Oggi l’ultimo saluto a una grande donna, sempre coerente con sé stessa e fedele alla propria discrezione e gentilezza, grande lettrice capace di usare la ricchezza per diffondere cultura e impegno politico. Docente, femminista, aveva fondato in strada Maggiore la libreria delle donne “Librellula” e ultimamente, in via Fondazza, lo spazio autogestito “Libri liberi”, dove si scambiavano volumi senza denaro
di Piero Dall’Occa, architetto
Alcune persone, quando vengono a mancare, sembra che trascinino con sé non solo la propria vita, ma un’intera epoca, come se, nel momento in cui la loro vita diventa una storia conclusa, si concludessero anche, diventando a loro volta storia passata, le possibilità di un vita diversa, autentica, personale, quale è stata quella di Anna Hilbe.
C’è qualcosa di irripetibile in quello che lei è stata, in come ha attraversato i suoi anni, sempre coerente con sé stessa e fedele alla propria discrezione e gentilezza. Irripetibile è stata la parola che, per descrivere Anna, mi hanno suggerito alcuni episodi che mi sono tornati alla mente in questi giorni ripensando alla nostra affettuosa amicizia.
Sono stato a trovare Anna e Douglas, suo marito, nella loro casa a San Francisco. Abitavano in una villa in cima alla collina Russian Hill, e dalla loro casa si aveva una vista bellissima su tutta la baia. Davanti alla loro casa, dall’altra parte della strada, c’era un vasto terreno incolto. Lo avevano comperato loro perché era un lotto edificabile e non volevano perdere la bellissima vista che avevano. La vista preferita a un affare milionario, la vista considerata un valore inestimabile. Solo loro potevano portare a termine una tale decisione senza mai ricredersi.
Ho avuto occasione di progettare una delle case che hanno abitato a Bologna. La maniera con cui si suggerivano le proposte, il modo con il quale mi facevano diventare parte del loro progetto comune, le rinunce e le concessioni che erano sempre disposti a fare uno per l’altra, mi hanno sempre fatto pensare che il loro incontro, così diversi per cultura ed età, sia stato un incontro e un amore unico, fuori dall’ordinario. Ricordo quando Douglas – stava allora scrivendo il libro, dedicato proprio ad Anna, sullo sviluppo del capitalismo statunitense dal 1776, anno dell’Indipendenza dalla Gran Bretagna – scelse come proprio studio l’altana, uno spazio piccolo ma luminoso, raggiungibile con una scaletta molto ripida; sembrava di salire in cima a un faro, il luogo ideale per il suo sguardo distaccato sulla storia americana.
L’ultima iniziativa di Anna, aprire un’attività nella quale è bandita la moneta, un luogo dove si può dare e prendere, ed eventualmente chiedere, in un’epoca dove il denaro produce più ricchezza del lavoro, è un’avventura che porta in sé rifiuto e ribellione, e ancora tracce del pensiero fantasticato in passato che un altro mondo, forse, era possibile. E la sua libreria, “Libri Liberi”, era diventata un’isola dove quell’altro mondo era persino una realtà.
Isabella Seragnoli, in occasione del conferimento della laurea ad honorem in Economia e politiche economiche, iniziò il suo discorso di ringraziamento con un’affermazione di un etico straordinario: la ricchezza non è un fatto privato. Ecco, tutta la vita di Anna è stata una messa in pratica di questo profondo convincimento, usando la sua ricchezza per diffondere cultura e impegno politico.
Anna è stata una grande lettrice e le volte che ci incontravamo dal giornalaio/amico Lamberto sotto casa mia, se intuivamo che avevamo un poco di tempo per intrattenerci ci chiedevamo reciprocamente cosa stessimo leggendo, e le sue risposte calme, pronunciate con quel suo tono di voce che sembrava rubato al silenzio, erano sempre sorprendenti.
Mi chiedo perché Anna non abbia scritto, e trovo la risposta pensando che Anna ha passato gran parte della sua vita maneggiando libri, per leggerli, venderli e infine per regalarli. Leggere per Anna era riconoscere e dare valore allo sforzo fatto da chi scrive, era un pensiero rivolto all’altro, un pensiero altruistico, raddoppiato dall’offrire anche agli altri la possibilità della lettura. Scrivere invece è un atto egoistico, lo si fa per sé stessi, e l’egoismo in Anna era del tutto assente, quanto presente all’opposto era la sua infinita generosità di amicizia, di affetto, di solidarietà.
