Una Cultura accessibile a tutti, contro atomizzazione e disuguaglianza sociale

In un mondo sempre più digitalizzato dove la partecipazione fisica si sta sgretolando, dare la possibilità a tutti di accedere alla cultura sarebbe davvero un messaggio e un gesto di grande speranza per l’intera comunità, dove una persona con Isee basso può parlare e discutere di uno spettacolo, film, mostra, museo, libro, concerto o addirittura andarci insieme a chi invece ha un Isee altissimo

di Veronica Marangoni, operatrice dello spettacolo


La definizione di cultura non è mai stata data per universale, ci sono moltissime accezioni e lenti attraverso le quali interpretarla. Vorrei partire, per questa volta, dalla definizione di Williams del 1983: «La cultura è il sistema significante attraverso il quale un sistema sociale viene trasmesso, riprodotto, sperimentato ed esplorato».

La cultura quindi non è solo ciò che noi rappresentiamo, ma qualcosa che influenza con decisione il nostro modo di vedere la realtà per mezzo dei testi – intesi in senso lato – che quotidianamente ci forniscono le industrie culturali. La fruizione dei testi determina ciò chi noi siamo, i prodotti culturali danno rappresentazione del mondo, forniscono chiavi di lettura, ci aiutano a definire la nostra identità personale e collettiva e occupano un ruolo centrale nella società contemporanea.

Come già sappiamo, da televisione e social media arriva ormai il più ampio ventaglio di informazioni che quotidianamente riceviamo, elaboriamo e riportiamo. E sono, al tempo stesso, il bacino più grande che abbiamo dal quale attingere prodotti culturali.

Bologna, già Capitale europea della Cultura nel 2000, onore importante e meritatissimo, ancora oggi vede la presenza attiva di centinaia di realtà culturali da esplorare, ma qui sorge un fatto da analizzare: l’accesso alla cultura e la differenziazione tra cultura pubblica e privata. Nel saggio “The Crisis of Public communication”, Jay Blumer e Michael Gurevitch parlano di crisi della comunicazione civica come difficoltà di sostenere una cittadinanza partecipativa in una società in cui molti conoscono la politica solo attraverso la tv. Lo stesso principio può essere applicato al sistema culturale.

In questi anni infatti si è molto parlato di crisi della cultura, ma di quale cultura parliamo? Le industrie culturali sono sempre in crescita, il mercato della televisione e dei broadcasting punta a nuovi livelli di fruizione, i videogame stanno diventando nuovi social network. Tutto bello, ma la fruizione dell’altra cultura, quella che abbiamo a portata di mano e non di device? Parlo dei musei, del cinema, del teatro, delle librerie, dei concerti, delle mostre e di tutto ciò che si potrebbe attivamente godere in una città a forte vocazione culturale come la nostra.

Subentra qui un altro tema su cui riflettere: la differenza tra mercificazione della cultura e la sua manutenzione, compreso il giusto compenso ai creatori di testi. La cultura non è gratis, la cultura si paga. Bisogna però capire quando si paga per un servizio che serve a mantenere in piedi un determinato sistema valoriale e quando, invece, per arricchire una determinata industria o casa di distribuzione.

Le città, soprattutto europee, nell’epoca post industriale hanno fatto di tutto per crearsi un’identità culturale, per rinnovarsi e rendersi appetibili a cittadini e turisti. Città intere sono state ripensate a tavolino basando tutto il loro sviluppo sul mercato culturale. Perché allora la cultura è in crisi?

La cultura come dicevamo prima ha un costo, sempre più elevato. Questo implica un grosso gap per quanto riguarda l’accessibilità, con un social divide sempre più marcato tra i fruitori. I più abbienti si possono permettere molta più cultura dei più poveri, nonostante il fatto che a Bologna ci siano già degli strumenti che contrastano questa crudele divisione. C’è la Card Cultura, che costa 25 euro all’anno e dà diritto all’ingresso a moltissime realtà culturali e a ulteriori sconti, la Card Cultura Light che costa 5 euro all’anno ed è sempre un buono strumento per la fruizione e l’accesso ad alcune realtà culturali. C’è la tessera One For You, che con un Isee più basso di 25.000 euro dà accesso ad alcuni cinema e teatri al costo di un solo euro a chi è in carico ai Servizi Sociali.

Sono tutte iniziative meravigliose per le quali essere grati all’amministrazione, però mi chiedo… E gli altri? Tutti quei cittadini che hanno un Isee basso ma che non sono in carico ai servizi sociali? Che vorrebbero andare a Teatro o al Cinema, ma magari non in quelli “coperti” dalla Card Cultura o dalla Tessera One For You?

Quando parliamo di accesso alla cultura, dovremmo prima chiederci se la cultura è un bene di prima necessità. A parer mio, posto che lo è, chi ha meno possibilità di accesso alla cultura probabilmente è proprio chi ne ha più bisogno. E questo, indubbiamente, concorre all’aumento costante delle diseguaglianze sociali.

Per ridurle almeno un poco, allora, non si potrebbe pensare per i nostri concittadini un accesso alla cultura basato sull’Isee, e non solo per i servizi legati al pubblico e al Comune di Bologna o alla Città Metropolitana? Sarebbe bello creare accordi con realtà culturali private. Non sarebbe più equo pensare che un biglietto del cinema o di teatro possa valere come le tasse universitarie o come l’accesso alla sanità?

Forse parlando di privato ho esagerato, ma sarebbe molto bello che ogni persona potesse accedere all’iniziativa culturale che più gli piace potendo scegliere fra tutte quelle a disposizione.

In un mondo sempre più digitalizzato dove la partecipazione fisica si sta sgretolando, dare la possibilità a tutti di accedere alla cultura sarebbe davvero un messaggio e un gesto di grande speranza per l’intera comunità, dove una persona con Isee basso può parlare e discutere di uno spettacolo, film, mostra, museo, libro, concerto, o addirittura andarci insieme a chi invece ha un Isee altissimo. Potersi permettere le cose, a volte, può essere visto come una parità, un’equità, un passo in più verso la negazione di una disparità sociale ormai troppo evidente anche in questa parte di mondo.


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