Bologna, continuano le proteste contro lo stop a Città 30. Ieri in via Azzurra. Intanto il rapporto Istat può aiutare a capire cosa accade sulle strade della città. Senza la pretesa di avere certezze, perché i dati includono incidenti in autostrada o dove il limite è superiore anche ai 50 kmh, un dato emerge: il tasso di mortalità sulle nostre strade è tra i più bassi della regione, la metà in percentuale di Ravenna nel 2024, l’anno in cui sotto le Torri entrò in vigore il progetto annullato dal Tar il 20 gennaio. Si parla di vite e pure di casse pubbliche
di Paolo Pontivi, giornalista
Un miliardo e settecentomila euro. È il costo dell’incidentalità stradale con lesioni alle persone sostenuto nel 2024 in Regione, pari a 377 euro pro capite e con una ripercussione sul totale nazionale (che è di circa 18 miliardi) del 9,2%. Dati che sono tornati sotto la luce dei riflettori dopo che il Tar dell’Emilia-Romagna il 20 gennaio ha accolto il ricorso dei tassisti e annullato l’ordinanza di Bologna Città30. Nel 2024, al suo primo anno di applicazione, la riduzione del limite di velocità in alcune vie della città aveva concorso a portare al risultato di zero pedoni uccisi e a un calo significativo dei feriti e dell’incidentalità generica.
Per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, si tenga ben presente che i costi sociali degli incidenti stradali costituiscono soltanto una stima del danno economico subito dalla società a causa di tali eventi. E come risulta dai rapporti Istat, il danno economico corrispondente non è mai rappresentato da una spesa diretta sostenuta dalla società ma dalla quantificazione economica degli oneri che, a diverso titolo, gravano sulla stessa a seguito delle conseguenze causate, appunto, da un incidente stradale.
Particolarmente interessante è il metodo di calcolo di tale costo, là dove le voci considerate si riferiscono sempre al singolo individuo coinvolto e comprendono la mancata produttività, i danni non patrimoniali, le spese per il trattamento sanitario, i danni danni materiali a veicoli, edifici, strade, e i costi di intervento dei servizi di emergenza, quelli costi processuali e quelli di amministrazione. Nel dettaglio, l’operazione complessa necessaria al risultato finale impone di moltiplicare il costo medio umano per ferito e il numero dei feriti totali, il cui risultato si somma poi al costo medio umano per decesso. Questo primo parziale risultato si moltiplica nuovamente per il numero di morti totali, sommati ai costi generali medi per incidente prima moltiplicati per il numero totale di incidenti stradali con lesioni.
Tra le voci di danno che astrattamente possono poi essere liquidate in un successivo procedimento giudiziario, particolarmente problematica è quella che include il danno esistenziale da perdita di congiunto, non tipizzato specificamente dalla legge ma incluso, per orientamento giurisprudenziale costante, nell’alveo del più generale danno non patrimoniale. Attraverso l’interpretazione estensiva della corrispondente norma del Codice Civile (l’art. 2059) si arriva oggi a riconoscere un’autonoma voce di ristoro patrimoniale ai parenti della vittima, somma che, contestualmente, vale ad aumentare i costi sociali complessivi dell’incidentalità stradale.
A Bologna la metà dei morti di Ravenna
Per la destra Bologna30 è una scelta ideologica e inutile, per la sinistra serve a salvare delle vite: Come stanno davvero le cose? Siamo andati a spulciare i rapporti dell’Istat per capire che cosa sta accadendo sulle strade della città. Senza la pretesa di avere certezze su Bologna30, perché i rapporti comprendono incidenti che avvengono anche in autostrada o sulle strade dove il limite di velocità è di gran lunga superiore ai 30 chilometri orari, un dato emerge con forza: il tasso di mortalità sulle strade di Bologna è tra i più bassi della regione e la metà in termini percentuali di Ravenna nel 2024, l’anno in cui sotto le Torri sono entrati in vigore i nuovi limiti di velocità.
Nello stesso anno, in regione, si sono registrati 16.758 incidenti con 21.632 feriti e 273 decessi. A Bologna (intesa non solo come centro storico ma come intera area metropolitana, comprensiva di rami autostradali e tangenziali) si sono segnalati 3.900 eventi con 48 morti, in calo rispetto all’anno precedente che aveva visto 77 vittime, con una rilevante variazione percentuale di -44,2%. Interessante è anche il tasso di mortalità che in città è tra i più bassi della regione (eguagliato soltanto da Rimini e Reggio) e che si attesta al 4,7%, distanziando di più di 5 punti la maglia nera di Ravenna (9,8%).
Sempre nel 2024 si sono ridotti complessivamente i tre principali indicatori di incidentalità. L’indice di lesività (il numero di feriti ogni 100 incidenti) scende da 129,8 punti a 129,1, quello di gravità (il rapporto tra numero di decessi e la somma dei decessi e dei feriti moltiplicato per 100) diminuisce da 1,3 a 1,2, e quello di mortalità complessiva varia da 1,7 decessi del 2023 al 1,6 ogni 100 incidenti.
Numeri che sembrano irrilevanti, ma che rapportati al totale complessivo dei sinistri fanno sentire il loro peso, contribuendo al segno generale più positivo rispetto al passato. Le aree urbane, in ogni caso, sono ancora quelle più critiche e sono interessate dal 69,9% del totale degli incidenti che, per la maggior parte, si verificano lungo un rettilineo (il 45%), in corrispondenza di un incrocio (il 19,6%), di un’intersezione (il 19,1%), di una rotatoria (il 8,9%) e di una curva (il 6,2,%). Le prime tre cause di incidente rimangono la guida distratta, il mancato rispetto delle regole di precedenza e la velocità troppo elevata che portano alla concentrazione della maggior parte dei sinistri (il 58,6%) nei cosiddetti Poli urbani che, in Emilia-Romagna, sono 16 e comprendono quei centri di maggiore offerta di servizi in cui risiede il 44,7% della popolazione totale.
L’articolo è tratto da due pubblicazioni di “InCronaca”, il giornale del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna (photo credits: Ansa.it).

Tra i dati quantificabili sia in percentuali che in valori assoluti molto ben rappresentati in questo articolo, andrebbe inserito un elemento imponderabile che è la stabilità emotiva spesso alterata da rumori improvvisi o crescenti. Che si stia camminando da soli o in compagnia, lo stato emotivo è assorbito dal pensiero e dagli affetti ; troppo spesso i rumori del traffico, al variare delle velocità, alterano all’improvviso la nostra tranquillità mentale e inducono timore, paura, spavento improvvisi. Il limite dei 30 all’ora non è ansiogeno,