Nasce nel 1997 come associazione di volontari per contribuire a ridurre la cecità evitabile e aiutare gli ipovedenti. Conta oggi su medici oculisti, specializzandi, ortottisti, ottici, infermieri, ferristi, anestesisti, che dedicano gratuitamente parte del loro tempo a intervenire nel continente africano, ma anche in un progetto a Bologna a favore dei non abbienti
di Bruno Damini, giornalista e scrittore
Tutto ha inizio con l’incontro fra due giovani medici specializzandi all’Università di Ginevra nel 1988, quando il bolognese Gian Luca Laffi conosce il medico senegalese Babacar Cissé, figlio di un ministro, il cui sogno era di aiutare le popolazioni senza assistenza sanitaria dei villaggi nell’area più povera del suo paese. Nel 1992, il governo senegalese mette a disposizione un terreno per la realizzazione di un dispensario oftalmologico a M’Bour, cittadina sul mare a sud di Dakar. Trovati i finanziamenti, nel 1995 il centro inizia ufficialmente l’attività. Si sviluppa la collaborazione con l’Italia e nel 1997, Laffi assieme al collega Carlo Sprovieri, lo specializzando Nicola Santacroce, lo studente Francesco Cordua, l’avvocato Marco Fina e il commercialista Francesco Fiore, danno vita ad Amoa che, da associazione di volontari si trasforma in Onlus nel 2008 e oggi è un Ente del Terzo Settore come organizzazione non profit.
I soci sono attualmente una settantina con quasi 350 volontari operativi fra oculisti, specializzandi, ortottisti, ottici, infermieri, ferristi, anestesisti, studenti e altri volontari, che dedicano gratuitamente parte del loro tempo a missioni in Africa, ma anche a Bologna, dove dal 2021 hanno aperto un ambulatorio ospitato dalla Chiesa di Santa Maria Della Misericordia, in Piazza di Porta Castiglione, dove vengono visitate persone in difficoltà economiche, metà delle quali italiane, con screening e fornitura gratuita di occhiali. Oltre a questo, Amoa ha sviluppato nella nostra città un progetto di prevenzione e educazione visiva con screening in Piazza Maggiore e l’ottico Andrea Garagnani porta avanti da anni, in collaborazione col Comune, il progetto “La favola degli occhiali” destinato ai bambini.
Mission di Amoa in Africa è contribuire a ridurre la cecità evitabile e aiutare gli ipovedenti perché nessun individuo diventi cieco per mancanza di strumenti e di personale preparato. Tutte le missioni sono finalizzate a predisporre ambulatori, sale operatorie oculistiche e laboratori di ottica che dovranno, nel minor tempo possibile, diventare autosufficienti, formando personale sanitario e parasanitario locale che possa garantire la continuità del servizio tutto l’anno. Amoa interviene anche in strutture ospedaliere già esistenti, donando apparecchiature specialistiche di qualità elevata. Fa prevenzione, promuovendo l’educazione sanitaria con indagini di screening e correggendo le deficienze con la distribuzione di occhiali correttivi, dando sostegno sanitario e formativo alle persone irreversibilmente cieche.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’Africa presenta un alto tasso di cecità, con circa 4,8 milioni di ciechi e 16,6 milioni di persone ipovedenti, numeri purtroppo destinati a triplicare entro la metà di questo secolo. La maggior parte dei casi è prevenibile o curabile: cataratta, errori rifrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo) e glaucoma, che costituiscono le principali cause di cecità in Africa. Il tracoma, l’oncocercosi e i deficit di vitamina A sono patologie endemiche in quel continente, specialmente nelle aree rurali e più povere, a causa della scarsa igiene, della mancanza di acqua pulita e delle difficili condizioni socioeconomiche, contribuendo a creare focolai di malattie che colpiscono la vista e causano problemi di cecità, soprattutto nei bambini.
Sul piano economico Amoa è sostenuta da donazioni, dalla raccolta del 5 per mille e dall’offerta gratuita o a prezzi di costo di materiali e attrezzature. L’associazione non ha impiegati e dipendenti, quindi i bassi costi di gestione permettono di dedicare tutte le risorse a sostenere le missioni per le quali vengono coperti soli i voli dei volontari che pagano di tasca propria i costi di permanenza nei vari paesi.
I numeri di Amoa sono impressionanti: 27 anni di attività con oltre 150 missioni in nove Stati (Senegal, Etiopia, Madagascar, Camerun, Zimbabwe, Togo, Ruanda, Ghana, Tanzania, Burundi, con sostegno economico all’Uganda). Oltre 600.000 sono i pazienti visitati, circa 100.000 quelli operati. Sono state donate centinaia di attrezzature, distribuite decine di migliaia di occhiali nuovi, allestite sale operatorie, ambulatori, laboratori di ottica e due sale informatiche per non vedenti.
