Difendere l’Europa per difendere i territori e la dignità di tutte le persone

L’Unione europea che abbiamo non è sempre quella che vorremmo, ma resta l’esperimento politico che più ha provato a tenere insieme libertà individuali, comunità, diritti sociali e dignità della persona. Mentre a Bologna si celebrava la Festa dell’Europa, un piccolo corteo inneggiava alla “remigrazione”. Non possiamo sottovalutare parole d’ordine che provano a diventare linguaggio ordinario nel dibattito pubblico e a rendere accettabile l’idea che diritti e dignità dipendano dal grado di appartenenza che altri ti riconoscono. Questo non significa negare i problemi ma rifiutare soluzioni disumane

di Mery De Martino, consigliera comunale Pd


Impegnarsi per l’Europa, oggi, non è scontato, ma so che chi lo fa parte ancora da quella grande intuizione politica che ne ha accompagnato la nascita: dopo secoli di guerre, sostituire il conflitto armato con la cooperazione e la messa in comune di risorse e responsabilità. Una scelta che ci ha permesso di vivere per decenni in pace.

Sappiamo però che l’Europa che abbiamo non è sempre quella che vorremmo. Nei momenti decisivi a volte balbetta, sembra lontana, non appare abbastanza capace di rispondere alle grandi crisi che abbiamo davanti. Ma questo accade anche perché chi governa i suoi Stati spesso non ha il coraggio di dire che, se vogliamo un’Europa più forte e capace di incidere, dobbiamo accettare anche più potere in condivisione. Ed essere conseguenti.

Ed è proprio dai territori, e da un’alleanza forte tra questi, che può arrivare anche il rilancio del progetto europeo. E, purtroppo, in questi tempi, anche la sua difesa, perché quel progetto oggi è di nuovo sotto attacco. Con tutti i suoi limiti, l’Europa resta l’esperimento politico che nella storia più ha provato a tenere insieme libertà individuali, comunità, diritti sociali e dignità della persona. E questa cosa, oggi, non possiamo permetterci di darla per scontata.

Lo scrivo mentre nel mondo impazzano le guerre e mentre, a Bologna, nelle stesse ore in cui centinaia di persone festeggiavano la Festa dell’Europa, voluta dal Comune e dal Tavolo Europa, un gruppetto di un’ottantina di nostalgici sfilava per le piazze della città chiedendo la remigrazione delle persone straniere.

Se 80 persone di sicuro non sono un pericolo, ciò che non possiamo sottovalutare è come queste parole d’ordine vengano portate nel dibattito pubblico da personaggi che raggiungono target ben superiori.

Come non posso tacere ciò che dimostra anche la valanga di insulti che ho ricevuto sotto a un video pubblicato su Facebook, in cui in maniera civile criticavo i valori di quel corteo. Quegli insulti dimostrano ancora una volta che dietro il tentativo di spacciare la “remigrazione” per una soluzione tecnico-amministrativa a un problema di sicurezza, si nasconde un progetto politico mosso da fantasie di espulsione collettiva, dove il razzismo va a braccetto con il sessismo e cerca di normalizzare parole e insulti contrari alla dignità di ogni persona.

Questo avviene nello spazio digitale, nel dibattito politico, come nella vita reale, con la differenza che online il tutto è amplificato da un clima di assoluta impunità. Ma noi sappiamo che è proprio l’odio, il conflitto, la disumanizzazione, a produrre insicurezza reale. Ed è la nostra storia europea a insegnarcelo.

Remigrazione significa sostenere che alcune persone, anche se lavorano qui, pagano le tasse qui, crescono figli qui, restano sempre da mandare via. Significa costruire l’idea che esista una comunità legittimata ad abitare la città per nascita e una comunità la cui cittadinanza può sempre essere revocabile. Ed è questo il punto più pericoloso: l’idea che diritti e dignità possano dipendere dal grado di appartenenza che altri ti riconoscono.

Dire questo, dall’altro lato, non significa negare i problemi. La criminalità nei quartieri esiste, così come il degrado, il lavoro nero, lo sfruttamento, la povertà. E quando le persone chiedono più presenza, più cura, più legalità, più servizi, pongono questioni reali di cui dobbiamo farci carico.

Il punto è che riconoscere i problemi non può voler dire accettare soluzioni disumane. Per questo è necessario avere una collaborazione istituzionale ampia a tutti i livelli e investire sul sociale, sulla scuola, sui presidi territoriali, per avere quartieri vivi, presenza e servizi.

È quello che proviamo a fare a Bologna, prendendo sul serio il tema della sicurezza, ma senza prendere in giro i cittadini con falsi slogan e rifiutando ogni forma di disumanizzazione, capace solo di alimentare i problemi e i conflitti. E per farlo, a fronte dei tagli prodotti dal Governo, sono state fino a ora decisive anche le risorse del Fondo sociale europeo, che hanno permesso di sostenere azioni concrete di cura della comunità. Non tutte quelle che vorremmo, ma il massimo del possibile a risorse date e che indubbiamente potremo insieme ottimizzare sempre meglio.

Questa strada rischierà di indebolirsi se nel nuovo bilancio europeo, come alcuni vorrebbero, dovessero ridursi le risorse dedicate al sociale e se i territori non venissero coinvolti nella definizione di priorità e obiettivi. Perché le politiche europee hanno pienamente a che fare con i servizi che riusciamo a garantire, con il modo in cui affrontiamo le fragilità, con la qualità della convivenza nei quartieri.

In questo senso, tutto si tiene insieme: dalla Festa dell’Europa a chi inneggia alla remigrazione, dalla discussione sul nuovo bilancio europeo agli insulti sessisti e razzisti e alla necessità di dare più voce ai territori, anche organizzandoli a tal fine. Giornate come quella di sabato ci aiutano a tenere assieme queste complessità, in un mondo veloce e performante dove il rischio è sempre quello che, persa la visione di insieme, si perda anche la possibilità di raggiungere una reale soluzione.

Colgo allora l’occasione per ringraziare l’Assessora Anna Lisa Boni (qui) e il sindaco Matteo Lepore per aver reso tutto questo possibile, e la Gfe che, assieme al Mfe, per prima ci ha creduto. A tutti i partecipanti, in particolare a quelli del Tavolo Europa, voglio dire che questa giornata se la sono proprio meritata. È stata bella, piena dei vostri sforzi, delle vostre idee e risorse. Siete quella parte di una democrazia che prova a rinnovarsi a partire dai territori e oggi questo non è poco.


Un pensiero riguardo “Difendere l’Europa per difendere i territori e la dignità di tutte le persone

  1. Un articolo molto chiaro e senza peli sulla lingua o false ipocrisie; adesso è necessario che chi governa capisca che è finito il tempo degli orticelli, perché ormai si sono inariditi. E’ , invece, il tempo che l’europa superi le assurdità legate al unanimismo e diventi più agile e compatta; anche a costo di perdere qualche stato; se mai fosse necessario. Se non ci si adatta al cambiamento si diventerà sempre più deboli e insignificanti. Darwin docet…

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