Mettere tutto sullo stesso piano non aiuta a capire. Quando qualcuno pensa di imporre le proprie ragioni con la forza o con l’intimidazione, non siamo più dentro un normale conflitto politico o sociale. Il Pd sta facendo il suo lavoro: tenere insieme una comunità, difendere spazi di discussione democratica, sostenere un progetto e allo stesso tempo ascoltare un quartiere
di Enrico Di Stasi, segretario Pd Bologna
Ridurre quello che sta accadendo al Pilastro a una «querelle elettorale» o a un problema di dichiarazioni sopra le righe, è semplicemente sbagliato. E rischia di nascondere il punto vero.
Quando il confronto degenera, quando si arriva agli scontri con i cittadini, quando qualcuno pensa di imporre le proprie ragioni con la forza o con l’intimidazione, non siamo più dentro un normale conflitto politico o sociale. Siamo oltre. E questo non può essere banalizzato o ridotto a semplici liti di cortile tra cittadini, che non lo meritano.
Dire che la responsabilità è dei partiti che “non mediano” è una semplificazione comoda. Il Partito democratico, come l’amministrazione, in queste settimane ha promosso incontri pubblici, commissioni, momenti di confronto. Il fatto che non vengano seguiti e monitorati dai media non significa che non si svolgano. Si può discutere nel merito del progetto, ed è giusto farlo. Quello che non è accettabile è trasformare il dissenso in scontro.
Il Pd a Bologna sta facendo il suo lavoro: tenere insieme una comunità, difendere spazi di discussione democratica, sostenere un progetto e allo stesso tempo ascoltare un quartiere. È un lavoro faticoso, sicuramente più faticoso che buttare rifiuti in un cantiere o provare a demolirlo.
Il dissenso è legittimo, sempre. La violenza e l’intimidazione no: mettere tutto sullo stesso piano non aiuta a capire.
Per questo è sbagliato trasformare tutto in uno scontro permanente. Il Pilastro non è e non deve diventare il terreno su cui qualcuno costruisce consenso alimentando tensioni o raccontando il quartiere come un luogo di marginalità. Chi tiene davvero a questo quartiere lavora per migliorarlo, non per bloccarlo.
E una cosa va detta con chiarezza: il progetto del museo delle Bambine e dei Bambini si farà. È parte del programma su cui questa amministrazione ha ricevuto il consenso dei cittadini e ha il dovere di portarlo avanti. Possiamo discutere come migliorarlo, ma questo confronto deve essere serio, non ridotto a slogan o a discussioni da bar.
La responsabilità della politica, oggi, è tenere aperti gli spazi di confronto vero e costruttivo. È quello che stiamo facendo. Ed è quello che continueremo a fare.
Infine non posso fare a meno di trovare preoccupante la richiesta al Pd, di cui sono il segretario, di “placarmi”, come leggo nel commento di Pier Francesco De Biase (qui), soprattutto se proviene dalle colonne di un giornale. Lo trovo molto inquietante e antidemocratico. Non è zittendo i politici in modo che non dicano quello che non ci piace che si esercita il confronto. Io rappresento e do voce a tutta la comunità dem e non ho nessuna intenzione di placarmi, né di smettere di indignarmi. Perché significherebbe silenziare tutte le iscritte e gli iscritti, nonché gli elettori. Inoltre è finito quel tempo in cui i politici venivano zittiti, dopo per fortuna è arrivata la democrazia.
Photo credits: Il Resto del Carlino
***
Dato che il segretario del Pd ci chiama in causa direttamente riteniamo opportuno ricordargli che “placarsi” non ha il significato di “zittire”. Forse Pier Francesco Di Biase è stato un po’ tranciante nel suo intervento, ma ha posto un tema di riflessione, e se il segretario sfoglierà la Treccani scoprirà che “placarsi” significa “recuperare la calma” e non “silenziare”. Se si è risentito ci dispiace, ma questa testata, che per dichiarazione esplicita si colloca nel campo del centrosinistra, ospita ormai da qualche anno opinioni anche contrastanti perché questo riteniamo sia il compito di un organo d’informazione. Nessuno di noi pensa sia opportuno “zittire i politici”, ma ci aspettiamo anche che nessuno definisca “inquietante e antidemocratico” esprimere un’opinione diversa dalla propria.
Aldo Balzanelli

ieri ho inviato due righe di riflessione oggi dopo questa lettura e il momento di estraniamento che ho avuto mi limito a suggerire al portavoce Pd attuale di studiare la storia di Bologna dal 1943 al 1970 e di usare di più la modalità ascolto.
