Si tende spesso a minimizzare le situazioni difficili o ingiuste, ma certe soluzioni poco ambientaliste e “calate dall’alto” evidentemente non sono più accettabili, e così si finisce per lottare. E scontrarsi. È il caso degli alberi del parco Mitilini-Moneta-Stefanini del Pilastro, dove sorgerà (forse?) il museo per i più piccini, Futura
di Barbara Beghelli, giornalista
C’è per caso qualcuno che non ama gli alberi, in questa città? Perchè, davvero, puntuale come la messa cantata della domenica, ogniqualvolta si tratta di segarne qualcuno (in realtà molti più di uno) per farci delle scuole nuove o un museo per bambini o magari un bel bar, si scatena il putiferio.
Si tende spesso a minimizzare le situazioni difficili o ingiuste, ma certe soluzioni poco ambientaliste e “calate dall’alto” evidentemente non sono più accettabili, e così si finisce per lottare. E scontrarsi. È il caso degli alberi del parco Mitilini-Moneta-Stefanini del Pilastro, dove sorgerà (forse?) il museo per i più piccini, “Futura”.
Giovedì scorso quindi il solito film, stavolta al giardino pubblico del Pilastro: quelli che da un paio d’anni siamo oramai abituati a vedere: il cantiere occupato da varie sigle e comitati poi mezzo devastato (barriere abbattute, cavi tranciati, una telecamera del Comune e un mezzo, che ripagheremo noi). Occupanti che fanno il camping, in gesto di presidio. Uova e pietre contro gli agenti. Scene per certi versi già viste alle Besta, ma così proprio non va. Perché i progetti vanno realizzati, se utili, ma sempre considerando i cittadini e il fatto che gli alberi siamo noi: permettono la vita, sono la nostra essenza, i polmoni verdi della Terra, con le loro radici che si intrecciano, sotto, e i rami che si abbracciano verso il cielo. Quindi perché abbatterli, in un contesto di grave emergenza climatica conclamata, perdipiù, e in un quartiere stracolmo di palazzoni? Se proprio serviva un museo lì…
E così venerdì mattina, tra l’indifferenza dei più, succede che la polizia debba presidiare l’ingresso del palazzo comunale perchè gli attivisti ribelli avevano annunciato che avrebbero interrotto il question time del Consiglio comunale.
Futura ciaone? Chissà.
Ma dove sta la verità, dove l’equilibrio, nella storia del MuBa, museo che abbiamo fotocopiato forse da altre città metropolitane del Belpaese, tra cui Milano e Roma? E perchè la gran parte dei residenti pilastrini riunitisi in comitati è contraria, in primis il comitato Mu.basta (a cui hanno aderito Pap, Ecoesistenza e Cambiare Rotta) più Extinction Rebellion?
«Non ci hanno ascoltati – dicono loro – avevamo chiesto di parlare con l’assessore Daniele Ara anche due settimane fa», ma niente. «Il progetto era condiviso», replica Italia Viva.
Naturalmente puntuali come le proteste sorgono i commenti dei consiglieri. Fratelli d’Italia attribuisce «responsabilità totale» al sindaco: «Dice sempre che ci sarà partecipazione e confronto, però poi quando si arriva all’evento finale i cittadini si lamentano perché non sono stati coinvolti», afferma il coordinatore cittadino del partito, Francesco Sassone. Per i consiglieri civici, invece, «questa marea di soldi pubblici si sarebbe potuta spendere in altra maniera, più utile ai bisognosi, e soprattutto senza utilizzare spazi verdi che in una zona ad alta densità abitativa sono importantissimi». E se la protesta dei cittadini è «sacrosanta» in quanto «il Comune non li ha di fatto coinvolti nella decisione del progetto se non a parole», non può sfociare «in azioni distruttive che evidentemente vanno contro il rispetto delle legge».
Di Coalizione civica, Avs e della «formale vicesindaca Emily Clancy non si registrano segni di vita», rileva Potere al Popolo, il cui comunicato spiega che «in maniera un po’ goffa gli esponenti del Pd dipingono il presidio permanente come covo di ogni male, agitando lo spettro di “quelli venuti da fuori” contro i “veri pilastrini”. Eppure da quando il parco è stato liberato dal cantiere, non hanno fatto che aumentare le persone che partecipano al presidio, in centinaia stanno firmando la petizione per far ritirare il progetto, esprimono solidarietà e sollevano i tanti problemi del Pilastro. A partire dal Parco e dal tram che si ferma prima del Ponte di San Donnino».
Infine, non poteva mancare il commento di uno dei candidati sindaci oppositori di Lepore, Alberto Zanni di “Una Nuova Bologna” (che alle scorse amministrative però lo appoggiava, a suo dire): «Il Museo dei bambini e delle bambine è un investimento di 6 milioni destinati al quartiere, risorse importanti che il Pilastro non può permettersi di perdere». Ah, beh.
