L’esito dell’ultimo referendum ha dimostrato quante siano le voci dentro l’avvocatura e come sia necessario rappresentarle tutte, soprattutto quelle che da troppo tempo non hanno più un punto di riferimento. Per tali ragioni, dopo lo scioglimento dei comitati per il “No”, si è deciso di dare vita a una nuova associazione nazionale che, presto, avrà anche una sezione bolognese
di Sergio Palombarini e Michele Gigliotti, avvocati giuslavoristi
Dall’esperienza del Comitato Avvocati per il No al referendum sulla giustizia, e dall’importante successo registrato, è nata una nuova associazione forense.
Chiuso il Comitato a un mese dall’esito vittorioso del referendum sulla giustizia, si è costituita a livello nazionale la “Camera Forense per la Costituzione” (qui) e al più presto sarà costituita la sezione bolognese della neonata Associazione.
Il presidente nazionale è Franco Moretti, del Foro di Roma, e nella Giunta nazionale c’è una rappresentanza degli avvocati di Bologna (Michele Gigliotti).

Avvocate e avvocati di tutti i settori (penale, civile, lavoro, amministrativo, tributario) hanno animato la campagna referendaria del “No”, che a Bologna ha visto uno dei centri più vivaci: tantissimi sono stati i dibattiti, gli incontri informali, i confronti, le riunioni, le attività sul territorio, in un continuo contatto con le più diverse realtà della società civile. Un impegno, un lavoro e una crescita collettiva che deve continuare, per non disperdere il patrimonio umano e la sensibilità costituzionale di tante colleghe e di tanti colleghi.
Cfc vuole essere una associazione di avvocate e avvocati aperta al confronto con le rappresentanze dell’avvocatura, dell’associazionismo forense, della magistratura, dell’università, delle istituzioni: nell’interesse sia delle avvocate e degli avvocati sia dei cittadini, a cominciare dai soggetti più deboli di fronte al potere e nella tutela dei loro diritti fondamentali.
L’associazione si propone di essere un luogo in cui avvocate e avvocati possano riscoprire i principi e i valori di una avvocatura libera, competente e attenta ai valori costituzionali. Un luogo dove finalmente tornare a confrontarsi sui problemi reali della giustizia, del processo (civile, penale e amministrativo) e della professione forense, così ridando la parola a tanti colleghi che in questi anni sono stati in silenzio e senza una reale rappresentanza.
L’accoglienza nel mondo forense non è stata delle migliori, addirittura Cfc è stata tacciata da parte di altre associazioni di «collaborazionismo» con l’Associazione dei Magistrati. Ancora troppe, evidentemente, sono le lacerazioni della battaglia referendaria. L’esito del referendum, però, ha dimostrato come siano tante le voci dentro l’avvocatura e come sia necessario rappresentarle tutte, soprattutto quelle che da troppo tempo non avevano più un punto di riferimento.
Camera Forense per la Costituzione, proprio per tale ragione, è aperta a tutte le avvocate e a tutti gli avvocati che vogliano tornare a discutere, richiamandosi al rispetto dei principi fondamentali della Costituzione, quale Carta fondamentale per la convivenza civile.
Il referendum ci ha insegnato come i temi della giustizia e del processo, e anche quelli legati alla professione forense, debbano essere trattati in modo pubblico e con interlocutori nuovi, continuando il confronto anche con le associazioni della società civile e con i cittadini.
Avremo una particolare attenzione alla giustizia civile e al processo civile, che sono il vero banco di prova dell’efficienza della giustizia e della possibilità per i cittadini di avere una tutela reale e diffusa dei loro diritti. La giustizia e la sua amministrazione sono temi che coinvolgono tutte e tutti, e che solo con il confronto serio e leale possono essere affrontati in modo efficace.


Provare emozioni sentimenti, amore, odio e rabbia, rancore….etc in una lingua che oltrepassa il confine dell’ origine, dove la cultura è probabilmente differente, pone le persone fragili e non in una zona di mezzo, un limbo di non riconoscibilità, a loro e a chi li osserva e frequenta. Per un vezzo di presunzione, vogliamo apparire ciò che non siamo, questo succede anche per una questione caratteriale, dove il protagonismo la fa’ da padrone.
Scusate lo sfogo….