Il Cpr non serve, ma de Pascale ha messo il dito nella piaga

Occorre dare risposta alla richiesta di sicurezza che viene da larghi strati di popolazione e che non si fonda solo su suggestioni innescate dalle campagne della destra o sulla “percezione” di pericoli in realtà inesistenti. E per farlo bisogna trovare intese con chi, nella maggioranza, è disponibile a mettere da parte la demagogia e la propaganda

di Aldo Balzanelli, condirettore di Cantiere Bologna


Sono abbastanza d’accordo con la critica che Pier Francesco Di Biase (qui) ha rivolto al presidente della Regione Michele de Pascale sull’opportunità di valutare l’apertura di un Centro per i rimpatri anche in Emilia Romagna. Come è stato fatto notare da più parti i centri esistenti hanno numerosi posti liberi, quindi se è opportuno o necessario rinchiudere qualcuno, le sbarre esistenti sono del tutto sufficienti. Inoltre i Cpr sono luoghi nei quali i diritti sono decisamente annacquati, per usare un eufemismo, e quindi un democratico non dovrebbe simpatizzare per un’istituzione poco aderente ai dettami i costituzionali.

Detto questo tuttavia il presidente della Regione ha infilato il dito in una piaga aperta: come dare risposta alla richiesta di sicurezza che viene da larghi strati di popolazione e che non si fonda solo su suggestioni innescate dalle campagne della destra o sulla “percezione” di pericoli in realtà inesistenti. Vi sono aree delle città dove è davvero poco sicuro passeggiare, dove le persone, soprattutto gli anziani, hanno paura a uscire la sera, dove lo spaccio avviene a cielo aperto, dove si ripetono le risse a colpi di machete per il controllo del territorio. Siamo d’accordo che la criminalità più pericolosa non è quella degli immigrati agli angoli delle strade, ma quella dei colletti bianchi, della mafia (di cui nessuno parla più), dei movimenti dei grandi capitali che sfuggono a ogni controllo. Ma non si affrontano i problemi negando o sottovalutando la realtà dell’insicurezza crescente e senza dare risposte convincenti ai cittadini. È sbagliato non tener conto delle statistiche che raccontano come una quota consistente dei crimini di strada siano attribuibili al fenomeno dell’immigrazione. 

Tutta colpa degli immigrati irregolari dunque? Certo che no. Il traffico degli stupefacenti è saldamente in mano alle mafie e a insospettabili “italiani” e lo spaccio stradale gestito prevalentemente da africani è il frutto delle folli politiche sull’immigrazione che negando ai “clandestini” la possibilità di trovare un lavoro li spinge, per sopravvivere, tra le braccia dei gestori del traffico di droga.

Bologna ospita centinaia di minori stranieri non accompagnati. I servizi sociali svolgono un lavoro immane per cercare di offrire loro una prospettiva di vita alternativa al crimine, ma lo fanno con personale e risorse risicatissime. Con scarse possibilità di costruire percorsi di formazione che conducano a un’occupazione. Ma un diciassettenne che si trova da solo in Italia senza alcuna prospettiva per sopravvivere è così strano che accetti di fare il “cavallo” per qualche connazionale inserito nel giro dello spaccio?

Che fare dunque? La destra sforna un giorno sì e un altro pure provvedimenti demagogici che non risolvono nessun problema (ultimo il disegno di legge che ciancia su un blocco navale impossibile da realizzare). Il governo Meloni ha pesantemente fallito sul tema della sicurezza tanto che anche tra i suoi elettori cresce il malumore per il mancato mantenimento delle promesse: bloccheremo l’immigrazione, moltiplicheremo le espulsioni, metteremo tutti i delinquenti in galera e butteremo la chiave eccetera. Gli sbarchi invece crescono, le espulsioni languono e i delinquenti sono sempre in strada, perché è facile urlare ricette acchiappavoti, più complicato metterle in pratica. 

A me sembra che la sortita di de Pascale, magari sbagliata nell’indicare nei Cpr una soluzione, abbia avuto il senso di sollecitare una riflessione sulla necessità di offrire una risposta  “di sinistra” al problema dell’insicurezza crescente. Andando oltre la propaganda dietro la quale si nascondono costantemente gli esponenti del governo, che scaricano il barile accusando gli enti locali di non fare la propria parte e annunciando rinforzi che spesso non bastano neppure a coprire il turn over delle forze dell’ordine. Ma anche superando una certa superficialità con la quale a sinistra si tende spesso a minimizzare il problema, non comprendendo che così non si fa altro che fornire un’autostrada alle tesi di razzisti e xenofobi.

Occorre saper costruire con pazienza (e capisco che ce ne vuole tanta per far finta di non sentire le baggianate che sgorgano da ogni telegiornale), un rapporto con chi, anche tra le forze dell’attuale maggioranza, è disponibile a discutere mettendo da parte propaganda e demagogia, e cercare di costruire insieme, trovando soprattutto le risorse necessarie, un progetto che offra un’opportunità e non un ghetto alla grande maggioranza degli stranieri per bene che hanno scelto il nostro Paese per cercare di migliorare la propria esistenza. E contemporaneamente individui provvedimenti severi ma efficaci e non costruiti per conquistare il titolo di un giornale, per rendere inoffensivi i delinquenti e più sicure le zone critiche delle nostre città.


Un pensiero riguardo “Il Cpr non serve, ma de Pascale ha messo il dito nella piaga

  1. De Pascale ha sollevato un tema scottante e giustamente si son levate più voci, quella di Francesco Di Biase di alto senso etico, e le altre per lo più a sfavore e molti silenzi eloquenti, ma come giustamente dice Aldo Balzanelli, un politico con responsabilità istituzionali come De Pascale non può guardare solo al suo elettorato.
    I temi più rilevanti sono:
    – lentezze burocratiche e politiche infinite per il raggiungimento della nazionalità, per i ricongiungimenti, per le certificazioni di equipollenza dei titoli di studio, per le regolarizzazioni e le “concessioni” del permesso di lavoro, gli scarsi controlli nelle piccole imprese e nella ristorazione della regolarità lavorativa e salariale ecc.
    – Per i lavoratori stranieri regolarizzati e magari con nazionalità italiana trovare casa in affitto è dieci volte più difficile che per uno studente di pelle bianca, peraltro a prezzo esagerato anche per quest’ultimo.
    – Infine: sul tema dei minori non accompagnati la situazione è drammatica. Per gli errori legislativi e gestionali. Una intervista ad Adriana Scaramuzzino, ex magistrata e reduce da una esperienza negativa in questo campo, sarebbe molto utile.

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