Bologna batti un colpo anche per le vittime in Darfur

I non arabi del Sudan hanno patito oltre 700mila morti tra le violenze della guerra, le malattie e la fame, e dieci milioni di profughi. Sono stati segnalati stupri, massacri, pulizie etniche. Recentemente in città abbiamo assistito a grandi manifestazioni Pro Pal. Per quella popolazione africana nulla sta accadendo. Eppure anche il loro sangue è rosso, anche i loro bimbi vengono massacrati a migliaia. Perché questo silenzio?

di Valter Giovannini, già procuratore della Repubblica aggiunto di Bologna


Bologna storicamente è sempre stata in prima fila nella denuncia di situazioni drammatiche dove le popolazioni si trovavano, e si trovano, a vivere in condizioni miserevoli a causa di guerre e conflitti di varia natura. Recentemente abbiamo assistito a grandi manifestazioni che, genericamente, possiamo definire pro Palestina.

Siamo però sicuri che i morti e le sofferenze umane siano trattate e percepite in maniera uguale? A giudicare dal silenzio su quanto sta accadendo, da troppo tempo, nel Darfur la risposta non può che essere negativa. In quella martoriata regione del Sudan dal 2003 è in corso un conflitto che ha ormai assunto proporzioni spaventose e drammatiche.

Tutto ebbe inizio quando gruppi di ribelli imbracciarono le armi contro il governo del Sudan, ritenuto responsabile di opprimere pesantemente la popolazione non araba della regione, cioè la stragrande maggioranza degli abitanti neri del Darfur. Il governo sudanese reagì avviando azioni militari sempre più sanguinose verso le popolazioni non arabe. Il presidente del Sudan dell’epoca venne imputato di crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale.

Da allora i non arabi del Darfur hanno patito oltre 400mila morti a seguito di violenze e circa 300mila morti per malattie e carestie; l’Onu, anni addietro, stimò in circa due milioni i profughi.

Tra grandi difficoltà, nel 2020, venne firmato un accordo che possiamo definire, se non di pace, almeno di tregua. Solo un anno dopo si sono verificati nuovi scontri armati. Nel 2023 la guerra è ripresa con tutta la sua virulenza. Sono stati segnalati stupri, massacri, pulizie etniche in danno degli abitanti del Darfur; ormai il numero degli sfollati sfiora i dieci milioni di persone e altrettante sono costrette a vivere in una situazione di insopportabile emergenza umanitaria. Le strade della regione sono disseminate di cadaveri e pozze di sangue e queste terrificanti immagini vengono catturate addirittura dai satelliti.

I Padri Comboniani, da sempre presenti in quelle zone, parlano di carneficina di intere comunità (non utilizzano, nonostante le proporzioni dei massacri, la parola genocidio, termine recentemente usato per Gaza).

Tutto ciò però non scuote le coscienze. Esistono cause umanitarie, sorrette dall’ideologia, che divengono eventi globali di primaria importanza. L’ideologia antisionista, che vede nel governo Israeliano il male assoluto, ha mobilitato centinaia di migliaia di persone e centinaia di manifestazioni. La causa palestinese è divenuta un simbolo planetario attraverso i media, i social network e le università. Israele a sua volta è diventato il peccato originale di tutti i mali dell’occidente. Per il Darfur nulla di tutto ciò sta accadendo, sembra quasi che quelle povere vittime non siano utili a una narrazione in grado di scuotere le coscienze. Eppure anche il loro sangue è rosso e anche i loro bimbi vengono massacrati a migliaia.

Esistono allora per l’occidente cause umanitarie che non essendo sorrette da alcuna ideologia sono, sol per questo, destinate al silenzio indifferente? Purtroppo credo sia così. Personalmente ho sempre creduto che se non interviene l’alta politica internazionale a ridurre e spegnere i conflitti tutte le manifestazioni di questo mondo servono a poco. Tuttavia, almeno per par condicio con la causa palestinese, Bologna batti un colpo anche per le vittime in Darfur!


3 pensieri riguardo “Bologna batti un colpo anche per le vittime in Darfur

  1. Condivido appieno. E sono tornato or ora dalla Repubblica Democratica del Congo, che ha condiviso i medesimi orrori. Leggendo l’articolo però ho avvertito quasi un fastidio da parte dell’estensore, come se i fatti di Gaza e le responsabilità di Israele non gli interessassero più, come se le piazze pro-Pal lo facessero sbuffare d’insofferenza. Sarebbe bastato avesse aggiunto un semplice aggettivo, e cioè ‘sacrosante’, alle battaglie pro-Pal che quel semplice aggettivo avrebbe cambiato (a mio avviso) in meglio il tono dello scritto. Ricordo poi che la pressione dell’opinione pubblica mondiale ha dato una spallata fondamentale al regime di apartheid in Sudafrica. Detto questo, concludo dicendo che sono ‘sacrosante’ anche le battaglie per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul Darfur, alle quali aderirò con grande convinzione. Cordialità.
    Franco Foschi

  2. Condivido la posizione del dott. Giovannini e come lui non posso non notare che per troppi ci sono vittime di serie A e vittime di serie B come se gli stupri del 7 ottobre fossero quasi un effetto collaterale della politica di Netanyahu. Purtroppo parliamo molto di fine delle ideologie ma queste continuano a condizionare, magari solo velatamente, i cuori di troppe persone. Credo che la quasi totalità delle persone condanni le violenze indipendentemente dalla matrice, ma credo anche di aver assistito a manifestazioni di una frangia proPal che, schiava di uno strabismo ideologico, ha mostrato un’indignazione a senso unico arrivando addirittura ad attaccare una figura come la senatrice Segre la cui storia merita solo rispetto e ammirazione.

  3. Un articolo nobile e coraggioso scritto da un magistrato che conosco da 40 anni e di cui ho sempre apprezzato la sua professionalita’ e la sua indipendenza, complimenti.

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