocemente giudicato mentre le vicende milanesi e in parte minore le vicende bolognesi sembrano presentare un quadro complesso di difficile definizione. Insomma questioni complesse ma che non nobilitano il dibattito politico.
A Bologna storicamente le dimensioni dei problemi sono inferiori. Magari decenni orsono spariva qualche camion di ghiaia, magari si facevano pasticci nel rifinanziare una società, ma tutto finiva con qualche amnesia o magari in prescrizione. Adesso poi non ci sono più gli storici assessori che duravano a lungo e il maggior turn-over rende più difficile isolare responsabilità. Nella politica dell’uno vale uno si può accettare che un assessore non sia informato su qualche anomalia del paesaggio e se il tecnico pubblico non ha vigilato sufficientemente sarà magari rimproverato ma senza mai esagerare.
Resta però da capire se casualmente certi protagonisti, imprenditori o tecnici, siano più volte presenti nelle vicende. Sta alla magistratura valutare e decidere e infatti non credo che si possano fare processi sui giornali bensì rendersi conto che parliamo di una politica sempre meno in grado di nobilitarsi nel costruire a vantaggio della comunità. Ho sempre criticato la lentezza della macchina amministrativa e credo che troppo spesso la burocrazia freni lo sviluppo, ma credo anche che le vere semplificazioni e le vere opportunità debbano essere disponibili per tutti senza rischiare che diventino scorciatoie conosciute da pochi fortunati. È infatti raro che qualcuno giustifichi le proprie fortune con il fato che però rimane la più formidabile delle giustificazioni.

Un problema che riguarda tutti noi
Guardando quello che succede a Milano e Bologna, mi viene da pensare che abbiamo un serio problema con il modo in cui pianifichiamo le nostre città. L’urbanistica dovrebbe aiutarci a organizzare meglio gli spazi dove viviamo, invece troppo spesso diventa un gioco di interessi nascosti.
È interessante come Santacroce e Magri, pur partendo da angolazioni diverse, mettano il dito sulla stessa piaga. Uno punta sugli strumenti tecnici e sulla partecipazione, l’altro sulla debolezza della politica. Ma alla fine il succo è lo stesso: ci manca una vera discussione pubblica su come vogliamo che siano le nostre città.
Il punto è che quando si parla di urbanistica, spesso i cittadini comuni vengono lasciati fuori. Le decisioni si prendono in stanze chiuse, tra tecnici e politici, magari con qualche interesse economico che fa pressione. E noi? Noi ci ritroviamo a subire le conseguenze: palazzi che spuntano come funghi, traffico impossibile, spazi verdi che spariscono.
Forse è ora di pretendere di più: più trasparenza, più possibilità di dire la nostra, meno compromessi al ribasso. Perché alla fine, nelle città ci viviamo noi, non chi le progetta a tavolino.
apprezzabile l’analisi dell’amico, già collega in Consiglio Comunale, Gianluigi Magri, egli però dimentica quello che è stato il più orribile scempio urbanistico del secolo scorso frutto dell’inciucio che esiste a Bologna fra centrodestra e centrosinistra, mi riferisco a Borgo Masini dove una volta c’era lo stabilimento della Buton proprietà della famiglia Sassoli de’ Bianchi, ebbene l’urbanizzazione selvaggia di questa area con palazzi di trenta e più piani ed un indice di edificabilità che si riscontra forse a Shangai, nella parte vecchia però, là dove vi erano capannoni alti poco più di 6 mt., ebbene i primi colloqui per delocalizzare la Buton, che sarebbe poi stata trasferita ad Ozzano dell’Emilia, avvengono all’inizio degli anni ’60 fra l’allora Sindaco Giuseppe Dozza ed il Presidente della Buton il compianto Conte Achille Sassoli de’ Bianchi, secondo voi Dozza e Sassoli de’ Bianchi avevano affinità politiche?? Credo proprio di no ma business is business and money is money, comunque per dirla con i latini “pecunia non olet”. Concludo dicendo che tutto il mondo è paese e che la fortuna di Dozza e di Sassoli de’ Bianchi è stata che sessanta anni fa non c’erano telecamere, intercettazioni per cui i loro inciuci rimasero avvolti nel mistero. Per gli scettici di quanto ho scritto invito a fare un confronto fra cosa era, urbanisticamente parlando, Borgo Masini quando vi era lo Stabilimento della Buton e cosa è adesso.