Sara Poledrelli è autrice e voce narrante di una serie prodotta da “Piombo podcast” in collaborazione con l’Associazione familiari vittime e il patrocinio del Comune. In sei puntate raccoglie il racconto di chi c’era, è sopravvissuto, ha perso un parente, da subito si diede da fare. Quella bomba in stazione non è un “segreto”, un rebus di cui si cerca la soluzione. Tutt’altro: ha rappresentato l’atto più efferato del terrorismo nero attivo negli anni della strategia della tensione
di Vincenzo Branà, giornalista
«Non sono neanche tedeschi»: Mirella Cuoghi quella frase se la ricorda bene. È quella che disse il 2 agosto 1980 a sua figlia Mara, nel piazzale Medaglie d’Oro della stazione di Bologna. Insieme aspettavano un pullman per la Grecia, pochi minuti dopo sarebbe scoppiata la bomba che uccise 85 persone e ne ferì più di 200. Cuoghi si riferiva a quei tre ragazzi di circa 20 anni sdraiati lì vicino nell’aiuola, con i vestiti da montagna – calzettoni, scarponcini, maglioni, zaini – così improbabili in quella torrida mattina d’agosto. A volte i turisti tedeschi lo fanno: si vestono pesanti perché il caldo li coglie di sorpresa. Ma quei ragazzi, quei tre, non sembravano neppure tedeschi. «Era agosto! Ed eravamo in pianura!»: la donna quella stranezza, nonostante la deflagrazione, non se l’è mai tolta dalla testa. E la racconta al giudice nel 2018, nell’aula del processo a carico di Gilberto Cavallini, condannato quale quarto uomo del commando stragista del 2 agosto 1980. Quei tre turisti, in realtà, erano Fioravanti, Mambro e Ciavardini, tre degli esecutori materiali della strage secondo la sentenza passata in giudicato.
Questo documento, prezioso e impressionante, è una delle numerose testimonianze che Sara Poledrelli ha raccolto nel podcast “Lampi – 2 agosto 1980”, di cui è autrice e voce narrante, prodotto dalla neonata casa bolognese “Piombo podcast”, in collaborazione con l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna e con il patrocinio del Comune di Bologna (si può ascoltare su Spotify, YouTube, Apple podcast, Amazon Music). Poledrelli, nelle sei puntate del suo lavoro, mette insieme moltissimi lampi di memoria, facendoci ascoltare le voci dal tribunale ma soprattutto raccogliendo il racconto di chi c’era, di chi è sopravvissuto, di chi ha perso i familiari, di chi fin da subito si diede da fare. «Volevo restituire la complessità della verità – spiega l’autrice – sfatando la retorica del mistero e mostrando quanto, in fondo, si sappia. Perché quella verità, ostacolata per 45 anni, parla ancora al nostro presente».
Il 2 agosto non è un “segreto”, un rebus di cui si cerca la soluzione. Tutt’altro: sappiamo che quella strage ha rappresentato l’atto più efferato del terrorismo nero attivo negli anni della strategia della tensione. Conosciamo gli esecutori materiali, i finanziatori, i mandanti: è tutto scritto nelle sentenze. Perciò è importante da un lato ribadire questa verità, mettere insieme i pezzi e mostrarli con l’evidenza dei fatti. E dall’altro lato, raccontare tutte le microstorie, le vicende dei singoli, per capire fino in fondo quanto quell’esplosione ha realmente devastato e quanti hanno contribuito, negli anni, alla battaglia per la verità e la giustizia.
Quelle microstorie ci consegnano anche prospettive inedite. Come la festa in Versilia in cui Sergio Secci si trovava la notte tra l’1 e il 2 agosto, insieme agli amici conosciuti a Bologna, dove erano accorsi per esplorare la novità di quel tempo: il Dams. O lo sguardo dei figli di Balugani, quel maresciallo reggiano che già negli anni precedenti alla bomba aveva messo gli occhi su Paolo Bellini, un delinquente di zona, intuendone la pericolosità e smascherandone, in seguito, i legami e le azioni. Ma Balugani non fu creduto, anzi entrò in rotta di collisione con chi voleva depistare e sopportò l’onta di un processo e di sanzioni disciplinari.
“Lampi – 2 agosto 1980” ci offre l’opportunità di restituire dignità e memoria a persone come Balugani, e a tutta quella Bologna che quel giorno – e nei lunghi anni successivi – si rimboccò le maniche. La Bologna di Agide Melloni, l’autista Atc al volante dell’autobus 37; quella di Paola Sola e dell’allora assessora Miriam Ridolfi, in prima linea nell’organizzazione dei soccorsi e nel sostegno alle famiglie dagli uffici di Palazzo d’Accursio; quella di Maria Dolores D’Elia, all’epoca infermiera all’Ospedale Maggiore, dove quella mattina arrivarono i feriti e i loro familiari.
«Nel lavorare a questo podcast – racconta Sara Poledrelli – ho scoperto che nell’immediatezza le cose erano molto più chiare. Col passare del tempo ha avuto successo l’intento dei depistatori e delle operazioni devianti: confondere le acque e inquinare in maniera duratura l’opinione pubblica». Rimettere ordine nei fatti e raccontarli tutti, dal principio alla fine, diventa perciò un atto civico: perché nella memoria esercitiamo il ricordo e, in qualche modo, facciamo giustizia.

La strategia della tensione così chiamata non piace al Governo attuale, pochi giri di parole e questo è il motivo per cui ci inventiamo un Referendum anomalo. Indagini non concluse per chi gravitava in Stazione quel giorno…e conseguenze che lungo il filo nero portano ad altri accadimenti successi in questa Città
Complimenti.
A sentenze definite questa narrazione, basata ricordi e vissuti, aiuta nella comprensione dei fatti e sugli effetti delle emozioni e perdite subite individualmente. Grazie