Sono giorni di grande mobilitazione collettiva, come non si vedeva da molto tempo. Una marea che mescola generazioni, identità e appartenenze politiche contro il genocidio del popolo palestinese e in nome della dignità umana
di Riccardo Gardi, studente
Mercoledì 1 ottobre, intorno alle dieci di sera, mi sono diretto, come molti altri cittadini, verso il centro di Bologna per partecipare alla manifestazione di protesta contro il sequestro degli equipaggi della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
Un fiume umano, quello che ha attraversato le strade principali della città felsinea. E sono giorni di scioperi generali e mobilitazioni continue in tutta Italia e in Europa, con una partecipazione che non si vedeva da diversi anni. Nel caso di mercoledì, a colpire è stata l’immediatezza con cui le strade e le piazze si sono riempite di gente, dopo soli pochi minuti dal sequestro illegale degli attivisti della Flotilla da parte dell’esercito israeliano. È bastata una scintilla perché le persone uscissero dalle loro case per manifestare insieme e, nella grandissima parte, pacificamente, come pacifiche sono le manifestazioni in sostegno del popolo palestinese (o, più generalmente, della dignità umana). Nei cortei ci sono infatti militanti di partiti politici extraparlamentari e parlamentari, sindacalisti, associati a organizzazioni umanitarie, insieme a cittadini che non hanno alcuna tessera in tasca, mobilitati solamente dalla loro coscienza.
A un certo punto, essendo il corteo ormai giunto a destinazione – mi correggo, in verità non c’era alcuna destinazione precisa, o forse, metaforicamente ma non troppo, la vera destinazione, Gaza, era troppo lontana per arrivarci –, con alcuni compagni ci siamo fermati a bordo strada ad ammirare il numero di persone che ne facevano parte, camminando in fila ordinatamente: sembrava non finisse più. Quelle persone manifestavano – e non importa se agitando una bandiera, gridando con un megafono, chiacchierando con un amico o con la persona desiderata, oppure semplicemente seguendo il corteo silenziosamente – la propria presenza nella storia, e sembravano esserne del tutto consapevoli.
È vero, sapevano anche di non avere mezzi atti a fermare il genocidio dei palestinesi – come a cambiare il corso delle cose nel resto del mondo, a partire da un capitalismo che, sempre più sviluppato, ha tolto tutti i veli al suo reale dominio sulla politica –, o di non averne in forza equivalente a quella dei potenti che lo finanziano. Ma volevano affermare che le efferatezze di quei potenti non passeranno con la loro complicità, e che anzi sono disposti a “bloccare tutto” per mettere fine allo sterminio.
E poi c’erano le bandiere, partitiche e non, in una composizione piuttosto variegata. Alcune, a dir la verità, sono state abbassate o sono rimaste a casa. L’associazione è senza dubbio forzata, ma questa immagine mi ha fatto pensare alla Resistenza italiana, composta da comunisti e anarchici, democristiani, liberali, socialisti riformisti, monarchici, conservatori, fascisti che avevano cambiato idea e persone che in generale, magari senza una chiara convinzione ideologica, non sopportavano più il regime fascista.
In Italia le persone possono ancora esprimersi più o meno liberamente, nessuno viene eliminato per le sue idee, il che segna una grande differenza tra questo momento storico e quello in cui venne a formarsi la Resistenza antifascista. D’altra parte, è innegabile che in una regione del mondo uno Stato stia perpetrando un genocidio. Oggi, per quanto riguarda la sensibilità occidentale e proprio perché siamo in democrazia, l’opposizione non può che essere non violenta e democratica: quella che procede in fila per le strade, ognuno con la sua bandiera, ma tutti sotto la stessa bandiera, quella della Palestina e della dignità umana che, se non fosse per la sua parte assassina – la stessa che genera odio e la sua spirale –, si tenderebbe a chiamare semplicemente umanità. Solo in questo modo si può cercare di fare leva sui governi perché cessino i finanziamenti allo Stato di Israele.
