Primo cittadino dal ’99 al 2008 (Pds e Pd), la sua sembrava una carriera senza ostacoli, fino alla lettera aperta del 15 dicembre 2012 in cui annunciò di non ricandidarsi più alla Camera, mentre stava per concludere il primo mandato parlamentare. Nella rigida liturgia del “Partito” non era mai successo: «La politica è una parte fondamentale della mia vita e non posso pensare di mettere davanti me stesso al suo valore». Seguì Bersani e Errani in Art.1, ma la politica per lui non fu più la stessa
di Vinicio Dall’Ara, giornalista, già capo ufficio stampa del Comune di Imola
Se non fosse stato un politico, Massimo Marchignoli avrebbe voluto fare il giornalista. Gli sarebbe piaciuto. Scrivere gli veniva bene. Tutti i suoi discorsi da segretario di partito, da sindaco, da deputato se li è sempre scritti da solo. Altro che ghost writer. Su fogli A5, a mano, con quella calligrafia che assomigliava a quella di un medico. Ricordarlo a sei anni dalla sua scomparsa, avvenuta l’8 marzo del 2020 a Castel del Rio, ha il sapore di un viaggio alle radici di quel riformismo che tanto lo animava, alla ricerca dei confini di quel vuoto enorme, umano e politico, che ha lasciato. Un vuoto che si avverte ancora di più oggi, insieme a una sorta di lezione di stile che ci ha dato, nel vivere la politica stessa.
«Era uno della buona razza imolese, uno che si sentiva dentro una storia… un percorso nel quale ti inchinavi davanti ai tuoi predecessori e lasciavi qualcosa ai tuoi successori», disse Pier Luigi Bersani, esprimendo il proprio cordoglio, intervistato da Enrico Agnessi sul “Carlino” di Imola il 10 marzo 2020.
Nato a Bologna nel 1958, Marchignoli è stato sindaco di Imola dal 1999 al 2008 (Pds e Pd), poi deputato Dem dal 2008 al 2013. In precedenza, aveva ricoperto la carica di sindaco di Castel del Rio (dal 1991 al 1999). Dal gennaio 1992 al giugno 1995 è stato anche presidente della Comunità montana Valle del Santerno e dal 1995 al 1999 consigliere della Provincia di Bologna. Sempre dal 1995 al 1999 ha ricoperto il ruolo di segretario della Federazione di Imola del Pds. Negli anni del secondo mandato da sindaco di Imola, è stato vicepresidente dell’Anci Emilia-Romagna e ai vertici del patto di sindacato di Hera.
Un sindaco del fare, pragmatico, che ci metteva la faccia, aperto all’ascolto e al dialogo. Umano, con i suoi pregi e i suoi difetti. E umile, con quella dote rara di saper confrontarsi con la sua squadra di assessori, nel quadro di una piena collegialità, oltre che con i “grandi vecchi” della città, per un consiglio in più, un punto di vista diverso. Che poi sapeva portare a sintesi con estrema risolutezza, senza tentennamenti nelle decisioni.
Passione, entusiasmo, la politica vissuta come servizio per il bene comune e profondo rispetto delle istituzioni erano le sue caratteristiche. Con una chiara “idea di città”: Imola proiettata nel futuro, aperta, europea, con solide radici nella cooperazione e nella solidarietà. «Era una persona intelligente e umana, è stato un ottimo sindaco di Imola», commentò Vasco Errani all’indomani della sua scomparsa.
Appassionato di motorsport, grande amico del pilota e team manager imolese Fausto Gresini e di Stefano Domenicali, allora ai vertici della Scuderia Ferrari, e super tifoso di Michael Schumacher e di Rubens Barichello, nei suoi due mandati da sindaco diede un forte impulso allo sviluppo della città. Lo fece sia attraverso un piano di investimenti vigoroso e ben distribuito nel territorio, migliorando e qualificando il volto di Imola (nuove scuole e impianti sportivi, teatri riqualificati, la Bretella, la riqualificazione del centro storico e l’accordo di programma per quella dell’ex manicomio dell’Osservanza) sia attraverso una indiscussa capacità di costruire relazioni solide, che elevarono il “rango” della città, non solo in ambito regionale. In questo contesto, la stretta relazione e la sincera amicizia personale con l’allora presidente della Regione Vasco Errani, con Pier Luigi Bersani (che, fra l’altro, lo volle come coordinatore dei deputati del Pd dell’Emilia-Romagna, nel corso della XVI legislatura), con Massimo D’Alema e l’affettuosa vicinanza di Renato Zangheri, insieme ai “grandi vecchi” della politica imolese Enrico Gualandi, Bruno Solaroli, Giorgio Bettini, Nicodemo Montanari e Raffaele Mazzanti, tanto per citare, definiscono il perimetro del suo pensiero e della sua sensibilità umana, prima ancora che politica.
