In nome di Andrea Purgatori Bologna è presidio per la libertà di stampa

Il giornalista del “Corriere della Sera” l’1 febbraio avrebbe compiuto 73 anni. Una data che la città, per l’impegno in primo luogo della famiglia e dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, ha trasformato in una festa (“Buon compleanno Andrea”) e in un impegno perenne a difesa del giornalismo, minacciato ogni anno di più in tutto il mondo e purtroppo anche nel cosiddetto “Occidente libero”, Italia compresa. Perché una stampa indipendente è il sale della democrazia

di Giampiero Moscato, direttore cB


Andrea Purgatori, il celebre giornalista del “Corriere della Sera” che fu capace di sfondare il “muro di gomma” messo davanti alla verità sulla strage di Ustica, l’1 febbraio avrebbe compiuto 73 anni. Una data che la città, per l’impegno in primo luogo della famiglia e dell’Associazione parenti delle vittime della strage, ha trasformato in una festa (“Buon compleanno Andrea”) ma soprattutto in un presidio perenne per la libertà di stampa, minacciata ogni anno di più in tutto il mondo. Purtroppo anche nel cosiddetto “Occidente libero”, Italia compresa.

Domenica scorsa, in occasione dell’anniversario della nascita del cronista – morto il 19 luglio 2023 a Roma in circostanze al centro di un’inchiesta giudiziaria, nell’ipotesi di colpe mediche – in Cappella Farnese, a Palazzo d’Accursio, c’è stato un momento estremamente significativo di una giornata voluta fortemente dai figli Edoardo, Ludovico e Victoria e dalla moglie. Una data che vuole celebrare, d’ora in poi, un cronista che «ha trasformato la ricerca della verità in passione e coraggio, dando voce a chi non ha potere sfidando l’ingiustizia».

La città da cui partì il Dc9 Itavia, abbattuto 46 anni fa, secondo l’inchiesta giudiziaria, durante una battaglia aerea, ha scelto di mobilitarsi non solo nel ricordo di Purgatori e delle sue formidabili inchieste. Ha scelto, lo ha detto il sindaco Matteo Lepore intervenendo a Palazzo d’Accursio, di costruire attorno alla sua figura e al suo lavoro un baluardo del diritto della cittadinanza di essere informati. Dunque di avere un’editoria e un giornalismo indipendente, forte, autonomo, sottratto a ogni controllo autoritario. Un quarto potere capace di raccontare, controllandolo, il lavoro degli altri tre poteri in cui è diviso lo Stato moderno.

La giornata ha vissuto vari momenti: la mattina al “Muretto di Andrea” al Parco della Zucca, di fronte al Museo per la memoria di Ustica, poi il pranzo solidale alle Cucine Popolari di via del Battiferro, quindi la consegna della prima edizione del “Premio nazionale Andrea Purgatori” a Nello Scavo, Sigfrido Ranucci e la redazione di “Report”, Francesca Mannocchi, Gabriele Cruciata, Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, di cui i giornali hanno dato ampio risalto in questi giorni. In serata, al Modernissimo, la proiezione del film “Fortàpasc”, di cui Purgatori fu uno degli sceneggiatori, che racconta la vicenda del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985.

Tra il premio e il film c’è stato un dibattito, al quale sono stato invitato quale direttore delle testate del Master in giornalismo di UniBo, sul tema: “Quanto incide sulla democrazia un’informazione controllata?”, moderato dal portavoce dell’Associazione Articolo 21 Giuseppe Giulietti. Sono intervenuti i presidenti dell’Odg, Carlo Bartoli, della Fnsi, Vittorio Di Trapani, il segretario della Federazione europea dei giornalisti, Ricardo Gutierrez, il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, la rappresentante Osce per la Libertà dei Media Barbara Trionfi, il presidente consiglio italiano per i rifugiati, Roberto Zaccaria (in streaming), la vicedirettrice del “Corriere” Fiorenza Sarzanini, l’inviato di “Repubblica” Paolo Berizzi (l’unico cronista europeo sotto scorta per minacce nazifasciste) e, con un messaggio, l’arcivescovo della città e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi.

Bologna è la città da cui il 27 giugno 1980 partì, diretto a Palermo, il Dc9 Itavia che precipitò nel mar Tirreno. Morirono tutte le 81 persone a bordo. Secondo la verità ufficiale di quel momento la causa fu attribuita a un cedimento strutturale. Purgatori fu il primo, e per lunghi tratti l’unico, a non fermarsi a una verità di comodo che scaricava le cause della strage a un’incolpevole compagnia aerea. Grazie alla sua tenacia, da quasi 46 anni si stanno aggiungendo faticosamente ma inesorabilmente pezzi di verità. Manca il tassello più importante: chi ha colpito l’aereo civile, abbattendolo. Deve dunque continuare l’impegno per la ricerca di verità e giustizia.

Bologna si è impegnata, dal luogo che la rappresenta, il palazzo comunale, perché questa ricerca possa proseguire, chiedendo a chi, in Italia, in Francia, negli Usa, a Bruxelles ha poteri per farlo, di squarciare quel muro di gomma che impedisce di dire la verità sulla strage. La presidente dell’Associazione, Daria Bonfietti, ha scritto più volte su questa testata (l’ultimo testo qui). Sulle cause della strage ci sono versioni diverse, è noto. Di certo però si sa che ci sono troppi brutti silenzi sulle manovre di aerei militari quel giorno attorno al Dc9.

Una stampa libera, forte e autorevole serve a fare in modo che la memoria non si disperda e non cessi la richiesta di verità a chi può darla o aiutare a trovarla. Nella giornata dedicata a Purgatori è stato ricordato che sono 30 i giornalisti italiani uccisi nel dopoguerra, 29 vivono sotto scorta per le minacce, migliaia sono intimiditi e minacciati da querele temerarie, ovvero fatte al solo scopo di mettere a tacere chi scrive, sapendo che in base alle norme attuali quasi mai chi le fa subirà una conseguenza. Nel mondo le cifre sono spaventose. Una buona politica deve mobilitarsi a difesa di un buon giornalismo, nel solco di Purgatori e di giornalisti come quelli premiati in suo nome. Bologna ha scelto di farlo.


Un pensiero riguardo “In nome di Andrea Purgatori Bologna è presidio per la libertà di stampa

RispondiAnnulla risposta