Questo impegno andrà avanti giorno per giorno. Già venerdì 3 lo sciopero generale di Cgil e sindacati di base tra cui, in testa, Usb, organizzatore della grande mobilitazione del 22 settembre. Ma in realtà lo sciopero di tutti quei cittadini che non sopportano più il separatismo e vogliono pace, giustizia e libertà per i palestinesi, come per tutti i popoli del mondo. Un evento storico, testimoniato dalla presenza sulle strade italiane di decine di migliaia di persone.
Non riesco a non pensare alle parole di un caro compagno e cittadino, Alessandro Argentiero, in merito allo sciopero: «A differenza dei palestinesi, noi abbiamo ancora un nome e un’identità che non ci sono state rubate – femminile sovraesteso – Per questo motivo non è necessario proclamare come aderiremo perché prima di essere organizzazioni e ruoli siamo esseri umani».
Credo sinceramente siano un’ottima indicazione per conquistare il nostro domani o almeno per ricordarci in futuro che non eravamo tutti complici quando un intero popolo veniva sterminato con il benestare dei governi del mondo.

Le motivazioni delle molte manifestazioni di protesta di questo giorni sono certamente, anzi, doverosamente, condivisibili (le uccisioni vanno sempre condannate senza se e senza ma) e le intenzioni dei cortei sono certamente pacifiste.
Purtroppo non tutti hanno un analogo pensiero pacifista e preferiscono scatenare la violenza (nella notte tra giovedì e venerdì in pieni centro, sotto le mie finestre, per mezz’ora gruppi di oltre cento persone, organizzati, camuffati da cappucci e sciarpe, hanno dato vita a tra quarti d’ora di battaglia con la polizia, incendiato bidoni della spazzatura e “usuali” scene). Che c’entra la violenza in un contesto di manifestazioni pacifiche? E i cortei pacifici non dovrebbero isolare i violenti?
E infine, non ricordo analoghe manifestazioni di massa, blocchi di città e simili quando la Russia ha aggredito l’Ucraina iniziando a bombardare i civili e gli ospedali o quando Hamas ha compiuto la strage di civili a ottobre due anni fa o quando i Talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan e tolto alle donne ogni libertà: perché? Ci sono aggressioni “giuste” e altre “ingiuste”?
Ricordi male. Anche per invasione russa ci sono state manifestazioni una per tutte quella di Roma. Poi sulla Russia sono state fatte delle azioni legali, commerciali, economiche. Ma su Israele?
Si, vero, grazie per il “reminder” (onestamente, non le ricordavo) qualche manifestazione c’è stata anche per l’Ucraina, ma, anche guardando le cronaxhe degli anni passati, non così diffuse in tutta Italia e non così “eclatanti” (blocchi di città intere), come per Gaza. Per le sanzioni internazionali, quelle sono “comminate” dai governi, mentre io mi riferivo solo alle manifestazioni di persone che vogliono dissentire da cio che accade e scendono in piazza.
Salve, io credo che si debba considerare il fatto che tra Russia e Ucraina è in corso una guerra (innescata dall’invasione russa di Putin), che quindi vede scontrarsi due eserciti. Inoltre, l’Ucraina, che si sta solo difendendo, è giustamente sostenuta dai governi occidentali in modo concreto. In Palestina, invece, non ci sono due eserciti che si scontrano, ma è in corso un genocidio, uno sterminio di un’intera popolazione; i palestinesi non hanno nessuno che li aiuti concretamente, mentre l’armamentario di Israele è finanziando dai governi occidentali (che mentre dicono di adoperarsi per la pace armano l’IDF). La differenza è enorme. Per quanto riguarda l’Afghanistan le do ragione, e mi chiedo: chi crede che il piano Trump sia la soluzione a tutto (come Matteo Renzi, per compiacere il suo amico Tony, esperto in materia) crede veramente che le cose a Gaza andranno diversamente? Una volta che i potenti del mondo avranno guadagnato il possibile dalla terra di Palestina, se ne dimenticheranno ben presto, lasciando il campo libero a degli estremisti o a dei fanatici. Sempre che prima i palestinesi non finiscano come gli indigeni d’America, e in tutta franchezza mi pare che sia questo l’attuale obiettivo di Israele. È normale che la gente sia motivata a scendere in piazza, che consideri questa situazione come negativamente eccezionale: parliamo di un genocidio di cui i suoi governanti sono concretamente complici, rendendoci tutti complici (usano i nostri soldi). Ma forse le piazze parlano da sé.