Il Museo al Pilastro era nel programma del sindaco, è vero. Ma non definiva il luogo, e anche questo è vero. Lo si sarebbe potuto fare lì, dieci metri più indietro sulla piastra di cemento, al parco Pasolini che è pochissimo vissuto, di fianco al chiosco di via Pirandello dove il verde non conta alberi e dove non ci sono abitazioni o pensarlo come attività diffuse utilizzando i numerosissimi negozi vuoti di piazza Lipparini.
Non in quello che da almeno tre generazioni è il giardino condominiale di 208 famiglie. Non senza ricordare che 50 e più anni fa quell’area verde era stata salvata dal Comitato inquilini del Pilastro trattando (e venendo ascoltato) con l’amministrazione Zangheri che spalmò le opere previste in più siti (il centro commerciale di via Pirandello, le scuole Romagnoli e Ada Negri, il Poliambulatorio, le residenze di via Salgari).
Dire che chi si oppone è persona dedita alla violenza, se ripetuto spesso, alla fine forse funzionerà: ricordo che, solo per stare agli ultimi due giorni, una ragazza è stata aggredita da un energumeno del comitato favorevole al Museo (che ha avuto la faccia tosta di andare anche a fare denuncia), un’altra ieri da un operaio del cantiere e, sempre ieri, una signora con il figlioletto in braccio è stata spintonata da un poliziotto che l’ha anche definita “puttana”.
Ma i violenti siamo noi che contestiamo l’utilità di quel progetto mentre il fatto che l’amministrazione lo imponga usando le forze di polizia è non violenza: è alta espressione di civismo, nota pratica pacifista. Tecnicamente sarà anche vero, ma sono tempi difficili quelli in cui la politica delega l’applicazione delle sue scelte al manganello, ai gas lacrimogeni, agli arresti e alle denunce.
In effetti l’arroganza della politica accomuna destra e sinistra. Che tristezza!!! Pensavamo che Bologna fosse diversa: lo è stata, ma decisamente non lo è più. Il PD ha copiato il decisionismo arrogante della destra, perché è più facile contrabbandare decisioni già prese come attenzione a un generico bene comune, che non dedicare tempo alle persone “reali” con le quali instaurare relazioni sincere, alla pari.
Il MuBa è una chiara punizione per i bambini del Pilastro. Sono nati nella parte sbagliata della città. Se abitavano vicino ai Giardini Margherita o vicino a Villa Spada o magari sui colli vicino Villa Ghigi siamo certi che lì nessun MuBa gli verrà mai costruito dentro nonostante se fosse veramente un progetto mirabilante come viene descritto avrebbe più senso metterlo in centro per farne godera da tutta la città e dai quartieri occidentali di Bologna. Li la classe altolocata ci fa la scuola elementare Longhena nel Parco Pellegrino mentre al Pilastro il verde viene sacrificato e usato come discarica di progetti per godere del PNRR.
Riguardo i presunti violenti includiamo tutti quelli fortemente critici al progetto come Mauro Felicori, Ugo Mazza, Danilo Gruppi, Gianni Tugnoli, Sergio Spina e la vostra candidata PD Alessianeva Marino, i 300 docenti di Bologna e i 18 maestri della scuola primaria Romagnoli?
Abbiamo visto finora arrestare ventenni e sparare a raffica “Lacrimogeni CS” (agente chimico condannato da Amnesty International e che lascia residui altamente tossici sul campo dove i bambini vannoi a giocare) ad altezza d’uomo e in una zona ristretta attorniate da case. Su questo la giunta ha qualcosa da dichiarare?
Pienamente daccordo con Aldo Balzanelli e Beppe Ramina.
L’Arroganza andrebbe bandita dalla politica progressista.
Saper ascoltare ed avere la forza di cambiare scelte palesemente errate sarebbero la base di una buona politica.
Invece stigmatizzare e faldamente etichettare come violente opinioni più che legittime certifica la debolezza .
Inoltre farne un problema di ordine pubblico contraddice i valori progressisti.
E ancor più quelli di sinistra.
Siamo fuori da una tradizione e incapaci di leggere la società.
Tutti fermi tutti zitti che se vi vede di stasi siete tutti fritti. dal giornalino di gianburrasca. I tempi stanno cambiando e se la base delegittima il vertice, che fare? Attenzione perchè la “matita elettorale” in mano ai cittadini è assai aguzza e può fare davvero male.
A Bologna la stampa non deve “zittire” il Partito democratico, anche quando non lo fa.
Intervenendo su Cantiere di Bologna a proposito dello scontro, non solo dialettico, sulla scelta del Sindaco e della Giunta di erigere al Pilastro un “museo dedicato ai bambini”, Pier Francesco Di Biase ha fatto un invito, a tutti, a placarsi e a moderare i toni. Questo invito, almeno a me pare, è stato un invito caso mai a ragionare e a cercare di superare una vera e propria rissa in corso sotto lo stesso tetto politico.
