Canale di Reno: scelta giusta, ma “a metà”

Aver riportato alla luce il canale “intombato” nel centro storico è un merito della Giunta. Ma per ridare dignità estetica alla zona andrebbe scoperchiato tutto il tratto che dalla Madonna della Grada arriva fino in via Marconi

di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – L’Officina delle Idee


Non sono molte le scelte fatte fino a questo 2025 dal nostro primo cittadino da me apprezzate, ma fra queste c’è il ridare la luce al canale di Reno.

Il canale di Reno fu “intombato” (mai termine fu più giusto, negli anni tumultuosi, e a mio avviso nefasti, nella storia di Bologna) in una corsa a un urbanesimo che spesso fu uno sfregio alla storia e alla “bellezza” della città.

Il passaggio del nuovo tram da Via Riva di Reno è una scelta del Comune che mi vede favorevole, questo anche perché la ricostruzione post distruzione del dopoguerra ha rappresentato, per l’area del Centro Storico tra via Marconi, via San Felice e via delle Lame, una invasione di periferia a grandi volumi nel centro con una edilizia supponente e fuori posto. Unica eccezione, in positivo, fu il Paladozza. È singolare e significativo, per esempio, che in una via delle Lame inutilmente raddoppiata di sezione, l’occhio può dolcemente riposarsi negli unici edifici scampati a una ricostruzione che poteva benissimo essere più conciliante con la storia della città.

Resti isolati del mare magnum di una modernità fuori posto, sono rimaste la Chiesa della Madonna del Ponte delle Lame, la Chiesa del Buon Pastore (angolo via Lame-via del Rondone), il bellissimo portico e Palazzo delle Suore Cappuccine Convertite a fianco della Chiesa ricostruita di San Filippo e Giacomo, e a Porta Lame la magnificente opera del Barelli, anche lei aggredita dalla edilizia a sette piani di palazzoni che incombono.

La luce sul canale tuttavia, è una mia opinione,  sarebbe stata ancora migliore se, invece di una scelta moderna, si fosse ripristinato l’impianto originale: le spallette del canale in pietra viva, i ponticelli pedonali com’erano e anche l’acciottolato in pietre di fiume.

Infine, ribadisco che si deve ridare la luce al canale sin dalla Madonna della Grada o di San Valentino  e fino all’incrocio tra via Riva Reno e via Marconi.


5 pensieri riguardo “Canale di Reno: scelta giusta, ma “a metà”

  1. Perfettamente d’accordo sul prolungamento fino alla Grada (personalmente lo scoprirei fino a via Galliera, dopo Palazzo Grassi). Sulle spallette in muratura non mi pronuncio, sarebbero più corrette storicamente, ma mi pare di ricordare foto nella zona della Grada dove c’erano le lavandaie in botte con la ripa senza spallette, comunque le attuali, minimali, che lasciano vedere bene il corso del canale anche ai bambini mi sembrano giuste, quasi non si notano … è il canale il soggetto, non le spallette. Paul.

    1. Il canale è acqua corrente, quella del Reno, le zanzare depositano le uova solo in acqua stagnante a protezione delle stesse. I roditori a Bologna ci sono come in tutte le grandi città, bazzicano i bidoni dell’immondizia, dove trovano da mangiare grazie a quelle persone che lasciano il rusco fuori dal bidone, nel canale del Reno non trovano niente. Se non mi crede vada a vedere e parlare con le persone che affacciano al canale, scoperto da sempre, quello che può vedere dalla spalletta del ponte di via Piella, o all’inizio di Capo di Lucca angolo delle Moline, anche riguardo alla puzza (che non c’è). Una o due volte l’anno, chiudono la chiusa di Casalecchio e lasciano vuotare il canale per manutenzione e pulizia, si figuri, aprire quel tratto di Via Riva di Reno non ha cambiato nessun parametro sanitario in città. Il problema dei parcheggi è comune a tutte le grandi città, in centro ci sono i parcheggi di Via Azzogardino, di P.zza dei martiri dell’VIII Agosto 1848, di Via Zaccherini, di Via Albertoni, sempre mezzi vuoti. Io aspettavo da 50 anni di rivedere il canale, mio nonno mi raccontava che si gettava nel canale alla Certosa e arrivava a nuoto fin quasi ai viali, era ed è acqua sana. Paul.

RispondiAnnulla risposta