Ai Magazzini Romagnoli di via Zago, per l‘autocandidatura ufficiale a sindaco di Bologna dell’imprenditore in vista delle amministrative 2027, oltre trecento persone tra esponenti della “Bolobene” ed eletti e dirigenti di Lega, Forza Italia e liste civiche di centrodestra
di Barbara Beghelli, giornalista
Poco politico, empatico, molto simpatico. Sono i segni distintivi di Alberto Forchielli, autocandidatosi a sindaco civico di Bologna alle Comunali 2027 e che ieri ha esordito presentandosi alla città (incontro moderato dal giornalista Massimo Gagliardi). Boom! Splash! Gulp! Ma chi sarà mai questo “folle” che sfida la corazzata Potemkin, leggi il Pd col sindaco Lepore? E non a due mesi dalle elezioni, bensì un anno e mezzo prima del voto? Un pazzo? Un provocatore? Un protagonista?
Nossignore e signori, niente di tutto ciò.
Forchielli un lavoro ce l’ha da sempre, è imprenditore di successo, oltre che personaggio particolarmente amato da Crozza fin dal 2019, che poi, in realtà, lui e il grande attore non si sono mai conosciuti.
Noto per la sua importante esperienza in affari internazionali, è fondatore nel 2007 di Mindful Capital Partners (società di gestione indipendente specializzata in investimenti nel capitale di rischio di piccole e medie imprese); esperto conoscitore dei mercati asiatici – in particolare cinesi – e statunitensi.
E quindi? Chi glielo fa fare di buttarsi in politica?
«L’amore per la mia città», dice, «a cui devo tanto». Il candidato, visibilmente emozionato, con tono calmo spiega che ha deciso di coronare la sua carriera dopo trentuno anni vissuti all’estero proprio con la volontà di correre e provare a diventare sindaco, «perché Bologna ha bisogno di rinascere, di ritrovare entusiasmo e vitalità».
Ma curriculum e sogni a parte, come è stato percepito l’esordio, ieri, dopo che il suo neonato partito “Ora!” sta prendendo piede su scala nazionale, passo dopo passo, provincia dopo provincia? Lo stanno sentendo arrivare?
A giudicare dalla platea, sì.
Ai Magazzini Romagnoli di via Zago, infatti, c’erano 300 persone. E, davvero, in tanti anni mai visto un pubblico così rilassato e felice, quantomeno dai tempi di Renzi, che riempiva le sale e faceva pure ridere macinando politica moderata.
Platea più di centro che di destra, tante facce note della “Bolobene”, magari oggi un po’ invecchiate ma sempre quelle, amici di una vita del candidato, ma anche consiglieri comunali civici, leghisti, di quartiere di Forza Italia, ex consiglieri, ex assessori in cerca di una “casa”, moderata naturalmente. Poi una folla di curiosi, cittadini che vorrebbero avere più spazio dialettico e condividere le scelte che si fanno sulla città, finora unicamente subite, e che hanno fatto diverse domande.
Lui, peraltro, dopo un iniziale timidezza, tira dritto e si scalda, mirando al cuore dei problemi, meglio delle risposte.
Il tram? «Adesso che lo teniamo per sempre, ma se vincerò io la terza linea non si fa». Ah, beh, sì beh…
Porta stimoli, dice lui, e quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Sulla sicurezza per esempio cercherebbe di andare d’accordo col ministro degli Interni Piantedosi, combattendo senza remore le baby gang. Cosa pensa di Fico? Una «boiata pazzesca», E di Unipol? «L’unico grattacielo è suo», ma sulla città cosa ha in mente? L’importante è «muoversi – sbotta – dagli studentati fuori le mura al turismo, anche quello sportivo, oggi gestito malissimo: occorre fare!».
Poi rassicura: «Vedrete, se faccio il bravo, l’appoggio arriverà da tutto il centrodestra». Convinto lui, convinta la platea dei Magazzini, ma la strada, si sa, è ancora lunga e tortuosa. Si vedrà.
Conclude la serata con una precisazione, il candidato civico Forchielli, giusto per sgomberare il campo da nebbia e malvagi dubbi: «Mi hanno chiesto chi ho dietro a tutto questo… Inciòn!» (nessuno), prorompe in dialetto bolognese diventando tutto rosso in faccia e così, con l’ennesima battuta che però non guasta, anzi, e la sala che chiassosamente si entusiasma e ride, si chiude il primo capitolo di questa particolare discesa in campo.
