Chi può dare una risposta organizzativa e rappresentativa alle persone che hanno riempito le piazze per la pace e non si riconoscono più nei partiti di una sinistra che ha smarrito valori e progetti di un’alternativa possibile? Il Manifesto d’Intenti di Zuppi
di Giovanni De Plato, psichiatra e scrittore
La politica dei partiti del centro-sinistra tace, forse ha già derubricato lo straordinario evento della mobilitazione di massa del popolo “Propal”. La generazione Z si è svegliata e ha riempito le piazze e le vie delle città italiane contro le guerre e per “Una pace giusta”. La scesa in campo degli studenti è avvenuta imprevista e straordinaria e come tale continua. Molte città italiane sono state e sono riempite nelle vie e piazze da centinaia di migliaia di persone. La marea di ragazzi e giovani ha coinvolto anche famiglie, adulti e
anziani. Un popolo trasversale di ogni età, genere, professione, credo, schieramento politico e censo. Un popolo in fila per chilometri e marciante, con uno spirito combattivo e una vivacità urlante “Palestina libera” e “Fine della guerre”. Nei cortei non mancano i genitori e i loro ragazzini, non mancano i disabili in carrozzina, non mancano gli infortunati in stampelle. Insomma, tutti e tutte al grido “Pace!”.
Altro che estremisti violenti, come li dipinge il presidente del Governo nazionale che con colpevole strabismo parla solo alle paure indotte nella gente silenziosa. Altro che terroristi sostenitori dei terroristi, come sono stati accusati dai ministri e dai militari israeliani, i 500 pacifisti della Sumud Flotilla che ha tentato di arrivare a Gaza in soccorso delle vittime, degli ammalati e degli affamati. Se il presidente Meloni avesse avuto il minimo senso di responsabilità prendendo reale visione della partecipazione spontanea della gente alle manifestazioni di queste settimane, avrebbe dovuto ricredersi della sua politica subalterna ai capi delle potenze suprematiste. Si sarebbe, forse, avveduta da che parte sta una visione giusta, unitaria e democratica.
C’era in uno dei cortei festanti di Bologna un cartello di cartone con una scritta a pennarello portato da uno studente che recitava «Meno Meloni più Cocomeri». Ecco l’estremismo che teme la destra, che confonde
l’ironia dei manifestanti con la violenza dei pochi provocatori che non mancano mai (perché?).
La mobilitazione dei giovani e dei pacifisti si può dire che ha svegliato le coscienze. Israeliani e palestinesi stanno trattando per la pace. Se la “Pace” sarà “Giusta” lo decideranno i trattanti e non di certo i cortei o le piazze, che non mancano di un ideologismo violento (con diritto di parola) sempre da condannare.
Detto questo, oggi s’impone una questione molto seria. Come è possibile dare una risposta organizzativa e rappresentativa di lungo respiro a questa massa di gente che non si riconosce più nei partiti di una sinistra che ha smarrito valori e progetti di un’alternativa possibile? Come è possibile dare una risposta organizzativa e rappresentativa a questa folla che non si sente più difesa dalle organizzazioni sindacali? A queste domande la risposta finora manca.
C’è qualche indicazione che andrebbe presa in seria considerazione. È quella che proviene dal recente incontro organizzato dal cardinale Matteo Zuppi tra responsabili diocesani e sindaci della Città metropolitana per predisporre un Manifesto d’intenti. Il sindaco
Matteo Lepore partecipando ha affermato che le parole dovranno diventare fatti. Speriamo! I due Matteo hanno preso atto che la lunga folla che scorre per le vie e che si raduna nelle piazze è un nuovo soggetto politico: i giovani e i pacifisti vogliono essere operatori di pace, di convivenza e divenire una grande comunità aperta all’accoglienza per realizzare insieme il bene comune.
