Negli ultimi mesi, il portico cinquecentesco della chiesa di via San Mamolo è diventato rifugio per molte persone senza fissa dimora, provenienti da diversi contesti, lingue e culture. Questa realtà ci interpella e ci ricorda la crisi che coinvolge milioni di persone nel mondo e che, seppur di striscio, è giunta fino a noi. Eppure, nonostante le difficoltà, sotto il portico regnano rispetto e convivenza, segni di una dignità che resiste
di Don Carlo Bondioli, parroco Santissima Annunziata
Negli ultimi mesi, ed è sotto gli occhi di tutti, è molto aumentato il numero delle persone che dormono sotto il bel porticato dell’Annunziata. Il mondo che brucia è giunto alla soglia della nostra porta, e non possiamo far finta di nulla. La vita di milioni di persone sta cambiando, e così anche, di striscio, lo scenario del nostro quartiere.
Quel portico nato per accogliere è divenuto naturalmente luogo di rifugio per tanti, italiani e stranieri, di tante nazionalità, lingue, culture e religioni diverse. Ognuno con il suo carico di speranze, di paure, di dolore, di errori e di fatica. Qui conosciamo bene cosa succede davanti alla Chiesa e gli ospiti del portico: c’è chi lavora e non può permettersi un alloggio, c’è chi si arrangia come può mentre la trafila burocratica schiaccia ogni speranza di avere o rinnovare un permesso di soggiorno o un aiuto, c’è chi soffre nel corpo o nell’anima e non sa dove trovare conforto e sostegno.
Noi neppure immaginiamo cosa voglia dire vivere tutti insieme nello stesso spazio e sotto gli occhi di tutti, e loro lo fanno, nonostante origini, condizioni e culture diverse, con un livello di rispetto reciproco e capacità di convivenza che desta sempre il nostro stupore. Qualche volta gli animi si accendono, ma poi trovano una soluzione e un nuovo equilibrio. Certo un conto è litigare e gridare sotto il porticato, davanti agli occhi di tutti, un conto è poterlo fare ben protetti nel chiuso delle nostre case! Alcuni di loro collaborano per un minimo di pulizia del portico e del sagrato che di fatto, anche se non sarebbe sua competenza, assolve la parrocchia, come può.
Con le istituzioni siamo in dialogo per trovare soluzioni a molte di queste criticità, ma i tempi della burocrazia sono lenti. La parrocchia, dal canto suo non ha mai invitato nessuno a venire, ma, per suo stesso mandato, ha cercato di ascoltare, comprendere, accompagnare, sostenere percorsi di riabilitazione e di dignità; d’altronde le soluzioni non sono sempre così semplici e immediate e le risorse sono scarse. L’inizio di via San Mamolo e il sagrato davanti alla Chiesa la sera tardi, soprattutto nel fine settimana, non sono un luogo di quiete, ma certo non per via degli abitanti del portico! Lo sappiamo bene. Anzi loro stessi si sentono disturbati e qualche volta in pericolo, minacciati dagli avventori dei locali qui intorno. I quali, fino a notte fonda, non solo utilizzano l’area verde come bagno a cielo aperto, ma gridano e qualche volta lanciano bicchieri e bottiglie contro la chiesa e in direzione del portico.
La presenza degli abitanti del portico potremmo avvertirla come qualcosa di semplicemente fastidioso, disturbante o addirittura minaccioso, e reclamare il più presto possibile il nostro rassicurante statu quo; oppure interpretarla come una provocazione, anzi un dono: la vicinanza inaggirabile di quel mondo ferito che ci fa tanto commuovere finché se ne sta innocuo dietro uno schermo, ma che ci provoca concretamente e ci scomoda se si assesta sulla nostra soglia, e ne sentiamo persino l’odore.
Solo partendo da qui, da questo senso doloroso di impotenza, possiamo ripartire ogni giorno per cercare e trovare con coraggio le soluzioni faticose ma concrete per il bene e la dignità di tutti.
