Negli Stati Uniti le consultazioni sono un sistema che impegna per mesi i candidati a tour di confronto con le varie espressioni della società. Non è un impianto che si improvvisa. Da noi proprio manca. Bologna e l’Emilia-Romagna, che nel ‘23 espressero quattro candidati nella competizione in cui Schlein prevalse su Bonaccini, devono far pesare la propria esperienza. Bersani magari saprà dare una mano. Primarie fatte male, o inquinate (il rischio è forte), possono dare altri dispiaceri
di Giampiero Moscato, direttore cB
Noi di cantierebologna.com siamo sostenitori convintissimi delle Primarie come sistema di scelta dei propri leader. Cercandola sulla nostra pagina, la parola “Primarie” compare addirittura 32 volte nei titoli, elemento che caratterizza il taglio degli articoli. È dunque chiaro che per questa testata il tema è cruciale per la democrazia e per il metodo di selezione dei programmi. I nomi vengono dopo, in un fronte democratico. Purtroppo sta accadendo il contrario.
Dalla vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere dei giudici, si parla solo di nomi, quando siamo in assenza di un assetto pensato e rodato di consultazione della base del centro-sinistra.
Ha cominciato, subito dopo l’esito del referendum, Giuseppe Conte, il quale cova da sempre il progetto di promuoversi come leader del fronte progressista (a seconda dei periodi sceglie il campo in cui stare), e dunque a candidarsi per tornare a Palazzo Chigi da presidente del Consiglio. Ora lo fa addirittura intestandosi la vittoria contro la destra della Riforma Nordio. Ne sia prova il fatto che, come ha scritto l’Ansa il 31 marzo, Conte «ci stava lavorando da tempo, ma l’uscita casca a pennello. Il 13 aprile, al Tempio di Adriano a Roma,il presidente del M5s Giuseppe Conte presenterà la sua autobiografia: “Una nuova primavera”. Già la seconda parte del titolo fa capire: “La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”. Perché la sfida progressista passa dalle Primarie, una partita che Conte ha intenzione di giocare fino in fondo, come la segretaria Pd Elly Schlein».
Insomma, il 5s prima ha scritto la biografia e poi dopo le urne ha giocato in anticipo, spiazzando il fronte progressista: la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha dovuto rispondere: «Non intendo farmi da parte», stoppando l’ipotesi di un passo indietro a favore del concorrente o magari di un federatore: «Impossibile». L’agenda però l’ha dettata lui, Conte.
È chiaro che il tema è nazionale, ma fino a un certo punto. In campo c’è l’ipotesi di un “facilitatore”, ed è emiliano, che possa mettere pace tra i due. L’ipotesi l’ha lanciata la dem Rosy Bindi, già ministra e presidente della Commissione Antimafia e voce autorevole e del Comitato per il No, e dalle sue parole era apparso chiaro che alludesse a Pier Luigi Bersani. L’ex presidente della Regione Emilia-Romagna ha presto risposto che incarichi non ne vuole, ma che è «disponibile a dare una mano». Siamo insomma al fatto che non si sa ancora come saranno le Primarie, ma si parla di nomi.
Le Primarie sono una cosa seria. Diciamo che hanno senso e valore solo se sono fatte in maniera “seria”. Il 14 novembre 2020 Cantiere lanciò (qui) un appello, sottoscritto da centinaia di cittadini, per la scelta del candidato sindaco di Bologna. La consultazione, che alla fine fece prevalere Matteo Lepore su Isabella Conti, non fu un modello di perfezione tale da essere estendibile all’intero Paese, ma fu un discreto esempio di consultazione della base. Per questo motivo l’11 gennaio 2023, quando si trattò di scegliere il successore di Enrico Letta alla guida del Pd, scrivemmo che «l’esperienza bolognese, con il voto online,è un unicumche forse non si può improvvisare su scala nazionale in un mese ma è un modello con cui costruire con calma un sistema di voto su basi certe che favorisca non questo o quell’aspirante segretario, ma la partecipazione della gente». Nonsuccesse, lo sappiamo. Ed è noto che alle urne teoricamente solo dem andarono a votare persone con tutt’altro orientamento politico. È un rischio che vogliamo correre ancora? E siamo certi che sia giusto che il capo di un partito o di un movimento automaticamente debba essere anche candidato alla presidenza del Consiglio? Ma non è roba di destra?
La pur positiva esperienza bolognese non innescò quel processo decisionale che avrebbe potuto e dovuto codificare le modalità di consultazione, valide una volta per tutte e in ogni circostanza: che si tratti di scegliere chi deve guidare una coalizione di governo o magari più modestamente una giunta comunale. Negli Stati Uniti quello delle Primarie è un sistema estremamente complesso che richiede mesi e che impegna i candidati e i loro comitati a tour elettorali di confronto con le varie espressioni della società e con gli elettori. Non è un impianto che si improvvisa. Purtroppo da noi ancora manca.
Credo che Bologna e l’Emilia-Romagna, che nel ‘23 espressero quattro candidati nella competizione in cui Schlein prevalse su Bonaccini, debbano far valere il peso della propria esperienza. E l’emiliano Bersani magari saprà alla fine dare una mano davvero.
Primarie fatte male, o inquinate (il rischio è forte) possono essere la base di ulteriori dispiaceri per la gente di centrosinistra.
Consultazioni fatte sui programmi, precedute dal confronto con le categorie territoriali, non solo tra le segreterie dei partiti, forse possono riavvicinare alla politica i troppi delusi della nostra comunità.

Intanto prima il programma. Riapriamo la Fabbrica delle idee come ai tempi dell’Ulivo. Ma soprattutto raccogliamo le persone che hanno voglia di partecipare, le associazioni, i comitati nati per il No, anche al di fuori degli apparati di partito. Il segno che ha lasciato il referendum è una massa di cittadini, molto giovani, che potrebbero partecipare non ingabbiati in recinti di partito. Il vero recupero di quelli che non votano. Dare uno spazio a questi “indipendenti di sinistra”. Può il Cantiere farsi parte attiva in tutto ciò?