Il marketing dell’annuncio, oramai strategico per la destra di governo, ha prodotto l’ennesimo brodino caldo, semplice, immediato e rassicurante. Peccato che il ministro abbia dimenticato di aggiungere che per 118 unità che entrano, saranno 200 ad andare via. Ma cosa volete che sia, sono dettagli da poco
di Andrea Femia, digital strategist cB
Dopo l’ennesimo fatto tragico alla stazione di Bologna, che ha visto l’intera città devastata dalla morte del capotreno Alessandro Ambrosio, e mentre cresce una diffusa sensazione di insicurezza che attraversa trasversalmente il Paese – non solo a Bologna e non solo tra chi non vota questa destra – il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per affrontare questo inverno “caldo”, ha scelto la strada più collaudata da questo governo: il marketing dell’annuncio.
In pompa magna, il Viminale ha fatto sapere che arriveranno 118 nuovi agenti di polizia nel nostro territorio. Il messaggio è di per sé semplice, immediato, e se vogliamo tralasciare per un attimo il giudizio personale, limitandoci esclusivamente all’annuncio, anche rassicurante. Peccato che, al di là del valore soggettivo della lettura, lo stesso annuncio risulti anche profondamente fuorviante. Perché, prima di ogni cosa, di quei 118 agenti solo 60 saranno effettivamente destinati al Comune di Bologna. Ma soprattutto perché l’annuncio, che per sua stessa natura deve completamente abbandonare ogni forma di complessità, dice tutto su chi entra e nulla su chi esce. Però è giusto mettere in fila un po’ di dati, tanto sono abbastanza semplici.
Nel 2025, infatti, la Polizia di Stato in città ha già perso oltre 100 agenti a causa del turnover. Nel 2026 la Questura di Bologna ne perderà altri 100. Alla voce più registriamo 118. Alla voce meno registriamo 200. Chi scrive in matematica ha sempre avuto delle grosse lacune, ma fortunatamente qui siamo al livello prima elementare. Il saldo è presto fatto: non un rafforzamento, ma un impoverimento netto degli organici. Difficile legare un annuncio del genere al rafforzamento del concetto di presidio del territorio, anzi, verrebbe da dire che siamo di fronte all’esatto opposto. Il sindaco Lepore ha espresso preoccupazione per la gestione al ribasso del turnover, elencando i dati più a rischio (qui), così come preoccupazione in tal verso è stata espressa da un sindacato dei poliziotti, Sap (qui).
Quella del governo è una narrazione che si regge su un trucco comunicativo ormai perfettamente rodato, che chiunque abbia avuto anche solo a che fare con un’agenzia che si occupa di marketing ha ingoiato fino alla noia: contare gli ingressi, ignorare le uscite. Vendere il pro, dimenticare completamente il contro. A costo di immaginare, o comunque sia sperare, di dover parlare solo ed esclusivamente a persone che non sono in grado di capire nulla.
Per capire il meccanismo dovete immaginarvi uno di quei post su LinkedIn in cui un tale, generalmente molto elegante, si vanta di aver organizzato un evento che ha portato a raccogliere 60mila euro, senza mai minimamente citare che per la riuscita dell’evento di euro ne sono stati spesi 100 mila. Al netto di questa operazione, cliccare sul tasto invio e aspettare le notifiche piene di emoji degli applausi.
Quello che accade a chi organizza eventi, però, non è esattamente un problema nostro. Che raccolga molto, che raccolga poco, di base la nostra vita rimane perfettamente uguale. E nemmeno un titolo di giornale ci cambia così tanto la vita, se è vero che abbiamo vissuto nella stessa epoca storica di “Libero” e “La Verità”, e siamo ancora vivi. Magari acciaccati ma vivi. Quando si parla di chi ha il compito di far rispettare le regole dell’ordinamento sociale nel quale ci muoviamo le cose sono un po’ diverse, però.
A rendere tutto più difficile da digerire è questo gigantesco quadro strutturale che tende così tanto al paradossale. L’Emilia-Romagna è la terzultima regione italiana per numero di agenti impiegati dallo Stato, pur essendo la sesta per popolazione e per estensione territoriale. Un dato che non ha bisogno di dietrologie per risultare allarmante: basta leggerlo così com’è, in tutta la sua disfunzionalità.
E sia chiaro, per evitare le solite caricature che si potrebbero leggere da destra: nessuno chiede la militarizzazione delle strade. L’idea che più divise equivalgano automaticamente a più sicurezza è stata ampiamente smentita, anche sul piano della percezione sociale. Ma esiste una verità altrettanto valida: l’insicurezza cresce anche quando si sa che gli agenti sono pochi, troppo pochi persino per garantire turni sostenibili, ferie, presenza ordinaria.
In questo contesto, i 118 sbandierati dal ministro non rappresentano una risposta, ma un’operazione simbolica. Un numero che tra l’altro rimanda a situazioni parecchio emergenziali, spesso disperate. Sceglierlo per fare effetto e non per colmare davvero un vuoto rischia di essere di cattivo presagio per chiunque si affascini di numerologia applicata alla vita di tutti i giorni. Fa tra l’altro sorridere che in questi giorni la Lega, per bocca del consigliere Matteo Di Benedetto, si sia lamentata dei 100 vigili in meno in 20 anni – così come riportato nell’intervista rilasciata a “InCronaca” (qui)– Qui parliamo di 82 poliziotti in meno tra il 2025 e il 2026. E il ministro è una loro diretta espressione. Diciamo che la situazione non è esattamente esaltante.
Non resta che una sgodevole sensazione, abbastanza stantia in questi anni, e cioè che a governare la paura con gli annunci, invece che affrontare il problema con politiche serie, strutturali e verificabili, si riuscirà sicuramente a mantenere saldo il potere e il consenso, ma allo stesso tempo si perde, passo dopo passo il rapporto con ciò che serve per davvero. Come se fosse del tutto irrilevante rispetto al resto.

Che qualcun’ altro si sia svegliato sulla situazione dell’ordine pubblico a Bologna fa ovviamente piacere. Resta da chiarire se identificazioni, esecuzione di sfratti per occupazioni pluriennali e richiesta di giusta pena per chi commette reati siano pure tornati di moda.