“A body engineered by water”. Claudia Amatruda alla Fondazione Gajani

Dal 3 all’8 febbraio, in occasione di ArtCity 2026, la mostra apre un dialogo tra le pratiche di Gajani e Amatruda, entrambe rivolte al corpo come dispositivo critico e politico. Un invito ad attraversare con la propria fisicità gli spazi della Fondazione alterati dal buio, elemento che costringe all’attenzione, ponendo così il visitatore e la visitatrice in una tensione spiazzante e liberandosi dalla normatività imposta ai corpi

di Sara Papini, curatrice d’Arte


Per l’edizione di ArtCity 2026 le stanze della Fondazione Carlo Gajani vengono contaminate attraverso il lavoro dell’artista visuale Claudia Amatruda.

Il corpo – tecnologico, acquatico, cyborg – di Claudia Amatruda entra negli spazi della Fondazione, luogo che conserva la presenza dell’artista che l’ha abitato e che oggi accoglie una nuova forma del corpo come linguaggio.

L’allestimento, totalmente in penombra, è un omaggio alla camera oscura, rendendo la casa-studio un ambiente quasi teatrale: le sale restano scure mentre fasci di luce isolano fotografie, sculture, installazioni e video performance, per un’osservazione lenta e fisica. Intuizione creata grazie alla curatela di Fuori sedia e Sara Papini.

Le opere trasformano lo spazio domestico in un ecosistema in cui il corpo umano e non umano è paesaggio, archivio e dispositivo di adattamento.

Fulcro della ricerca di Amatruda è l’ibridazione con gli strumenti d’aiuto resi necessari nella sua vita da una malattia degenerativa: non elementi sottrattivi, ma estensioni sintetiche che, assorbendo logiche rigenerative del mondo marino, propongono un’idea di corporeità futura e ibrida.

L’ingresso offre una prima occasione di confronto sullo stesso campo: la fotografia. Le figure ritratte da Gajani e Amatruda si misurano e si differenziano su più fronti, dalla scelta del medium al racconto politico che le fisicità narrate esprimono. Le fotografie si relazionano a un archivio scultoreo, fotografico e illustrativo creato da Amatruda – frammenti raccolti e stratificati che permettono all’autrice di speculare sull’evoluzione umana e animale.

Proseguendo lungo il percorso espositivo, l’indagine fotografica si espande con l’installazione cinetica Autoritratto Cyborg n.1 – finanziata dalla Fondazione C.M. Lerici ed esposta per la prima volta in Italia: una vasca colma d’acqua sostenuta da una struttura metallica e attivata da un motore che ne genera un’oscillazione continua, senza mai provocare la fuoriuscita dell’acqua. L’opera articola una tensione permanente tra controllo e instabilità, configurandosi come il ritratto di un corpo umano e metallico, in cui l’acqua diventa metafora di adattamento e dipendenza dai dispositivi che ne regolano il movimento.

Nella camera da letto, immersa nel buio, emerge Pinna Nuova, una scultura in resina trasparente realizzata a partire dal calco della schiena dell’artista. Figura inesistente, a metà tra umano e mammifero marino, prende forma come una creatura mitologica: invisibile fino a quando la luce ne attraversa la trasparenza, rendendola visibile nello spazio.

Due video installazioni – realizzate durante una residenza artistica all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma – occupano le nicchie dell’abitazione, mostrando il corpo dell’artista come luogo di trasformazione: la stampella si fa estensione vitale, una visita medica diventa uno spettacolo teatrale in cui il corpo viene messo alla prova e lo sguardo medico si trasforma in quello dello spettatore, fino a fondere i pensieri della paziente con quelli della dottoressa, esplorando trasformazione, limite e azione.

La mostra apre un dialogo tra le pratiche di Gajani e Amatruda, entrambe rivolte al corpo come dispositivo critico e politico. Un invito ad attraversare con la propria fisicità gli spazi alterati dal buio, elemento che costringe all’attenzione, ponendo così il visitatore e la visitatrice in una tensione spiazzante e liberandosi dalla normatività imposta ai corpi.

Opening

Martedì 3 febbraio 17:00 per la stampa 18:00 per il pubblico

White Night

Sabato 7 febbraio dalle 16:00 alle 24:00

Orario aperture

5-6 e 8 febbraio dalle16:00 alle20:00

Presso Fondazione Carlo Gajani, Via dè Castagnoli, 14, Bologna

Nota sull’accessibilità

Ci teniamo ad avvisare che, a causa di ragioni strutturali legate all’edificio storico, per raggiungere lo spazio espositivo è necessario percorrere due rampe di scale. Siamo molto dispiaciute di non essere riuscite a risolvere questo limite, nonostante la disponibilità di Fondazione Gajani. Saremo felici di fornire materiali digitali e approfondimenti video a chiunque non potesse accedere fisicamente alla mostra. Non esitate a contattarci ai seguenti indirizzi:

info@fondazionecarlogajani.it

saratraumer23@gmail.com


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