Indispensabili ma sottovalutati: il fabbisogno di lavoratori domestici nell’Italia che invecchia

All’inizio del 2026 le persone residenti in Emilia-Romagna in età superiore a 74 anni erano 605.082 (253.623 maschi e 351.459 femmine), mentre nella città metropolitana di Bologna gli individui che appartenevano alle età più longeve erano 140.987 (58.507 uomini e 82.480 donne). Sulla base di questi dati si può stimare che il fabbisogno familiare al 2029 di lavoratori domestici potrebbe ammontare a oltre 172mila unità nell’intera regione e a quasi 40mila persone nella città metropolitana di Bologna

di Gianluigi Bovini, statistico e demografo


Recentemente l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, in collaborazione con il Centro studi e ricerche Idos, ha stimato in oltre 2,2 milioni il fabbisogno familiare al 2029 di lavoratori domestici (colf e badanti), che svolgono in prevalenza compiti di cura e assistenza fondamentali per la qualità della vita delle sempre più numerose persone in età avanzata. Lo studio che evidenziava questa necessità sottolineava inoltre che quasi il 70% delle persone impegnate in questi lavori sono stranieri (in massima parte non comunitari) e invitava a riflettere sul progressivo fenomeno di invecchiamento che investe anche le lavoratrici e i lavoratori domestici.

Nel 2024 oltre l’11% del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni e la quota saliva al 16% tra le badanti donne. Sulla base di questi dati, lo studio evidenziava la criticità di un mercato del lavoro caratterizzato da uno scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori anziani che, in molti casi, sono costretti a rimanere attivi da necessità economiche e dalla natura poco tutelata delle carriere nel settore. Nei prossimi anni si delinea una realtà che vedrà molte persone cessare l’attività in questo settore, se non per raggiunti limiti di età per motivi fisici: questo turn-over straordinario determinerà nel prossimo triennio un vuoto occupazionale che lo studio stima in circa 122mila lavoratori, che dovrebbero essere stranieri nell’82% dei casi (tre quarti dei quali non comunitari).

Queste considerazioni assumono grande rilievo nella nostra regione e nella città metropolitana di Bologna. All’inizio del 2026 le persone residenti in Emilia-Romagna in età superiore a 74 anni erano infatti 605.082 (253.623 maschi e 351.459 femmine), mentre nella città metropolitana di Bologna gli individui che appartenevano alle età più longeve erano 140.987 (58.507 uomini e 82.480 donne). Sulla base di questi dati si può stimare che il fabbisogno familiare al 2029 di lavoratori domestici potrebbe ammontare a oltre 172mila unità nell’intera regione e a quasi 40mila persone nella città metropolitana di Bologna.

La realtà attuale del mercato del lavoro regionale e metropolitano testimonia le crescenti difficoltà nel reperire queste professionalità, in termini non solo quantitativi ma anche qualitativi. La situazione odierna potrebbe aggravarsi se si tiene conto di due probabili tendenze demografiche, documentate negli scenari previsionali elaborati dall’Istat: al 2050 le persone in età superiore a 74 anni residenti in regione e nella città metropolitana di Bologna potrebbero aumentare quasi del 50% rispetto alla situazione attuale, mentre la popolazione residente in età potenzialmente lavorativa (tra 15 e 64 anni) appare destinata a conoscere progressive riduzioni in conseguenza del perdurante e accentuato calo delle nascite.

Si delinea con chiarezza un preoccupante cortocircuito della longevità, che vede una forte crescita delle persone in età avanzata e un sensibile invecchiamento delle persone impegnate in ambito familiare in compiti retribuiti e non retribuiti di assistenza e cura. Per affrontare queste tematiche appare di grande attualità lo studio “Animesagge. Leviedellalongevità”, sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e pubblicato recentemente dal Mulino a cura di Francesco Vella, che prende lo spunto da una serie di tavoli di lavoro organizzati dalla Fondazione.

Nel volume vengono presentate proposte operative già applicate in diverse realtà emiliane e romagnole, con l’auspicio che possano diventare modelli di lavoro per chi si occupa a vario titolo di politiche sociali e sanitarie, di welfaree di servizi alla persona. Il filo conduttore dei diversi contributi presentati nello studio è che la crescente longevità della popolazione residente possa essere affrontata solo con un approccio di sistema, superando la frammentazione delle esperienze, delle informazioni e dei saperi.


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