Certo, l’epoca era diversa: c’erano più risorse (e molto meno social). Certo non mancarono momenti molto difficili e amari, come la perdita del Gran Premio di F.1 e dell’”Heineken Jammin’ Festival”, con l’ultima edizione di entrambi gli eventi andata in scena nel 2006, con lui sindaco. Certo non fu indolore la “battaglia” per lo spostamento da piazza Matteotti del monumento ai Caduti, per riqualificarla, che poi, grazie alla tenacia sua e di chi gli succedette nel governo della città, si risolse per il meglio.
La città era (ed è) robusta, i fondamentali erano (e sono) solidi, per resistere anche alla perdita di questi grandi eventi e a queste battaglie. E gli indirizzi che Marchignoli, con la sua giunta, aveva dato allo sviluppo futuro della città erano ben delineati.
La sua sembrava una carriera politica senza ostacoli, fino a quella lettera alla città, “rimbalzata” sui giornali il 15 dicembre 2012, in cui annunciava di non ricandidarsi più alla Camera, mentre stava per concludere il primo mandato. Nella rigida e ben codificata liturgia del “Partito”, a Imola non era mai successo. Fu uno choc. «La politica è una parte fondamentale della mia vita e non posso pensare nemmeno per un attimo di mettere davanti me stesso al suo valore», cominciava quella lettera, continuando: «Nemmeno posso pensare che qualcuno, in questo clima che richiede una risposta di buona politica… possa rappresentarmi o vedermi come un ostacolo». Di fronte ai pesanti dissidi interni al Pd imolese, riguardo alla sua ricandidatura, vissuta come «un ostacolo al rinnovamento, al cambiamento» come lui stesso spiegò, Marchignoli rispose facendo un passo indietro. Rispose con la dignità che lo ha sempre contraddistinto, nel rispetto della sua concezione della politica come servizio. Quando la notizia si diffuse, a chiamarlo subito, per primo, fu il segretario del Pd Bersani, per testimoniargli la sua amicizia e il suo abbraccio.
Da quel giorno la politica per lui non fu più la stessa, anche se non fece mai mancare il proprio contributo di idee, fino alla fine. E se non era lui a scendere a Imola, si saliva a Castel del Rio, per ascoltare il suo punto di vista, seduti in quel caffè, al centro della piazza. Nel 2017 aderì a Art.1-Mdp, seguendo Bersani ed Errani.
«Ricordo l’ultimo suo intervento ufficiale, nella sala del Consiglio comunale, a fine settembre 2019, per i 30 anni del Progetto di solidarietà Imola – Sao Bernardo: Imola e la sua storia recente, le sue radici più profonde, la necessità e la fatica di tenere assieme sviluppo e coesione sociale. Massimo conosceva Imola e ne aveva capito l’essenza. Questa sua visione, che per anni aveva ripetuto più e più volte, è il ricordo più bello che conservo di lui. E soprattutto, è la sua eredità più preziosa», dice Fabrizio Castellari, oggi consigliere regionale Pd, allora vice sindaco di Imola, al suo fianco per i due mandati.
Negli ultimi anni aveva deciso di affidare a Fb il suo pensiero, forse anche per cercare di lenire il peso delle amarezze, portato sempre con grande dignità e umanità, nei momenti di forza e in quelli di fragilità, senza mai lamentarsi. Condensò la passione per lo scrivere nelle poche righe dei post, che spaziano, senza che mai traspaiano rabbia o rancore, dai fatti imolesi a quelli nazionali e internazionali, tanto che «a volte sembrano essere un diario e una scuola di politica», scrive a quel gruppo di suoi amici che li ha voluti raccogliere in un libro.
Titolo: “Sinistra ti amo. 2019-2020. Pensieri e post di Massimo Marchignoli”, ripreso proprio da un suo post dell’8 luglio 2019, che recitava: «Sinistra ti amo ma così non mi piaci». Autoprodotto nel marzo 2021 (a un anno dalla sua scomparsa), oggi il libro è introvabile.
L’ultimo post pubblicato, il 2 marzo 2020, è un delicato e umanissimo omaggio a Bruno Solaroli (ex sindaco, ex deputato ed ex sottosegretario imolese), appena scomparso. Una morte che lo colpì profondamente, aggiungendosi al dolore per quella di un altro suo caro amico, Fabrizio Matteucci, avvenuta un paio di settimane prima. Sei giorni dopo, l’8 marzo, a lasciarci sarebbe stato Marchignoli.
Per chiudere questo suo “ritratto”, potremmo allora prendere a prestito le stesse parole che scrisse per concludere l’omaggio a Solaroli: «Ciao caro amico e compagno».
Photo credits: Marco Isola/Isolapress Imola
