«C’è sempre stata una narrazione storica della Resistenza, giustamente eroica, ma nello stesso tempo fortemente deformata. Questa è infatti spesso imbevuta di una insopportabile retorica e distorsione, in non pochi casi, della verità»
di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – L’Officina delle Idee
La “Resistenza” fu una storia grazie alla quale l’Italia, dopo la rovina provocata al nostro paese per responsabilità e scelte criminali della dittatura fascista, poté riscattarsi e presentarsi nel secondo dopo guerra con notevole anticipo dimostrando la sua scelta democratica.
Purtroppo, e la storia continua, c’è sempre stata una narrazione storica della Resistenza, giustamente eroica, ma nello stesso tempo fortemente deformata. Questa narrazione storica è infatti spesso imbevuta di una insopportabile retorica e distorsione, in non pochi casi, della verità.
Benedetto Croce, immenso intellettuale, che ebbe quasi sempre ragione sul fascismo, per una volta, sostenne una tesi sbagliata. Croce nel dopoguerra sostenne che il fascismo per l’Italia era stato come una invasione degli “ixos” ovvero una invasione di soggetti estranei alla storia del nostro paese. Non fu così, aveva ragione De Felice, il fascismo fu figlio dell’ Italia e soprattutto di una Italia non solo popolare ma, soprattutto, il fascismo stava dentro a un altro fenomeno, figlio sin dalla nascita della borghesia nazionalista italiana, di quella borghesia che aveva una visione di una Italia demagogicamente nazionalista con velleitarie ambizioni irresponsabili di grande potenza.
Oramai la storiografia da tempo sostiene che la prima guerra mondiale fu il suicidio dell’ Europa. È significativo che ancora oggi queste responsabilità continuino a essere occultate, anche qui aveva ragione De Felice quando sostenne le ragioni del “consenso” fascista fra il popolo italiano. Giovanni Giolitti, scarsamente celebrato ancora oggi, avvertí il Re Vittorio Emanuele III che anche se l’Italia alla fine della guerra si fosse trovata dalla parte dei vincitori, la fragile democrazia italiana non avrebbe retto. Poi coloro che, soprattutto intellettuali e borghesi, capirono con ritardo che avevano scherzato col fuoco (il fascismo) furono sinceri ed eroici antifascisti, ma era troppo tardi.
Dopo la distruzione del nostro paese, fra le rovine, iniziò la democrazia. E qui alle elezioni, finalmente libere, in cui votarono anche le donne, i risultati dimostrano che l’intellighenzia laica, anzi laicista, non conosceva bene il proprio Paese. Ma era una storia antica. Accadde che l’esito del voto evidenziò una visione che raramente viene ricordata: sommando insieme i voti di chi vinse, la Dc e alleati, e di chi perse, i social comunisti, l’85% dei voti presi venivano dai partiti democristiani, socialdemocratici, comunisti, socialisti che non appartenevano alla storia e alla tradizione Risorgimentale.
E tornando alla gestione del post fine regime, qui c’è una ricomposizione, cominciò a seguito di queste elezioni una retorica resistenziale soprattutto da parte della intellighenzia azionista e laicista, ovvero della “resistenza tradita”.
Questa visione dell’antifascismo continua ancora oggi, soprattutto dopo la fine della prima Repubblica. La sinistra a parole sostiene l’unità “resistenziale” ma vuole imporre una visione che non accetta una vera universalità italiana alla Resistenza antifascista, basta leggere o ascoltare i frequentatori di una parte della stampa che continuano a rimescolare una visione della storia di Italia che deve essere sinceramente antifascista, questo perché si è ancora legati ad antiche e stravecchie visioni.
In occasione del centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti per mano fascista, da nessuna parte ho letto che Matteotti fu ucciso dopo non molto tempo che lui, Filippo Turati e altri furono cacciati dal Psi perché erano antifascisti ma riformisti.
Altro esempio in tal senso è che, nella cerchia degli intellettuali, spira spesso uno schifato quasi disprezzo del cinquantennio democristiano, che deve essere estraniato dalla storia in favore della faziosità settaria.
Ultimamente siamo a livello di insopportabilità, al punto che gente come me deve sopportare lezioni di antifascismo da parte di esagitati e ignoranti della storia del nostro paese. Gruppi politici che pretendono l’abilitazione di antifascista, pur conoscendo soltanto una minima parte dei fatti storici.

Quindi non si può criticare il cinquantennio democristiano? E comunque che c’entra con il fascismo e l’antifascismo, a parte il governo Tambroni?
Quindi ci sono pezzi di storia intoccabili secondo Rambaldi. Il cinquantennio non è stato solo De Gasperi, sicuramente padre della Patria. E’ stato anche scandali, collusione con mafia, gladio, servizi segreti opachi, per essere gentili