Una casa più grande per le tartarughe della “Bassa”

Nella giornata mondiale dedicata ai rettili dal carapace, verrà inaugurato l’ampliamento dell’oasi di riequilibrio ecologico “La Bora”, che ospita numerosi esemplari di testuggine palustre europea. L’intervento, che renderà il Centro Rettili e Anfibi locale il più grande d’Italia a occuparsi di questa specie, è stato reso possibile dall’acquisto di un ettaro di terreno da parte del Comune di San Giovanni in Persiceto ed è inserito nel progetto Life Urca Pro Emyns, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dal Wwf

di Barbara Beghelli, giornalista


Le belle notizie, di tanto in tanto, arrivano. Eccone una: il genere umano fa qualcosa di buono per il pianeta: succede oggi, sabato 23 maggio, nella Giornata Mondiale della Tartaruga, allorché nella Bassa bolognese, per l’esattezza a breve distanza dal centro storico di San Giovanni in Persiceto, verrà ampliata l’oasi di riequilibrio ecologico “La Bora” (qui), dedicata alla tutela della biodiversità e alla salvaguardia della testuggine palustre europea, specie considerata a rischio dal 1996 e in declino oramai da un secolo.

In questa data, il progetto Life Urca ProEmys (Urgent Conservation Actions pro Emys orbicularis), che punta a migliorare lo stato di conservazione della testuggine palustre europea in Italia e Slovenia, mantenendo la diversità genetica delle popolazioni esistenti (cofinanziato dalla Comunità Europea appunto attraverso il progetto Life), inaugurerà nuovi interventi, anche nel Comune di Carpi, quindi in due centri di riproduzione regionali, e di fatto darà l’avvio alla nuova stagione di ripopolamenti in natura. Gli eventi organizzati in occasione della Giornata Mondiale della Tartaruga sono svariati e comprenderanno anche laboratori e attività naturalistiche. Da precisare che il progetto Life punta a ricreare habitat umidi destinati non solo alle testuggini ma anche ad anfibi, insetti e specie vegetali rare.

Ma torniamo metaforicamente nella Bassa bolognese per elencare le belle novità, partendo dal presupposto che l’ampliamento dell’oasi è stata possibile grazie all’acquisizione di un ettaro aggiuntivo dell’area da parte del Comune di San Giovanni, amministrazione che ha deciso di investire sulla biodiversità.

Il nuovo spazio prevede appunto un ettaro in più con nove stagni per ricreare l’habitat naturale in aggiunta agli attuali diciassette, più cinque vasche protette attrezzate con filtraggio e letti di deposizione per la riproduzione. Verranno poi rilasciati nuovi esemplari e saranno aperti nuovi spazi, e così facendo il Centro Rettili e Anfibi (il Cra), che è parte integrante dell’oasi, diventa la struttura più grande d’Italia con 10mila metri quadrati per la riproduzione della specie.

L’idea, coordinata dal Wwf Italia, punta a proteggere questo bellissimo animale attraverso ripopolamenti, nuovi centri di riproduzione e interventi in 55 siti Natura 2000 tra Italia e Slovenia.

Ora, forse non tutti sanno che la Emys orbicularis (testuggine palustre europea) è specie autoctona in estrema difficoltà da decenni per la perdita e la frammentazione delle zone umide, drenaggi, coltivazioni e allevamenti intensivi, uso di pesticidi, inquinamento e predazione dei nidi. E pur essendo protetta dalla Convenzione di Berna e dalla Direttiva Habitat Ue, ci sono voluti proprio i progetti Life e le reintroduzioni in alcuni Paesi europei per proteggerla. Azioni che, per fortuna, hanno dati risultati positivi. E come spesso accade, nel momento in cui si tutela una specie si riesce contemporaneamente a tutelare un habitat e quindi tante altre specie animali e vegetali, comprese diverse piante acquatiche ormai in estrema rarefazione, ma anche rospi, raganelle, tritoni e insetti acquatici.

L’esempio del Comune di San Giovanni è lodevole, green, virtuoso e sarebbe fantastico se tanti altri Comuni potessero contemplarlo, anche salvaguardando altre specie ovviamente, per arrivare insomma a un livello di rispetto ambientale diffuso che parta dall’infanzia e che indubbiamente latita (a tanti livelli ed età), e che dovrebbe essere insegnato a scuola, lasciando da parte i telefonini e i videogame, almeno per un po’.

Dicono che sognare faccia bene, beh allora il mio dream è semplice: che i bambini a scuola possano imparare certo a leggere e scrivere, ma anche a riconoscere le tracce di un nido di tartaruga sulla sabbia. Che studino (tanto) la storia e la matematica, ma che imparino allo stesso modo che ogni specie ha un ruolo. Insomma, se la salvaguardia ambientale entrasse tra i banchi di scuola veramente, forse non saremmo più spettatori di un pianeta da salvare. Potremmo diventarne i custodi fin da piccoli, perché l’ambiente non é un “fuori da noi” ma la nostra essenza.

È questo il senso della Giornata della Tartaruga, una passione di pochi che potrebbe diventare una lezione per tutti.


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