C’eravamo tanto amati: Elisabetta Gualmini lascia il Pd

Con una conferenza stampa al Senato, l’eurodeputata annuncia l’addio al Partito democratico che, a suo dire, «ha legittimamente cambiato natura» sotto la guida di Elly Schlein. Contestuale l’approdo ad Azione di Carlo Calenda e il passaggio al gruppo parlamentare europeo Renew Europe

di Barbara Beghelli, giornalista


Addio Pd schleiniano, “me ne vado”. Sbatte la porta con decisione, l’europarlamentare Gualmini, che da oggi passa ad Azione e al gruppo Renew Europe nel Parlamento europeo. Una lunga gestazione, par di capire, non certo una scelta di pancia: non “gioca” più a far finta che vada tutto bene e lascia quel che prende dietro sé stessa, lei cambia e chi non cambia resta là. Iscritta al Pd dal 2014, vera intellettuale della politica, docente universitaria, volto noto dei talk show di tutte le reti nazionali e moglie di Salvatore Vassallo, a suo tempo parlamentare del Pd (2008/2013), ieri era davvero un fiume in piena. Che sia stato un addio doloroso?

«La mia è stata una scelta molto sofferta», ha detto con forza, ma anche «estremamente convinta: ho pensato che l’unica persona che non dovevo tradire era me stessa e le mie convinzioni». Chapeau.

Affiancata dal segretario nazionale di Azione Carlo Calenda e da quello emiliano-romagnolo Marco Lombardo, suo collega di vecchia data, Gualmini ha innanzituttoassicurato che questo suo cambio non prefigura una corsa parallela per le elezioni amministrative del 2027 sotto le Due torri. Sarà, indubbiamente oggi ha avuto parole nette: «A Bologna non intendo candidarmi. Vorrei riuscire ad arrivare al gruppo europeo Renew Europe perché ci sono procedure e passaggi formali che si consumeranno nella prossima settimana, e là stare».

Detto ciò ha poi chiarito quello che tanti si aspettavano dicesse, cioè che «Si è spostato il Pd, non io».

Dichiaratamente «moderata, liberale, profondamente pragmatica e riformista», dunque agli antipodi della dottrina by Elly, l’europarlamentare di Azione ha poi affondato la lama: «Per me approdare in Azione è un po’ come tornare a casa, con Lombardo abbiamo fatto tante battaglie dettate da un comune sentire sul territorio dell’Emilia-Romagna e di Bologna». Ecco: che si riferisse agli esordi del Pd?

Poi scivola indietro su un amarcord delle sue origini partitiche, quando afferma di essersi avvicinata al Pd proprio quando l’attuale segretaria Schlein decise di uscirne: situazione che «specularmente vedo proprio oggi».

Ma il fiume in piena non si placa mica qui, esonda per bene. «Sono fortemente convinta che, del tutto legittimamente, il Pd abbia cambiato natura. Un cambiamento strutturale, profondo, una mutazione genetica che ha portato a un riposizionamento sulla sinistra radicale e sull’asse Landini-Conte-Fratoianni-Bonelli che taglia fuori quella cultura e quel riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza. In questo Schlein ha fatto un capolavoro». 

Quindi si sente coerente e garantista, che «è sempre stata prerogativa del centrosinistra», pronta a votare sì al referendum giustizia perché «penso che sia una riforma giusta».

Il leader di Azione, Carlo Calenda, dal canto suo, spiega: «Quello di Elisabetta è un percorso molto simile al mio nonché di tanti altri esponenti di Azione che si sono formati nell’idea che esiste un liberalismo sociale, che appartiene anche a una trazione popolare e che è incarnata pienamente, oggi esclusivamente, dall’Europa». Il dibattito nel Pd è aperto.


10 pensieri riguardo “C’eravamo tanto amati: Elisabetta Gualmini lascia il Pd

  1. Questi politici che hanno fatto solo danni alla sinistra se escono dal pd fanno solo il bene del partito che liberandosi dai renziani e dai democristiani forse riuscirà in futuro a tornare ad essere veramente un partito di sinistra invece che un accozzaglia di correnti che sgomitano fra di loro. Inoltre, questo vale per tutti i parlamentari, sarebbe ora di finirla con tutti questi cambi di casacca se uno/a è stato eletto in un partito se non gli va più bene si dimette e torna a lavorare sempre che abbia lavorato in vita sua.

  2. Chapeau, ma le domande restano

    L’articolo accoglie senza riserve la narrazione autoassolutoria di Gualmini: “si è spostato il Pd, non io”. Ma qualche domanda sarebbe stata utile. Stiamo parlando di una figura che ha governato l’Emilia-Romagna per cinque anni come vicepresidente di Bonaccini, non di una semplice opinionista televisiva. La sua politica di punta fu il reddito di solidarietà, una misura di marcata ispirazione sociale finanziata con risorse pubbliche aggiuntive: difficile conciliarlo con il profilo liberal-riformista che oggi rivendica come ragione dell’addio. Cosa ha fatto, dall’interno, per contrastare la deriva che oggi denuncia? E il tempismo non è secondario: esce proprio mentre si schiera col sì al referendum sulla giustizia sostenuto dal governo Meloni. Il pezzo non se lo chiede. Quel “Chapeau” finale chiude ogni domanda prima ancora di aprirla. Resta comunque una domanda di fondo, forse la più semplice: Renew Europe invece di S&D, Azione invece del Pd — per una pensionata di Bologna o un operaio di Modena, cosa cambia davvero?

    1. Il pezzo è come un quadro, non si fa il referendum prima di scriverlo, decide l’autore, almeno qui. Per lei è una narrazione assoluta, per tanti altri no. Comunque c’è scritto che “è stata una scelta sofferta”, come ha detto la Gualmini in conferenza stampa. Ma vedrà che ne riscriveremo, lo spazio verrà di nuovo.

  3. speriamo che a lei si aggiungano presto la Picerno la Moretti la Mogherini e Sannino (messi recentemnete sottio accusa dalla magistratura della UE e tutti gli altri tipo Guerini, che votano sempre SI ad ogni decreto che autorizza l’inVio di armi allUkraina CONTRARIAMENTE AI DETTAMI DELL ART 11 DELLA COSTITUZIONE

  4. liberalismo di sinistra? mi sembra una contraddizione nei termini. Dov’è il solidarismo di sinistra? La terza via, di anglosassone memoria, mi sembra da tempo fallita.
    Sarebbe ora che ad ogni cambio di casacca, dopo essere stati eletti e qui per la seconda volta (! a conferma della scelta, opportunistica (?) nello stesso partito) i votati siano per legge decaduti dall’incarico. di chi sono ancora i rappresentanti? E con le liste chiuse sarebbe ancora di più auspicabile.

    1. Mi sembra una domanda più che giusta, è stata eletta nel PD e ora è al parlamento Europeo, come voterà ? sicuramente non con la delega che ha avuto e’ sicuramente un fatto di DIGNITA’. CHE PURTROPPO TROPPO SPESSO I VOLTAGABBANA NON SCELGANO LA DIGNITA’ ma solo l’interesse personale E’ UNA VERGOGNA ,

RispondiAnnulla risposta