Per sempre No

Vittoria imprevedibile fino a pochi mesi fa per il No, in una campagna che è per forza di cose diventata molto più politica che tecnica. A Bologna risultato monstre contro le forze di governo. Significativo che il referendum sia stato anticipato di poche ore dall’apertura di una sede di Fratelli d’Italia in via Stalingrado; un po’ di scaramanzia avrebbe aiutato

di Andrea Femia, digital strategist cB


Mi chiedevo, un mesetto fa, se l’amico Sal Da Vinci, non me ne vorrà se lo definisco amico anche se non ci siamo mai visti, immaginasse in maniera furba che il suo brano sanremese sarebbe stato utilizzato in chiave referendaria. D’altronde le date ci stanno tutte; la quota del pezzo dell’amico Sal non lasciavano presagire un suo successo al Festival, se non per dei veri e propri mentori del betting; usare un pezzo del genere e sovrapporlo a una campagna referendaria che con ogni probabilità sarebbe arrivata proprio in primavera era a suo modo discograficamente geniale.

A maggior ragione perché prima di Sanremo sembrava evidente che il Sì avrebbe stravinto.

Vi riporto un dato del 14 novembre 2025. Supermedia di Youtrend, riportata su repubblica.it (qui). Prima di tutto l’affluenza. A novembre era previsto votasse il 58% delle persone, e così è stato, manca solo qualche decimale. Nello stesso mese, però, era previsto che il Sì vincesse con il 56,1% dei voti, e il No soccombesse con il 43,9. Figuriamoci se non valeva la pena buttarsi a capofitto per il nostro Sal, uno degli artisti preferiti del cavaliere Silvio Berlusconi, che lo ascoltava con Patrizia D’Addario sul lettone regalatogli da Putin. Rappresentare una campagna destinata al trionfo era un biglietto per il paradiso.

Eppure il mondo si muove su sentieri strani, spesso assolutamente incomprensibili. Succede che Sal Da Vinci, a fine febbraio, vince il Festival di Sanremo, con un brano che non ha assolutamente bisogno di ulteriori pubblicità se non quella data dalla vittoria. Anzi, l’angoscia per Salvatore Michael Sorrentino in arte Sal si è manifestata con uno scenario letteralmente capovolto. Rappresentare, con un inno vincente, la parte perdente, con una rimonta assolutamente illeggibile fino a pochi mesi prima.

Poi è successo qualcosa di anormale, ma molto veloce, come prevede la contemporaneità. Vi ricordate la raccolta di firme, le 500mila firme necessarie per provare a rimandare il Referendum? Raccolte subito, prese a pesci in faccia. Referendum confermato a marzo. E poi il voto negato ai fuorisede. Tante piccole affermazioni di autoritarismo che non aiutava chi promuoveva una riforma sulla giustizia, mettiamola così.

Detto ciò, tutto è stato profondamente illeggibile fino agli ultimi giorni, tanto che solo un pazzo poteva perdersi il gusto di compulsare la piattaforma Polymarket durante le ore del voto. Un’esperienza mistica, durante la quale le quote del Sì e quelle del No se le davano di santa ragione a ogni comunicazione di dati particolarmente rilevanti, oscillando proprio come i titoli delle compagnie petrolifere durante la presidenza Trump. Dall’affluenza delle 12 a quella nei piccoli centri a quella nelle grandi città, soprattutto, inutile dirlo, qui a Boloooogna (da leggere con il tono di uno dei personaggi di Matteo Fallica).

A tal proposito, perdonatemi se mi soffermo un attimo sulla scelta di Fratelli d’Italia di inaugurare una sede in via Stalingrado proprio a poche ore dall’apertura dei seggi. Non so, magari non ci hanno pensato, ma che Stalingrado potesse portare fortuna alla destra non era tra le cose più probabili. La città, per chi non lo sapesse, fu teatro per mesi della battaglia tra le forze nazifasciste e l’Armata Rossa, che sancì la vittoria dell’Unione Sovietica. Ora, non è che le categorie del Novecento debbano valere sempre, ma un po’ di scaramanzia poteva aiutarli.

Tutto questo caos, infine, ridotto a 30 minuti di spoglio. Siamo abituati a maratone lunghe, snervanti, invece qui ci siamo sbrigati subito. Il dato è stato così tanto netto in così tante zone del Paese che è bastato notare – rispetto ai primi dati – che mancavano ancora le rilevazioni dell’Emilia-Romagna per capire che il trend non poteva assolutamente essere cambiato.

Questo risultato, volendolo vedere in chiave politica, racconta di una sovrarappresentazione del sovranismo, quanto meno in Italia, come fenomeno ineluttabile. Racconta altresì di un’urgenza fortissima del campo largo, che è quella di non perdere le persone più giovani che hanno votato in massa; tra loro c’è chi fino a qualche mese fa riempiva le piazze e le tangenziali contro il genocidio palestinese, preoccupati per le oscenità di Trump e Netanyahu in Iran e potremmo stare ore. Il dato è inequivocabile. Le cittadine e i cittadini tra i 18 e i 34 anni hanno votato per oltre il 60% a favore del No. Un patrimonio difficile, ma non impossibile, da tenere in dote.

Intanto prepariamoci, amici e amiche del campo largo, perché questa volta le stiamo vedendo arrivare. Sono loro. Sono le primarie. Le ha chieste Conte dopo 13 secondi netti dalla vittoria. Anche qui a Bologna, è immaginabile, ci sarà un bel clima. Sereno, dolce, sinistro.

Distanti ma uniti. Finalmente noi.


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