La Città Metropolitana e quell’elezione diretta del Sindaco che ancora manca

“Orizzonti 2027”, la rassegna di incontri per una visione strategica della Città Metropolitana organizzata dal consigliere regionale Mastacchi in vista delle Comunali di maggio 2027, ha messo in evidenza tutti i limiti della riforma Delrio ai tempi del governo Renzi. Una implementazione “democratica” della legislazione sarebbe auspicabile, ma i tempi per realizzarla non sembrano per nulla rapidi

di Barbara Beghelli, giornalista


La buona notizia è che in Appennino c’è stato un notevole ripopolamento post-Covid e il saldo migratorio ha tuttora numeri importanti. D’estate, soprattutto, ma anche la stagione sciistica ha il suo perché (neve permettendo). Quindi le premesse buone ci sono tutte per il rilancio del turismo nelle nostre montagne e la speranza che non si spopolino avanza. C’è però un ma: le strade spesso sono mal tenute, a volte interrotte, i sentieri dei boschi anche, i trasporti su rotaia pure. Quante volte si sentono lamentare i pendolari perché i treni non arrivano in orario, e succede da decenni. Questa situazione è una priorità per gli abitanti e gli amministratori dei Comuni della nostra provincia, oltre che un’aspettativa dei turisti, che dovrebbe stare a cuore anche al sindaco metropolitano, soprattutto in un momento come questo, in cui c’è una emergenza casa e una povertà come non si ricordava dagli anni Settanta.

E a prescindere dal fatto che più si sale in altitudine e meno l’aria è inquinata, cosa da non sottovalutare, da Vergato fino a Porretta Terme, ricordiamo che là gli affitti degli appartamenti sono “normali” anche per gli universitari e i giovani lavoratori (leggi 4-500 euro al mese) e gli appartamenti hanno prezzi di vendita assolutamente abbordabili per le giovani famiglie. Ma c’è un ma, come ha ricordato la sindaca di Monghidoro Barbara Panzacchi nella sua relazione su territorio e turismo a “Orizzonti 2027”, la rassegna di incontri per una visione strategica della Città Metropolitana organizzata dal consigliere regionale Mastacchi in vista delle Comunali di maggio 2027.

L’Appennino potrebbe certo risolvere in gran parte la fame di case, divenuta emergenza a Bologna anche per via delle migliaia di sfratti che si registrano in regione (2.801 nel 2024 e 8.642 procedure di sfratto; a Bologna 635 sfratti e 2.827 aperture di procedura, fonte Cgil), a patto però che i servizi funzionino.

Sempre Panzacchi ha sottolineato che «quando ero in Città Metropolitana ho lavorato per decentrare, ovvero perché i turisti si fermassero più giorni in Appennino e i risultati sono arrivati, ma obiettivamente si deve fare molto di più: il trasporto pubblico è inadeguato e chiudono perfino le banche, per non parlare dei presidi ospedalieri: come faranno i nostri anziani ma anche noi?». È stato inoltre approvato, sottolinea ancora la sindaca, «un accordo-quadro (un appalto di servizi e lavori, ndr) per la manutenzione e riqualificazione delle strade che non è per niente favorevole».

Secondo la prima cittadina il fatto che abbiamo un sindaco metropolitano eletto dai bolognesi «non aiuta». Perché non sono i cittadini che lo votano, ma i sindaci e i consiglieri. Pur con tutte le ragioni, c’è da dire che l’elezione del sindaco metropolitano fa riferimento alla legge che disciplina l’ordinamento di tutte le Città Metropolitane del Paese. Nello specifico, la legge di riferimento è il Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) e successive modifiche. In particolare, l’articolo 51 del testo stabilisce che il sindaco metropolitano è eletto a suffragio ristretto dai sindaci dei Comuni e dai consiglieri comunali della Città Metropolitana. Introduce inoltre un limite di due mandati consecutivi per sindaci e presidenti di provincia, con alcune eccezioni per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti o fino a 15.000 abitanti, dove le regole possono variare.