Photo credits: Rai-Tgr Emilia-Romagna

Nell’ articolo ci sono argomentazioni che condivido ma anche parecchie falsità: non mi risulta che siano state lanciate pietre e nemmeno uova e già questa falsità mi fa incazzare visto che la polizia si è limitata ad osservare senza praticamente muovere un dito. Seconda falsità nessun mezzo è stato danneggiato dai manifestanti e non c’è stato nessun sversamento di olio inquinante nel terreno come affermato dall’ assessore Madrid. Il danno documentato da immagini in possesso anche della Digos è stato causato dalla rottura di una benna di uno dei mezzi della ditta quindi andrei cauto a fare accuse infondate. Detto questo l’ amministrazione che si proclama la più green d’ Italia continua a fare l’esatto contrario disboscando a tutto spiano oppure tagliando alberi enormi danneggiati dai lavori per esempio del tram ( vedi viale Aldo Moro dove hanno abbattuto e devono abbattere ancora altri alberi le cui radici sono state danneggiate basta chiedere agli operai che stanno lavorando. Quell’ orribile museo dei bambini era proprio necessario costruirlo in un parco con tutti gli edifici in disuso o poco sfruttati che ci sono in zona? Termino questo lunga mia riflessione parlando dell’ ultimo imbarazzante progetto dei geni che ci amministrano: i portici di Bologna trasformati in rifugi climatici e protetti da tende rosse! Veramente imbarazzanti se queste grandi idee le avesse partorite la destra non oso immaginare che casino sarebbe saltato fuori e comunque tutto ciò va a loro favore.
Pietre e uova: così narrano le cronache e le forze dell’ordine. Non le avrà viste.
E che dire dei commenti di pd e assessori che in sostanza invocano una bella repressione poliziesca dei facinorosi, un po’ delusi che ancora non sia avvenuta come si deve, con toni che in nulla si differenziano da Piantedosi e Salvini?
C’è per caso qualcuno che non ama gli alberi, a Bologna?
SICURAMNTE SI ! IN PRIMA LINEA LEPORE EI SUOI ACCOLITI
NEMICI INCALLITI DEGLI ALBERI E DI OGNI FORMA DI ECOLOGIA FIN DALL’INSEDIAMENTO DELLA GIUNTA NEL 2022.
E POI BASTA COL DIRE “PROGETTI CONDIVISI”” CONDIVISI DA CHI??? 4 GATTI CHE si sono presentati a quelle riunioni dove ti mettono al corrente del fatTo compiuto?? SENZA ALCUNA POSSIIBLITA’ DI REPLICA ?? ma dai siamo seri impariamo a capire la differenza fra una scelta responsabile fatta in modo autonomo e consapevole dalla cittadinanza RISPETTO AD UN FALSO ASSOLUTO PER QUANTO BEN ARCHITETTATO IN PERFETTO STILE leporiano QUI COMANDO IO E DECIDO TUTTO IO. BASTA NOI CITTADINI NON NE POSSiAMO PIU’ DI QUESTO MODO DI PROCEDERE
Leggo da un messaggio del Comitato Besta:
«Al quartiere Pilastro, alla periferia di Bologna, la protesta contro la cementificazione del Parco Mitilini Moneta Stefanini non è stata soltanto una mobilitazione di residenti e ambientalisti. È diventata il segno di una frattura profonda tra comunità e istituzioni. E a renderla ancora più evidente è stata la presenza dei bambini.
Il progetto imposto dal Comune di Bologna — la costruzione di un museo per l’infanzia all’interno del parco — è stato avviato con l’apertura del cantiere tra le proteste. Prima sono caduti alberi enormi e sani, che garantivano ombra e qualità dell’aria; poi sono stati divelti giochi e panchine; infine sono iniziati gli scavi, sotto la sorveglianza della polizia in assetto antisommossa.
La “cultura” viene imposta dai colonizzatori con la violenza dei manganelli. Un dispiegamento di forze che molti residenti hanno vissuto come un messaggio chiaro: il progetto va avanti, con o senza consenso. Salvo poi piangere lacrime di coccodrillo invocando la “democrazia contro la violenza” mentre militarizzano un quartiere pretendendo che gli abitanti se ne stiano zitti e buoni.
In questo scenario, i bambini — proprio coloro nel cui nome si dice di costruire il nuovo museo — hanno preso posizione. Non sono rimasti a guardare. Hanno partecipato al presidio, hanno gridato la loro contrarietà, hanno visto con i propri occhi sparire il luogo dove giocavano ogni giorno.
Il paradosso è evidente: mentre si costruisce un “museo dei bambini”, si distrugge uno spazio vivo di gioco reale. Mentre si parla di cultura e futuro, si tagliano alberi maturi e si cancella un presidio verde in un quartiere che di spazi pubblici ne ha bisogno. La presenza dei più piccoli alla protesta non è stata una messa in scena, ma una reazione spontanea alla sottrazione di un bene concreto.
La giornata ha mostrato che non si tratta soltanto di un’opera urbanistica, ma di un modello di città: decisioni calate dall’alto, cantieri blindati, partecipazione ridotta a formalità. E quando persino i bambini sentono il bisogno di difendere il proprio parco, la domanda diventa inevitabile: chi è che davvero questo progetto dovrebbe rappresentare?»
Mi sembra che risponda in modo più approfondito ai temi del post.
E che dire dell’assenza del progetto museale? Abbiamo letto che ci saranno una palestra, un bar, delle attività come un laboratorio per l’educazione alimentare: tutte cose che fanno pensare a una casa di quartiere più che a un museo.
Perché i cittadini non hanno ancora potuto conoscere i contenuti culturali di questo cosiddetto nuovo museo e il relativo progetto di gestione?
Scrivete che il mezzo lo ripagheremo noi… invece i 6 milioni del pnrr, su di quelli non ci pensate che dovremo restituirli? E saranno ben di più?