Vorrei chiedere ai tanti studenti che ieri hanno manifestato: quanti di voi hanno pensato di sfilare per condannare il terrificante eccidio del 7 ottobre 2023 (da cui e’ scaturita la piu’ dura azione militare israeliana verso Gaza mai registrata) quando tanti vostri coetanei, che partecipavano ad un evento musicale pacifico e pacifista, vennero rapiti, uccisi e alcune ragazze violentate dai miliziani di Hamas che hanno anche filmato lo scempio? Solo timore? Solo indifferenza? Oppure qualcuno pensa davvero che i terroristi di Hamas siano un esercito di liberazione, insomma dei nuovi partigiani?
Valter Giovannini
Non mi sembra siano mancate le condanne all’ignobile atto del 7 ottobre.
Cosa vuol dire Signor Giovannini che Israele ha il diritto di sterminare i palestinesi perché c’è stato il 7 ottobre? O per questo bisogna stare tutti zitti?
Valter, lei sta facendo insinuazioni che niente hanno a che vedere con questo articolo. Lei da adito a una mentalità che impone preconcetti e non dà spazio alla libertà di pensiero, al considerare le cose nella loro specificità. Me lo lasci dire, e non c’è niente di personale, è a causa di “punti di vista” come il suo che il mondo sta andando in questa direzione. Farò di tutto per non unirmi alla sua schiera.
Gentile Riccardo, ho parecchi anni sulle spalle e le confesso che questo mondo come e’ organizzato non piace neppure a me. Il mio voleva solo essere un richiamo alla pieta’ umana che non mi sembra abbia smosso grandi cortei dopo il 7 Ottobre 2023. Lei scrive bene e si percepisce la sua passione civile. Sono tanti i ragazzi con lo sguardo pulito e il cuore generoso. A tutti voi auguro di riuscire a costruire un mondo piu’ giusto e meno ideologico. Con stima
Valter Giovannini
Vediamo purtroppo che troppi strumentalizzano la drammatica situazione di Gaza. Sicuramente in prima fila chi in diverse città ha utilizzato lo sciopero generale per andare contemporaneamente a bloccare la viabilità sentendosi stupidamente forte nella violenza e nella sopraffazione inflitta a tanti incolpevoli cittadini. Landini voleva nei fatti una prova di forza contro il governo a me no che non pensasse di creare veramente problemi a Netanyahu che è con Hamas il vero responsabile del dramma di Gaza. I capi di Hamas, negli hotels a sette stelle degli Emirati, osservano imperterriti. Di fronte alla vuota retorica di chi crede di compiere chissà quali imprese bloccando le strade rimane l’amara constatazione che l’unica via oggi percorribile è il piano Trump e che il resto è sceneggiata. All’italiana.
Il 7 ottobre un gruppo armato clandestino ha commesso un atto criminale contro civili inermi. L’aggressione da parte di Hamas colse tutti di sorpresa e per giorni la stampa offrì foto e ricostruzioni degli scempi al mondo esterrefatto e inorridito. Da ogni parte dichiarazioni di solidarietà con Israele.
Ieri, 3 ottobre, migliaia di italiani hanno manifestato la pietà per il popolo Palestinese, stremato da due anni di crudeli soprusi, vendette perpetrate a sangue freddo contro inermi civili, da un esercito armato fino ai denti.
L’idea della manifestazione è nata dal desiderio di urlare che non sí può assistere in silenzio a tanta crudeltà consapevole.