Ciao Benni, giullare della nostra letteratura

Il celebre scrittore bolognese è scomparso a 78 anni dopo lunga malattia. Infaticabile macinatore di fantasie, ironico, disincantato eppure incantatore, fucina di umorismo mordace, incredibili romanzi, racconti, poesie, testi per il teatro e antologie di articoli. Nel solco di una tradizione di cui fanno parte autori del livello di Dario Fo, Daniel Pennac (un fratello acquisito per Stefano) ed Ermanno Cavazzoni. Ora Lupo sarà da qualche parte a farci la linguaccia. E ai potenti il dito medio

di Edoardo Cassanelli, giornalista


Era Lupetto, Elianto, Margherita, Achille, il professor Martin B. Era tutti gli avventori del mitico bar sotto il mare. Stefano Benni è morto ieri mattina, 9 agosto, all’età di 78 anni, dopo una lunga malattia che gli aveva strappato la possibilità di comunicare, di rendere vivo il suo pensiero, il suo impeto per la vita. Ma il bello degli scrittori è che sopravvivono attraverso le loro storie, i loro personaggi, e Benni non sarà di certo un’eccezione a questa sacra regola dell’universo dei libri.

Scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo, infaticabile macinatore di fantasie, uomo ironico, disincantato eppure incantatore e una fucina di umorismo mordace. Ma soprattutto un bolognese doc, fiero delle sue origini, fiero della sua terra all’ombra dell’Appennino emiliano. Questo era Benni, questo il suo lascito di carta per il suo esercito di affezionati lettori. Si parla di una produzione vasta e varia, che racchiude in sé incredibili romanzi, raccolte di racconti, poesie, testi per il teatro e antologie di articoli, tra cui i suoi “diabolici” corsivi.

Da citare almeno titoli come La compagnia dei celestini, Il bar sotto il mare, Bar Sport, Comici spaventati guerrieri e Stranalandia, oramai conclamati best seller da anni, sempre presenti nelle librerie e non solo in quelle Feltrinelli, il suo editore storico che lo ha lanciato verso la fama internazionale. Opere che sono un miscuglio di generi – dal fantastico al comico, dall’horror alla fantascienza – partorite da un’immaginazione sempre fresca, con uno sguardo lucido sull’attualità del mondo e dell’Italia, con le sue ipocrisie e le sue comiche “figuracce”, che hanno per anni ravvivato il fuoco della sua satira pungente. Non a caso, anni prima della sua malattia, la sua voce si era sempre fatta sentire grazie alle sue collaborazioni con diverse testate nazionali, come “L’Espresso”, “la Repubblica” e “il Manifesto”, tenendo sempre fede ai suoi ideali politici.

Uno scrittore insomma colorato e divertente alla maniera di Arlecchino, ma anche attento indagatore della contemporaneità, che con la sua scrittura irriverente ha reso più consapevoli i lettori di ieri e quelli di oggi, facendoci rammentare come i mondi immaginari nati con tutta la libertà creativa che si possiede possano offrire uno sguardo più attento sulla realtà. Una realtà che spesso necessita di essere sconvolta da strumenti del calibro della satira e dell’umorismo sfrenato, ottimi per sondare e stravolgere il potere, metterlo a nudo e consegnare a chi legge barlumi di verità.

In poche parole, Benni era un autentico giullare della letteratura, nel solco di una tradizione di cui fanno parte, tra gli altri, autori del livello di Dario Fo, Daniel Pennac (un fratello acquisito per Stefano) ed Ermanno Cavazzoni.

Ora che non c’è più, ai suoi affezionati lettori non resta che omaggiarlo prendendo in mano un suo libro, il loro libro preferito, aprire la prima pagina, leggere la prima riga e ricordare a loro stessi come quel particolare incipit li abbia fatti scivolare nella bellezza della fantasia. E chissà che lui, “Lupo” Benni, come veniva chiamato, non sia da qualche parte a inventarsi una nuova storia, dal sapore metafisico, magari facendoci per scherzo la linguaccia, o il dito medio ai potenti.


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