L’apertura di nuove rotte aeree verso gli scali aeroportuali emiliano-romagnoli ha portato a una nuova contrapposizione tra Regione e Comune, preoccupato per le possibili ripercussioni occupazionali sul Marconi. Stabilire un limite allo sviluppo dello scalo, prendendo in considerazione anche eventuali rinunce in termini economici, è però una necessità non più eludibile
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Lo stadio preoperatorio di Piaget, o “fase egocentrica”, è un momento fisiologico e fondamentale dello sviluppo cognitivo infantile che si manifesta, generalmente, nell’intervallo che va dai 2 ai 7 anni di età. In essa, il bambino tende a interpretare la realtà soltanto dal proprio punto di vista, ponendovisi al centro, e manifesta un’evidente carenza di empatia cognitiva, che genera tra le altre cose una notevole difficoltà ad accogliere emozioni e prospettive diverse dalle sue. Di norma, questa fase evolve naturalmente grazie alla socializzazione e allo sviluppo del pensiero logico.
Non di rado, tuttavia, una fase non dissimile – per quanto obiettivamente più sfumata – è attraversata dal paziente che abbia iniziato un percorso di psicoterapia, soprattutto laddove questi abbia di base una forte difficoltà ad affermare i propri bisogni e a far rispettare i propri limiti. Come sanno bene congiunti e amici, non sono tendenzialmente momenti piacevoli. Per amore, però, si fa questo e altro.
Analizzata da un punto di vista meramente politico, l’ennesima frizione egoica e passivo aggressiva tra Regione e Comune, questa volta scatenata dalla gestione del traffico aereo (qui), suggerirebbe un’incompatibilità di visione tutta interna al Partito democratico circa la strategia di sviluppo di quel settore. Un’incompatibilità che forse, sul versante più strettamente personale, potrebbe invece essere risolta con qualche seduta di terapia di coppia, magari presieduta dalla segreteria nazionale. Ma, come si dice, questi sono “affari di famiglia”, e dunque non ci riguardano.
Ciò detto, una volta ammessa la nostra impossibilità a stabilire se serva o meno «maggiore attenzione per Bologna», come rivendicato dall’assessore comunale a mobilità e infrastrutture, Michele Campaniello, possiamo concentrarci sulla seconda parte del suo comunicato, decisamente più alla nostra portata. Perché se le preoccupazioni dell’Amministrazione per «eventuali ripercussioni occupazionali nella nostra città» dimostrano una particolare solerzia rispetto alle tematiche economiche e del lavoro, come da tradizione sviluppista del partitone emiliano-romagnolo, dall’altra cozzano con un piano regionale di redistribuzione del traffico aereo che, auspicabilmente, porterà anche a una diminuzione dei sorvoli su Bologna, accompagnata da un certo sollievo per una discreta fetta di cittadini residenti e per quel gruppo di consiglieri comunali, capitanati da Detjon Begaj, che sin da inizio mandato si sono presi in carico la questione, convinti che per porvi rimedio servisse cambiare qualcosa.
Con le dovute proporzioni, la vicenda dell’ex Ilva di Taranto dovrebbe averci insegnato che contrapporre anche involontariamente salute e lavoro, economia e diritti, non è soltanto sbagliato di per sé ma è controproducente per la credibilità di chi governa. E che trovare un equilibro tra queste diverse esigenze, pur partendo dal presupposto che ciascuno di noi nella vita può avere diversi impieghi ma avrà sempre un corpo solo, non è possibile fintanto che non ci si confronta con l’ineludibile verità che, dai rapporti interpersonali allo sviluppo economico, tutto ha un limite oltre il quale non è giusto né utile andare.
Per queste ragioni, posto che a oggi il numero di aerei sulla città resta identico, possiamo dire che, anche davanti a qualche eventuale danno economico, la riduzione dei voli diretti verso il Marconi sarebbe comunque tre volte santa e benedetta. Al di là di ogni pur comprensibile punto di vista.

vorrei invitare il sindaco Lepore a prendere temporaneamente casa in affitto in zona Beverara – Corticella ed avicinarsi un pò di più aiproblemi reali della gente piuttosto che a preoccuparsi solo del mancato business. Anche da certe decisioni in merito ad interventi edilizi in aree alberate indispensabili ai giochi eserni dei bambini, mi sembra che questa giunta stia sempre più alluntanandosi dalle giuste esigenze della popolazione bolognese in fatto di diritto sacrosanto alla salute.
Mentre ontinu a pensare che, vista la precaria posizione dell’attuale aeroporto, uno spostamento dello stesso in aree più lontane dalla città saarebbe alquanto opportuno ed urgente, sono d’accordo con chi ha scritto l’articolo: almeno blocchiamo e riduciamo altri sorvoli sulla città e spostiamoli (sempre che siano necessarie altre rotte) su altre città dell’Emilia Romagna.
Personalmente ritengo che il tema vada analizzato da un punto di vista ben diverso.
Anche ammesso, e credo sia vero, che l’aeroporto di Bologna presenta limiti evidenti e insormontabili, l’approccio proposto dalla Regione Emilia-Romagna mi pare inutile e dannoso.
Di fronte a un problema di questo genere si sarebbe dovuto elaborare un progetto industriale e infrastrutturale…purtroppo questo avrebbe però implicato di dovere scegliere su quale aeroporto puntare a supporto di Bologna.
Molto più facile è invece usare delle risorse pubbliche, a pioggia per fare uno sconto su tutti gli aeroporti nanetti della Regione.
Il risultato sarà, forse, qualche voto in più per il Presidente, ma non credo una Ragione più efficiente e competitiva.