È questo l’esordio di un “estremista di centro”, come si definisce lui, che vorrebbe fare il sindaco di Bologna anche se a settant’anni e non è un politico di professione, epilogo di quella che è destinata a diventare una never ending story.
Dopodiché giù, un altro applauso da star.
Photo credits: Ansa.it

Sempre che l’entusiasmo e la vitalità che Bologna deve certamente ritrovare non siano quelli di continuare nella trasformazione della città in tavola calda e turistificio: guai principali – a mio parere gli unici- che stanno però stravolgendo la Città e la sua società portandosi dietro, come una valanga, moltissime altre problematiche.
Ho il dubbio che il sig. Forchielli, ragionando da imprenditore, non possa capire le esigenze che solo la Politica potrebbe/dovrebbe raccogliere: abbiamo bisogno di un Politico, che si occupi del bene comune!!!
A questo punto penso ci si debba impegnare per nominare un diverso candidato sindaco dalle primarie di centrosinistra, magari la sfidante delle scorse primarie, che all’epoca pagò esageratamente l’appoggio di Renzi; e oggi siamo in molti a morderci le mani.
S.
Forchielli è un illustre Carneade un novello Battistini che ha anche detto che bisogna dare un calcio in culo alla polizia municipale, che adesso si chiama polizia locale il che denota una certa ignoranza, con candidati del genere Matteo Lepore può dormire sonni tranquilli il secondo mandato è assicurato
Simpatico Forchielli? Non direi proprio. Temibile? Non mi sembra. Bologna ha bisogno di altri alberghi a cinque stelle, dice.
E di ristoranti stellati.
Perché? Dovrebbero essere queste le preoccupazioni dell’amministrazione comunale ? Con una candidatura di destra di questo tipo direi
che a Matteo è garantita la rielezione.
Sig. REBAUDENGO, io ho descritto la presentazione. La gente rideva ed era allegra. Puo’ piacerle o no ma e’ così.
L’assessora Conti appoggia Lepore. Sulla polizia Locale forse si e’ mal espresso ma il concetto era quello di far uscire più pattuglie. 24 h.
È uno spietato classista dai modi goliardici, e non conosce etica e morale
Gent.ma signora Caterina, io non lo conosco cosi bene da classificarlo come lei scrive. L’ho sentito una volta per lavoro in mezzo a 300 persone a cui piaceva molto ascoltarlo e che immagino lo voteranno. Però non è mai etico offendere il prossimo e porsi sull’altare del giudizio altrui. Questo il mio pensiero è quanto mi hanno insegnato.
Buona serata
La mettiamo sottosopra questa Bologna! Che crescano le gru”;che si entri in caos creativo alla Trump,per cosi dire! Di questo stravolgimento ha bisogno Bologna! Battiamo per un dopo Lepore irruento! Così riassumo l’entrata in campo dell’uomo che viene da lontano per rieducare Bologna! Io non la penso cosi ed oso avanzare una provocazione;per me Bologna ha bisogno di ‘fla’nerie,ripensando a Baudelaire che sbozzo’il primo grande ritratto di flaneur!E’ lui il poeta dei fiori del male;che batte le vie di Parigi in preda a chissa’ quale frenesia emotiva!e per lo studente bolognese od anche fuori sede a Bologna e’ bello sposarsi alla folla,prendere dimora nell’ondeggiante,nel movimento,nel fuggitivo,nell’infinito.Essere fuori casa e,cionondimeno,sentirsi nel proprio domicilio.Essere a Bologna ed esserne nascosto.Non e’ da tutti sapere perdersi in una citta’.A Bologna si puo’ imparare la lezione di Walter Benjamin :ero per strada ed in mezzo al suo clamore!e sapevo perdermi per strada! A provocazione rispondo con provocazione!c’e’ una letteratura sulla nostra irripetibile citta’ universitaria,sui suoi ‘portici’ sulle sue viuzze ignote ed ammalianti.Bologna semmai e’ da riscoprire come ‘galleria di vita’-De hoc satis,caro Forchielli.Siamo solo agli inizi.La nostra e’ la rivoluzione ,per Bologna,della flanerie! Arrivederci nel prossimo futuro