Chi scrive non è sotto quel tetto, e tuttavia a me pare che l’invito di Di Biase avrebbe bisogno di esser ascoltato, soprattutto da chi governa le Istituzioni a Bologna. Perché, sempre ricordando che non sono della “parrocchia”, a me pare che tanto i contestatori del Museo quanto il Comune di Bologna non ci stiano facendo proprio una gran figura…
In risposta a Di Biase è intervenuto Enrico Di Stasi, segretario Pd, nonché autorevole membro dello Staff del Sindaco, per aprire un altro fronte, questa volta verso il Cantiere che non è certo un giornale ostile al Sindaco né al suo partito, anche se a volte ospita altri “eretici” come il sottoscritto, sia dal centro sia dalla sinistra di Di Stasi. Il segretario Pd accusa il Cantiere di volerlo “zittire” e di dare dei segnali censori sul caso della contesa sul Museo dei Bambini. Aldo Balzanelli, che fa parte della redazione del giornale, è intervenuto pure lui per fare qualche necessaria precisazione. E quindi giustamente segnalava al segretario Pd che il Cantiere non aveva affatto “zittito” lui o le truppe di Palazzo D’Accursio, ma aveva appunto invitato i contendenti a “placarsi”, che è tutt’altra cosa.
Balzanelli è indubitabilmente di sinistra. Ma a me, anche in questa occasione, è sembrato in particolar modo un “cartesiano di sinistra”. Balzanelli segue infatti il precetto cogito ergo sum, penso ovvero esisto, e non certo un altro precetto, oggi tanto in voga a sinistra come a destra, ossia “mi agito, comando e dunque sono”.
Ciò detto, al Cantiere però segnalo che oramai è troppo tardi. Sono stato consigliere comunale nella gloriosa Prima Repubblica e per un pezzettino della Seconda, in tutte le consiliature Zangheri, Imbeni, Vitali e, in parte, nel primo mandato Merola. C’era sì, nell’allora Pci-Pds-Ds, il “centralismo democratico”. Che però, lo ricorso bene da osservatore esterno e sempre seduto all’opposizione, significava anche una dialettica e un dibattito vero tra l’allora Federazione del partito, il Sindaco e la sua Giunta.
All’epoca – azzardo, ma non troppo, un paragone – un segretario del Partito che professionalmente lavorava con il sindaco non ci sarebbe stato. Da tempo invece oggi – so che sono ripetitivo, ma a volte ripetere giova – e soprattutto in questo primo mandato Lepore, a Bologna vige un sistema tolemaico. Tutto, ma proprio tutto, ruota intorno al Sindaco, compresa buona parte della società civile. Un Sindaco che anzi è addirittura ecumenico, almeno a giudicare dai suoi rapporti con le diverse confessioni religiose.
Anch’io sono pienamente d’accordo con Beppe Ramina e Aldo Balzanelli. Vorrei ricordare al Sig. Di Stasi che chi ha contestato quell’opera non ha negato il diritto di edificare un Museo per Bambini, anche se poteva anche non essere fra le priorità di questa città. Chi ha insistito per un confronto “SERIO” pretendeva (ed a mio avviso deve essere ancora giusto pretendere se si vuole tutelare il diritto alla partecipazione “VERA”) di poter discutere ed eventualmente modificare l’area in cui fare sorgere l’edificio incriminato. Perché il Comune, a cominciare dai suoi assessori, tanto pronti a richiamare al senso di appartenenza, partecipazione, comprensione e solidarietà per poi offendersi, ma anche il nostro Sindaco, troppo indaffarato per ricordare che fare politica vuole quasi sempre dire sapere accettare soluzioni di compromesso che risolvano i problemi per il bene di tutti, ripeto, perché questi nostri amministratori hanno sempre rifiutato un vero dialogo? Perché la premessa è sempre stata “dialoghiamo si, ma non cambiamo il progetto”? E’ ovvio che chiunque pronunci discorsi come questo di fatto non vuole nemmeno ascoltare i cittadini e questo fa molto arrabbiare. Mio avviso: l’ubicazione di quell’edificio è del tutto errata ed insistere per lasciarlo lì è una stupidaggine! Quindi imparino i nostri politici, un pò troppo presuntuosi, ed anche Di Stasi, ad ascoltare di più chi li ha eletti; come facevano Zangheri ,Imbeni, e quei bravi sindaci che Bologna rimpiange ogni volta che sentiamo proferire certi discorsi. Non è la gente che di allontana dalla politica, è quest’ultima ad allontanarsi sempre più dalla gente.