Caregiver familiari più tutelati sul lavoro: una sentenza importante della Corte di Giustizia Europea

Si apre una strada nuova che dobbiamo avere il coraggio di percorrere, innovando il welfare e il mondo del lavoro allo stesso tempo

di Cristina Ceretti, consigliera comunale


Mentre stavo scrivendo un Ordine del giorno da presentare oggi in Consiglio comunale sul tema dei caregiver con l’aiuto di Carer (Associazione dei caregiver familiari ets) e mentre nelle stesse ore davo una mano a Fulvio De Nigris nell’ organizzazione di un importante appuntamento sul medesimo oggetto a Roma, è uscita una notizia che aspettavamo da tempo: giovedì scorso la Corte di Giustizia Europea (nella sentenza emessa alla causa C-38/24 promossa dalla Corte di Cassazione con ordinanza 17 gennaio 2024) ha dichiarato in modo netto che il genitore-lavoratore che assiste un figlio disabile ha pieno diritto alle tutele sul lavoro contro le discriminazioni indirette dovute alla disabilità.

La sentenza ha stabilito un principio tanto semplice quanto dirompente: la tutela contro la discriminazione fondata sulla disabilità non è un diritto esclusivo della persona disabile, ma si estende a chi le fornisce assistenza essenziale.

Da oggi quindi i caregiver sono più tutelati sul lavoro. Si tratta di una decisione che costringe a fare i conti con una realtà fino a ora gestita quasi esclusivamente sulle spalle delle famiglie.

Un passo in avanti in tema di diritti che può aiutare le tante persone che, pur lavorando, hanno necessità di prendersi cura di un proprio caro fragile. Si possono quindi ora chiedere «accomodamenti ragionevoli» sul posto di lavoro, come ad esempio la modifica dell’orario o del turno per conciliare la professione con il compito di cura.

Questa sentenza è importante perché mette fine alla “discriminazione di rimbalzo” ovvero quando un lavoratore subisce un trattamento deteriore, non per una sua caratteristica, ma perché associato al suo compito di cura di un familiare. La sentenza ci dice insomma che è vero che il caregiver ricopre un ruolo di welfare invisibile, ma quel ruolo è necessario alla nostra società. 

Questa sentenza apre una strada nuova che dobbiamo avere il coraggio di percorrere, innovando il welfare e il mondo del lavoro allo stesso tempo.


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