In Emilia-Romagna nel 2024 sono stati almeno 598 i fascicoli per reati ai danni di animali, vale a dire il 7% di quelli registrati a livello nazionale, e 307 gli indagati, circa il 6% di quelli nazionali. Numeri che sono aumentati lo scorso anno rispetto al 2023 con un +5% di procedimenti penali e un +3% di indagati
di Barbara Beghelli, giornalista
Aumentano i procedimenti penali e il numero di indagati legati allo sfruttamento degli animali. Lo testimoniano i dati raccolti da nove Procure regionali emiliano-romagnole su dieci che compongono il Rapporto “Zoomafia Lav 2025”. Nella sua ventiseiesima edizione ha visto infatti un aumento di combattimenti tra animali, corse clandestine di cavalli e truffe nell’ippica, ma anche traffico di cuccioli, contrabbando di fauna e bracconaggio organizzato, così come macellazione clandestina, pesca di frodo e uso di animali a scopo intimidatorio o per spaccio.
Come ha spiegato bene Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia Lav, i traffici legati allo sfruttamento degli animali rappresentano un’importante «fonte di guadagno per i vari gruppi criminali, che manifestano una spiccata capacità di trarre vantaggio da qualsiasi trasformazione del territorio e di guadagnare il massimo rischiando poco, con capacità di tessere rapporti collusivi con appartenenti alla pubblica amministrazione, anche con intrecci internazionali».
In Emilia-Romagna nel 2024 sono stati almeno 598 i fascicoli per reati ai danni di animali, vale a dire il 7% di quelli registrati a livello nazionale, e 307 gli indagati, circa il 6% di quelli nazionali. Numeri che sono aumentati lo scorso anno rispetto al 2023 con un +5% di procedimenti penali e un +3% di indagati.
I maltrattamenti assumono «forme molto diverse», mette in guardia la responsabile Lav Bologna Annalisa Amadori, spesso «sottovalutate nella loro pericolosità», per questo serve adottare misure preventive e repressive più forti, ma anche educative a partire dalle giovani generazioni, troppo spesso coinvolte in reati di grande crudeltà.
In Emilia-Romagna pare molto critica la situazione.
«I dati sono stati ottenuti da un campione pari al 90% di tutte le Procure della regione e sono relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti, sia noti che a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno di animali, come uccisione di animali (art. 544bis del codice penale), maltrattamento di animali (art. 544ter), spettacoli e manifestazioni vietati (art. 544quater), combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali (art. 544quinquies), uccisione di animali altrui (art. 638), abbandono e detenzione incompatibile (art. 727), reati venatori (art. 30 L. 157/92) e traffico illecito di animali da compagnia (art. 4 L. 201/10)».
A Bologna qual è la situazione?
«I casi che ci vengono maggiormente segnalati riguardano animali detenuti in condizioni non idonee e incompatibili con le loro caratteristiche etologiche. Prima fra tutti, la condizione di isolamento sociale in cui tantissimi cani sono detenuti: relegati costantemente in box o recinti, senza mai essere portati in passeggiata, con scarsi contatti con quelli che dovrebbero essere i loro compagni umani».
Quali le pene previste?
«Variano a seconda dei reati. L’Articolo 544-bis (Uccisione di animali) prevede che chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000. Se il fatto è commesso adoperando sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 10.000 a euro 60.000».
E per il maltrattamento?
«Vale l’articolo 544-ter. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale, ovvero lo sottopone a sevizie, comportamenti, fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con lareclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministri agli animali sostanze stupefacenti o vietate, o li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se ne deriva la morte dell’animale».
In estate, soprattutto, ma non solo, aumentano i casi di abbandono
«L’articolo 727 recita: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da euro 5.000 a euro 10.000 euro. Quando il fatto avviene su strada o nelle relative pertinenze, la pena è aumentata di un terzo. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze. Consegue in ogni caso, ove il fatto sia commesso mediante l’uso di veicoli, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno».