In questi anni, l’associazione ha preso in carico i corsi di formazione specialistica del personale africano, medici, infermieri, ortottisti, contribuendo poi a sostenere in parte i loro salari. Oggi, ad esempio, colpisce vedere chirurghi locali che, grazie ad Amoa, operano con una tecnica moderna e meno invasiva per rimuovere la cataratta, la facoemulsificazione (o “faco”), che consiste nel frammentare e aspirare il cristallino opacizzato con ultrasuoni, per poi sostituirlo con una lente intraoculare artificiale.
Ultimamente l’associazione ha comprato e portato in Camerun un Oct (Tomografia Ottica Computerizzata), strumento ad alte prestazioni che consente un esame diagnostico non invasivo per ottenere immagini ad alta risoluzione e a strati di retina, nervo ottico e cornea. Viene impiegato per diagnosticare e monitorare numerose patologie come la maculopatia, la retinopatia diabetica, il glaucoma e la sindrome dell’occhio secco, permettendo di individuare precocemente alterazioni anche minime.
Nel 2025 Amoa ha effettuato 11 missioni in Burundi, Camerun, Etiopia, Ghana, Madagascar, Rwanda, Senegal e Zimbabwe, mentre sono attivi 29 progetti in 9 paesi dell’Africa con doppie sedi in Etiopia, Senegal e Ghana.
Abbiamo parlato della storia e delle attività dell’associazione con il fondatore Gian Luca Laffi, medico oculista, con il suo collega e attuale presidente, Francesco Martelli, con l’ottico Andrea Garagnani e con la fotografa Carolina Paltrinieri che collabora con l’associazione dal 2020 curandone gli aspetti video-fotografici e la comunicazione atta a favorire la raccolta di fondi.
Dai loro racconti emergono ricordi ed emozioni legate a particolari episodi. In Ghana si presentò un paziente dicendo che non riusciva a camminare. In realtà, era cieco a causa di una cataratta bilaterale, ma non aveva detto «non ci vedo», piuttosto «non riesco a camminare». Dopo averlo operato ai due occhi, una volta tolta la benda, abbracciò il dottor Martelli dicendogli: adesso riesco a camminare.
Ci sono purtroppo anche casi non più risolvibili come quello di una ragazzina con un glaucoma grave diagnosticato due anni prima, ma suo padre per mancanza di mezzi si era mosso in ritardo. Questo induce a una profonda riflessione perché per noi che viviamo in un certo benessere è difficile accettare che questa ragazzina arrivi a perdere la vista per motivi economici.
Una storia a lieto fine, specie per i suoi sviluppi futuri, è quella di Seydou Diallo. Era in corso una missione in Senegal per lo screening ai bambini delle scuole con un autorefrattometro. Questo giovane, che si era offerto di fare da interprete, cominciò a curiosare, particolarmente attratto da quell’apparecchio. Arrivava tutti i giorni fino a che non chiese di potere provare a usare quello strumento automatico. Nella missione successiva espresse sempre maggiore interesse per l’attività di Amoa fino a che l’associazione decise di pagargli il corso di laurea in optometria in Gambia, dove risultò il migliore. Così ha cominciato a lavorare come optometrista certificato nell’ambulatorio che è stato letteralmente costruito mattone su mattone da Andrea Garagnani, con l’aiuto dell’amico architetto Alessandro Tintorri, a Cabrousse, in Casamance, a pochi km dal confine con la Guinea Bissau. Oggi Seydou è un soggetto prezioso nella sanità della piccola regione di Ossouye, salariato dallo stato con un contributo di Amoa. Interviene come responsabile dell’oftalmologia nell’ospedale locale e si occupa anche del montaggio degli occhiali da vista che vende a prezzi calmierati a chi ne ha necessità mentre a chi non è in condizioni di pagarli vengono forniti gratuitamente con il sostegno dell’associazione.
Tutto questo è reso possibile dal senso etico che muove il volontariato, la consapevolezza di avere ricevuto tanto dalla propria vita lavorativa da sentire la necessità morale di una forma di restituzione nei confronti degli svantaggiati, di chi dalla vita ha avuto molto poco, traendo soddisfazione dai risultati che si possono ottenere, dalla fortuna di potere guardare il mondo con occhi diversi, quelli di coloro che fino a prima del loro intervento non potevano vedere.
Amoa Ets, Viale Gozzadini 5/2 Bologna 40124
Telefono: +39 339 326 5951
Email: amoa@amoaonlus.org

Bell’ articolo, è piacevole scoprire quanto lavoro fanno anche le piccole associazioni di volontariato che senza spendere cifre assurde in struttura e comunicazione lavorano in silenzio facendo grandi cose. Grazie a cantiere Bologna