Sovranismo, uggia e ristorazione

Senza un candidato e una proposta di città credibile da parte del centrodestra, le Amministrative del 2027 si preannunciano come una partita senza storia. Occorre scegliere bene e in fretta, anche per testare il reale valore di Matteo Lepore

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Gianfranco i’vorrei che tu, Pier Ferdinando ed io, ci ritrovassimo tra i tavolini del Duca d’Amalfi per discettare amabilmente, davanti a un buon caffè, delle prospettive fin qui abbastanza fosche del centrodestra cittadino.

Desiderio irrealizzato e temo irrealizzabile, lo capisco, non foss’altro che per il cambio di campo effettuato illo tempore da Casini. E per il fatto che Fini, a giusta ragione, di questi tempi è forse più interessato a quel che accade lungo il tragitto che, da Montecitorio, porta alle soglie del Quirinale.

Il punto è che a Basket City c’è un problema che solo menti brillanti come le loro possono risolvere. Perché se il sovranismo ha indubbiamente rivoluzionato le consuetudini politiche occidentali su cui ci eravamo seduti nell’ultimo trentennio, costringendo le sinistre a radicalizzarsi un pochetto – sebbene non ancora quanto sarebbe necessario – è altrettanto evidente che quel prodotto politico, all’ombra delle due torri, tuttora non sfonda.

Ciò che più preoccupa, beninteso, non è la caduta del sistema partitico vigente – che di per sé non sarebbe necessariamente un male, quanto piuttosto un’opportunità – ma il possibile imbolsimento del suo principe. Per quanto si possa stimare Matteo Lepore o contestarne l’operato, infatti, sarebbe interessante vedere il Magic Johnson del Ghisello dimostrare il suo valore in una competizione seria, magari con una prestazione eccellente in quell’overtime della politica locale che sono i ballottaggi. E per far sì che questo avvenga, la fanbase che si porta appresso non è sufficiente. Occorrono avversari degni e credibili, oltre l’astensionismo.

Pertanto, nell’attesa del possibile avvento a sinistra di Michael Jordan – che ancora non ci crede abbastanza – pur consapevoli che di Giorgia qui non c’è nemmeno la pallida imitazione, abbiamo bisogno di un Larry Bird destrorso che faccia almeno intravedere un bel sorcio, verde Boston Celtics, al nostro pivot. Contro il quale, sinceramente, non sono sicuro bastino un Cavedagna, un Di Benedetto o un Bignami. Figure che, per dirla con Silvio buonanima – lui sì vincente cannibale, incubo tremendo -, mi appaiono, forse erroneamente, «senza quid» necessario allo scopo.

Se il centrodestra continuerà a cincischiare, va da sé, nel 2027 sospetto non sarà possibile altro esito che la noia. A meno di non credere che quella specie di “partito della ristorazione” messo in piedi da Favia e Forchielli possa effettivamente rappresentare un’alternativa. O, peggio, di puntare su una soluzione “interna” al centrosinistra, come già successo negli ultimi anni con Isabella Conti e Danny Labriola. Tentativi dimostratisi vani o addirittura controproducenti, se è vero com’è vero che la vicenda del secondo si è conclusa col “daspo urbano” mentre la corsa della prima, dopo un rientro nel Pd, è finita con quasi ventimila preferenze, un assessorato regionale di peso e la residenza al Circolo Pd del Pratello (qui). Gran bottino sognato da molti, mai ottenuto da nessuno prima di lei.

In pratica, come aggiungere Dennis Rodman al quintetto base dei Chicago Bulls del 1995: non ha quasi senso chiedersi chi vincerà.

Eppure una vita senza contese probanti, senza obiettivi più ambiziosi, senza ostacoli contro cui dolorosamente scontrarsi e sui quali arrovellarsi giorno e notte nel tentativo di superarli, costringendosi con fatica a diventare migliori di quel che si è, non assomiglia a nient’altro che a un’insana ripetizione di già detti, già visti, già pensati, fino a quando il tarlo dell’abitudine non eroda anche l’ultimo barlume di speranza che possa esistere, in un certo modo e da qualche parte, una felicità più intensa di quella che già si è conosciuta.

Dunque, presidente Fini, con assoluto rispetto, vi chiedo e le chiedo, per l’aiuto che sono certo saprebbe offrire alla sua parte, di darci a breve un nome e un progetto di città contro cui sia davvero intrigante competere, cercando di averne ragione. Non tanto per combattere il nostro tedio agonistico, tutto sommato irrilevante, quanto per testare davvero le capacità del sindaco. Date le premesse, in verità, immaginiamo per lui orizzonti ben più ampi di quelli osservabili da Palazzo d’Accursio. Ma abbiamo altresì bisogno che li raggiunga in piena forma.


3 pensieri riguardo “Sovranismo, uggia e ristorazione

  1. Altro raro pezzo di autorefernzialità tipica del radical chicchismo ben pensante bolognese. Con la classica mentalità da partito della ZTL non ci si interroga su come i peggiori esemplari della politica neoliberista in salsa liberaldemocratica, di cui il vostro sindaco fa parte, abbiano di fatto cannibalizzato le ultime spoglie di un’eredità secolare fatta di battaglie sociali e conquiste costate carissime. Chiedersi che cosa non funziona nella scelta di una classe dirigente esclusivamente interessata a mettere le mani sulla città nel senso del film di Francesco Rosi non vi interessa. Molto più importante è trovare uno sparring partner fascita ripulito che testi le capacità elettorali di Lepore. Geniale.

    Il suo articolo mi porta ad un paio di considerazioni: primo, in questa città purtroppo siete la maggioranza ma a furia di svuotare il centro di residenti e gentrificare le periferie prima o poi vi renderete conto che i turisti non votano e le classi sociali medio basse (che se uno è di sinistra dovrebbero almeno in teoria essere il propiro bacino elettorale di riferimento) o si astengono, o per rabbia nei vostri confronti sono diventati meloniani e forse arriverà il giorno in cui sarete rimasti quattro gatti e allora rimpiangerete di essere stati così sbruffoni da chiedere alla destra di esprimere un candidato che vi stuzzichi chissà quali fantasie. Purtroppo per voi allora sarà troppo tardi.

    La seconda è che il vostro paladino è molto abile nel mettere le mani in pasta nei giri che contano nel cartello composto da partito-azienda, cooperative e le nuove fondazioni che nascono come funghi, ma al di fuori dei confini regionali, vi svelerò un segreto, il caro Matteo è un signor nessuno. Contando che De Pascale starà probabilmente iniziando il suo secondo giro di giostra quando il vostro avrà finalmente terminato il suo schifosissimo secondo mandato non è affatto scontato che abbia un qualche futuro. Forse potrà fare l’erasmus a Bruxelles ma a Roma perché mai dovrebbe arrivarci? Se facesse questo test già prevedo un futuro da classico trombato che viene paracadutato a presiedere qualcuna delle Coop o delle fondazioni di cui sopra.

    Intanto vediamo quanti voti otterrà nel 2027 nel quartiere San Donato-San Vitale. Questo, per chi si professa di sinistra, dovrebbe essere il vero punto. Non far il casting ai fasciti ripuliti e nemmeno sognare futuri gloriosi che sono solo castelli campati in aria.

  2. Mi chiedo se siamo ancora alle battute da bar o se è già schermaglia politica.
    Come che sia, le provocazioni di Di Biase sono talmente camuffate da rendere inconsistenti le risposte.

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