Per arrivare all’elezione diretta del sindaco metropolitano sono necessari alcuni passaggi legislativi e modifiche alla Costituzione: non sarebbe quindi una soluzione percorribile in tempi rapidi. Ecco alcuni dei possibili passi da intraprendere: modifica della Costituzione, articolo 114 che disciplina l’ordinamento di Enti locali e Città Metropolitane. O ancora, il Parlamento italiano dovrebbe approvare una legge di riforma che preveda l’elezione diretta del sindaco metropolitano. Insomma, la riforma dell’elezione diretta del sindaco metropolitano e richiederebbe un iter legislativo complesso e un ampio consenso politico e sociale. Nel frattempo cosa si può fare/sperare? Che pianura e Appennino non siano trascurati, e che i consiglieri metropolitani vengano ascoltati.


5 pensieri riguardo “La Città Metropolitana e quell’elezione diretta del Sindaco che ancora manca

  1. Barbara Panzacchi ha ragione, ma purtroppo il problema è soprattutto qualitativo ed è rappresentato dal livello medio dell’attuale classe politica. Il rischio è quello di riproporre le opzioni quantitative già sperimentate nella sanità regionale dove l’omologazione delle strutture ha aiutato poco le piccole realtà riducendo di converso le eccellenze. Il risultato è stato non risolvere i problemi quantitativi e penalizzare la qualità della risposta. Provincialismo al ribasso.

  2. Dirò di più: visto l’abbandono del centro storico da parte della politica e, conseguentemente dei cittadini, penso sia necessario un sindaco per la provincia, uno per la Città e uno per la zone che vanno dalle porte ai confini comunali.
    Più istituzioni e più rappresentanza potrebbero fare bane in questo frangente.

    Non si pensi di spostare i residenti del centro storico e poi del comune tutto su appennino e zone di estrema periferia. Ho paura che quando si dice che l’appennino può risolvere la fame di case etc…. si voglia dire che, essendo il centro storico e prossimamente la Città tutta destinata a essere una enclave turistica si vogliano creare dinamiche per spostare i residenti sempre più fuori. Perché invece non fare il contrario? Far si che i vari turisti possano dormire esclusivamente in zone spopolate e disabitate dell’appennino: aria fresca, pulita e a metà strada tra Bologna e Firenze…più comodo di così!

    Buongiorno,
    S.

    1. “Enclave turistica”…. bella definizione: si, in effetti la sensazione è spesso quella: che sia in atto un progetto, sponsorizzato da alcune categorie commerciali e avallato dal Comune, di trasformare il centro storico in una lucrosa Disneyland gastronomico-turistica aperta h24 ed espellere i residenti che, pretendendo di dormire di notte, altro non sono che inutili e fastidiosi “rompimar..ni”.

  3. Questione sacrosanta. Noi dell’Appennino bolognese non siamo considerati da Lepore e soprattutto Clancy cittadini della Città Metropolita che per loro – a sud- si ferma a Casalecchio e Pianoro. Il resto non esiste.
    Conseguenze: il Servizio Ferroviario Metropolitano – SFM- negli ultimi quattro anni è stato migliorato per la Città e i suoi residenti a scapito dei cittadini dell’Appennino.
    A scapito vuol proprio dire danneggiandoli volutamente per favorire altri, ovvero i più già privilegiati per proprio conto in quanto più vicini alla città.
    Il passante ferroviario che collega direttamente Porretta Terme e Pianoro è un eccellente servizio per chi abita tra Casalecchio e Pianoro ed è diventato un vero e proprio incubo giornaliero per chi abita tra Porretta e Marzabotto che ancora però si salva avendo un cadenzato ogni mezz’ora.
    Risultato: in treni da Porretta a Bologna 50 anni fa occorrevano 65 minuti. Oggi ne occorrono 70/75.
    Una modifica insomma degna del miglior SuperChuk: togliere a chi ha poco per dare a chi ha già molto.

    1. E cosa dire del fatto che noi dell’Appennino non abbiamo nemmeno le pensiline per aspettare gli autobus mentre a Bologna sono stati investiti milioni per il tram… per il sindaco siamo proprio cittadini di serieB!

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