La città è un cantiere a cielo aperto. Si soffre oggi sperando di stare meglio in futuro. Ma una civiltà si misura anche dai bagni pubblici. Una nota dolente sono i gabinetti di via IV novembre, in pieno centro, sul lato dello stesso palazzo comunale. Necessari, utili, ma decisamente poco accoglienti. Il Comune non riesce a trovare 10 mila euro per rifare l’accesso e renderlo davvero fruibile anche a persone con difficoltà di movimento o ridotte in carrozzina? C’è un montascale, ma l’ingresso del seminterrato è una barriera quasi insormontabile. Magari si potrebbero anche renderli più belli, accoglienti e, perché no, dotati di bidet
di Ileana Rossi, giornalista
La città di Bologna è un cantiere a cielo aperto. Il centro una grande pista di slalom per i pedoni, di cui numerosissimi stranieri. L’auspicio è che si soffra oggi per stare meglio domani: in viabilità, bellezza e decoro urbano.
Parlando di decoro, una nota dolente, direi offensiva per la città sono i gabinetti pubblici in via IV novembre, in pieno centro e su un lato dello stesso palazzo comunale. Necessari e utili, certo meglio di niente, ma così come sono risultano decisamente poco accoglienti. Una nota stonata per una città civile come Bologna.
Ora, mantenendo il sito, il bilancio del Comune non riesce a trovare 10mila euro per rifare l’accesso? Renderlo davvero fruibile anche a persone con difficoltà di deambulazione e soprattutto a quelle costrette in carrozzina? Certo, c’è il montascale per scendere nel seminterrato, e ci sono anche i cartelli che lo definiscono accessibile ai disabili. Ma è un’impresa scendere e, una volta giunti all’ingresso sotterraneo, c’è una barriera quasi insormontabile, fatta di tornelli apribili con una moneta. Magari qualcuno che ha bisogno non ha tutto quel tempo che oggi servirebbe per accedere. Magari servirebbe pure rinnovare le piastrellature, la pavimentazione, i servizi, le porte e l’ingresso, per rendere quel luogo più gradevole e piacevole. Nel contempo, una tangibile testimonianza della civiltà italiana, di cui Bologna è autorevole testimone, sarebbe dotare ogni servizio anche di bidet.
L’accoglienza felsinea non può essere solo cibo, ma anche mettere a proprio agio gli ospiti e gli stessi cittadini sempre più anziani, senza costringerli a tappe obbligate nei bar a consumare caffè per accedere ai servizi. Occorre in primis estendere in città il numero di servizi igienici pubblici, restando legati alla tradizione italiana di servizi igienici pubblici in locali puliti e accoglienti con personale, senza ricercare soluzioni “estere” di servizi che paiono scatole, non hanno porte, sono facilmente deteriorabili e comunque costano. La presenza di un addetto garantisce la pulizia dei servizi e, nel contempo, funge da “presidio” sul territorio. Il personale può essere reclutato tra associazioni di volontari anziani, ben presenti a Bologna. Speremus.

Si, interessante.
Una soluzione più immediata e meno dispendiosa potrebbe essere mettere una clausula alle richieste di dehors e tavolini, con l’obbligo per bar e ristoranti a dare questo servizio alla comunità.
Riguardo ai bidet, vista la nuova utenza per cui abbiamo preparato l’abitare in Città, è più probabile che li tolgano dalle case private.
🙂
Buon giorno!
S.
Concordo e sottoscrivo. La carenza di servizi igienici pubblici a Bologna grida vendetta! Vi invito anche a fare un giretto in periferia al Parco di Via dei Giardini o Ca’ Bura che dir si voglia, soprattutto nel week-end! Non devono essere necessariamente gratuiti ma diffusi, accessibili e puliti sì!
Ah, i servizi pubblici giapponesi che abbiamo ammirato nel film “Perfect days” (2023)! Certo ci vorrebbero addetti come il meraviglioso signor Hirayama.
Caro Santoro, studia su https://tokyotoilet.jp/en/ e lavora per realizzarne almeno qualcuno. Un giro e info sui servizi presenti in città, gratuiti e/o a pagamento