Sabato scorso, al Centro sportivo dell’Arcoveggio, si è svolta la quarta edizione dell’iniziativa dedicata al ricordo di Dario e delle sue undici compagne di classe morte tragicamente 35 anni fa nella strage del Salvemini. Tante le studentesse e gli studenti delle scuole superiori di secondo grado di Bologna e provincia che si sono cimentati in gare di atletica leggera, per una bellissima mattinata di sport ma non solo…
di Matteo Gaggi, commerciante
Sport è una parola che ha origini inglesi e che significa “divertimento”, ma credo che ai nostri giorni il suo significato debba essere inteso in maniera più ampia: attraverso lo sport si possono infatti portare avanti valori alti come la memoria e come l’inclusione.
Le gare sportive che sabato scorso, al centro sportivo Arcoveggio, hanno coinvolto tante ragazze e ragazzi di circa 15 anni non hanno un valore ufficiale e nemmeno possono essere omologate, ma questo non importa: loro corrono, lanciano, saltano con enorme impegno e voglia di far bene, come se lo stessero facendo nello stadio olimpico, in una finale mondiale, con lo stemma della propria nazione sul petto. E invece indossano la maglia della scuola che frequentano, lo fanno per loro stessi, per le loro compagne e i loro compagni, per le loro professoresse e i loro professori che si impegnano e si prestano ad accompagnarli, forse proprio perché sanno che lo sport non è solo divertimento, ma tanto altro.
Per esempio, c’è una ragazza che ha 15 anni e grandi difficoltà a muoversi, ma vuole partecipare, vuole correre anche lei. Frequenta una terza classe di un liceo bolognese e ha una grave forma di autismo riscontratole poco dopo la nascita. In classe l’integrazione è complicata: lei ha il corpo di una ragazza ma le capacità cognitive di una bambina; è difficile capire cosa desideri, cosa voglia comunicare. Lo è per i suoi genitori, per i suoi docenti, per le sue compagne e per i suoi compagni. Per lei è quindi difficile relazionarsi con gli altri, ma camminare, seppur coadiuvata, è una delle sue competenze, è tra le cose che sa fare. La classe lo sa e la vuole tra gli staffettisti: sanno bene che a quella gara non arriveranno primi ma sanno altrettanto bene che per loro sarà una vera vittoria. Incarnano appieno i valori sportivi che De Coubertin esponeva cent’anni fa: lo sport non può essere solo visto come competizione, ma come uno strumento per insegnare, sensibilizzare, educare. E così, sostenuta da due suoi compagni, aspetta lo start dei giudici e parte per la prima frazione della staffetta svedese… per lei saranno cento metri che hanno però il valore di una maratona. La sua compagna l’aspetta sulla linea del cambio e lei, sempre supportata, le passa il testimone. Un gesto forte con un enorme contenuto simbolico. Quel passaggio di testimone, come sostiene anche la sua professoressa, significa inclusione, possibilità di farcela, desiderio di essere come tutti gli altri. Un piccolo sogno che si realizza per chi, con lei, condivide la propria vita.
Al termine delle gare arriva poi il momento della memoria, per non dimenticare chi non c’è più: una canzone suonata dal vivo (“Per sempre giovani” di Cisco), un balletto, dodici palloncini bianchi che volano in cielo e tanta commozione in ricordo di Dario e delle sue compagne, anche loro volati in cielo troppo presto, proprio alla stessa età di chi è lì sulla pista di atletica a gareggiare.
Con gli interventi tra gli altri dell’assessora allo Sport Roberta Li Calzi, a rappresentare il Comune di Bologna che ha patrocinato l’evento e che proprio all’Arcoveggio ha da poco fatto un intervento di riqualificazione, le premiazioni avvengono in un clima di festa e riconoscono il merito non solo alle migliori prestazioni ma anche alla scuola che ha partecipato più numerosa al Memorial.
Le atlete e gli atleti non sono però gli unici a essere premiati: ci sono una ragazza e due ragazzi che hanno voluto esprimersi tramite un concorso artistico proposto a tutte le scuole superiori di Bologna. Sulla traccia di un tema che Dario Lucchini scrisse all’età di 15 anni, i partecipanti potevano presentare un elaborato letterario, grafico o fotografico per manifestare quale fosse per loro “Il senso della vita”. Rubaiya, Giovanni e Abdullah si sono messi in gioco e hanno sfruttato il proprio talento e la propria sensibilità, risultando così i vincitori del concorso tra gli oltre sessanta lavori arrivati alla giuria e ottenendo così un buono di 200 euro a testa che Spazio Conad ha messo a disposizione per loro.
Un elogio infine va a tutte e tutti questi quindicenni di adesso, di cui troppo spesso ci si lamenta e di cui si sottovalutano le potenzialità ma che, se stimolati e messi nella condizione per farlo, mostrano il desiderio di impegnarsi, di emergere e di dire la loro. Sport, memoria, inclusione, musica, impegno e divertimento: tutto questo è il Memorial Dario Lucchini.
