Poco distante dal centro di San Giovanni in Persiceto, è riconosciuta come museo della scienza dell’area metropolitana e ha lo scopo di preservare habitat a specie animali e vegetali, ambiente ideale per la sosta, l’alimentazione e la riproduzione di uccelli acquatici, anfibi, rettili e insetti. A margine esiste un centro per il ripopolamento della testuggine palustre, specie locale messa a dura prova dalle testuggini esotiche, moltiplicate per mano di chi si è stancato di tenerle in casa
di Vincenzo De Girolamo, giornalista

Quando ci si avvicina a un’area naturale protetta, il pensiero che dovrebbe farci da guida nel procedere è di non avere fretta. Essere capaci di passeggiare in punta di piedi nella frescura del bosco, sostare, ascoltare per scoprire i mille suoni degli animali che lo abitano. Camminare lungo i tracciati vuol dire anche tenere comportamenti adatti a custodire la fragilità dell’ecosistema e la sua complessità, prestando attenzione a non rompere il lavorio degli agenti, scavando nel terreno o asportando cimeli, che facilitano la sopravvivenza a piante e animali legati agli ecosistemi forestali.

«Conoscere e preservare un territorio vuol dire salvaguardare il suo importante patrimonio storico e naturale, mantenere il suo equilibrio e mettere a disposizione itinerari che portino a luoghi, dove far scoprire non solo la vita delle aree della nostra pianura». È quando ci anticipa Andrea Morisi, direttore tecnico di Sustenia, azienda che gestisce non solo l’area protetta “La Bora” per il comune di San Giovanni in Persiceto.

La magia dell’area protetta si estende tra strade, zone urbanizzate e campi coltivati, nella pianura bolognese, dove sono presenti tante piccole isole di natura: l’Area di Riequilibrio Ecologico “La Bora” è una di queste. Situata a qualche centinaio di metri dal centro cittadino di San Giovanni in Persiceto, cittadina della “Bassa”, fa parte del Museo del Cielo e della Terra di questo Comune ed è riconosciuto come museo della scienza dell’area metropolitana bolognese.

“La Bora” è un’area protetta che ha lo scopo di preservare habitat a specie animali e vegetali. Nel tempo è diventato un ambiente ideale per la sosta, l’alimentazione e la riproduzione di varie specie, tra le quali si trovano uccelli acquatici, anfibi, rettili e insetti. È una delle aree protette di pianura, dove esiste un centro per il ripopolamento della “Testuggine palustre”, specie locale, messa a dura prova dalle testuggini “esotiche”, moltiplicate nello habitat per mano di chi, stancatosi di tenerle in casa, le libera finendo per invadere l’ambiente circostante.

In piccole vasche del laboratorio prima e poi in quelle ampie del Centro di Riproduzione ogni anno tante piccole tartarughe nascono e crescono protette, fino a raggiungere dimensioni adatte per essere liberate nell’ecosistema adiacente. Situato all’inizio del percorso, attivato fin dal 1999, il Centro per la Riproduzione degli Anfibi e Rettili della pianura ha accresciuto nel tempo la sua importanza fino a diventare uno dei più importanti in ambito nazionale. In Regione è riconosciuto come Centro Regionale per la Biodiversità all’interno della Macroarea per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale.

Le vasche del Centro sono un ricco mondo variegato. Nelle proprie acque, dov’è stata portata per essere salvata, cresce anche un tipo particolare di erba carnivora, detta “Erba Vescica”, un vegetale perenne che vive in ambienti acquatici sia dolci che salati composti di acque oligotrofe, cioè acque caratterizzate da un basso contenuto di nutrienti, in particolare di sostanze organiche e sali minerali.

Proseguendo lungo i sentieri indicati dalla segnaletica dell’area, quando si arriva e si entra in una delle strutture costruite per osservare da vicino la vita del lago, possiamo dire che si assiste a una sorta di miracolo, dove la linea d’ombra che avvolge il visitatore deve fare tutt’uno con la realtà che si manifesta esternamente, tanto da creare un sottile e sfumato confine tra i due mondi. Quello degli ospiti e quello degli animali presenti nello stagno, con la prerogativa che la presenza degli umani infastidisca il meno possibile l’equilibrio dato dalla sosta che fanno gli animali accovacciati sui rami che escono dalla linea in superficie dello specchio d’acqua.

L’Area di Riequilibrio Ecologico La Bora rappresenta un esempio di com’è possibile intervenire per ripristinare e preservare la natura all’interno di territori antropizzati, offrendo un importante contributo alla conservazione della biodiversità locale. Un risultato che arriva dall’impegno congiunto tra amministrazioni locali, aziende e operatori occupati nella manutenzione del territorio, uniti anche al lavoro dei ricercatori che, con i loro studi, concorrono non solo a preservare specie, animali e piante, vicine all’estinzione, ma anche a sperimentare nuove strade da portare avanti nel campo della coltivazione agricola circostante.

Girando lungo i percorsi ben definiti, l’area “La Bora” ci ha consegnato la sensazione di essere un sito particolare, di importanza comunitaria e zona di protezione speciale composta da circa quaranta ettari, di cui ventidue sono costituiti da un’ampia raccolta d’acqua. Il percorso seguito per arrivare alla sua realizzazione è stato lungo, ha visto nel tempo il coinvolgimento non solo di varie amministrazioni del Comune di San Giovanni in Persiceto, associazioni come il Wwf e, tra gli altri, anche del professore Giorgio Celli, al quale è dedicato un albero, che nell’aprile del 1994 inaugurò il Centro visite dell’Area. Oggi il bacino è inserito nei quattro percorsi di ciclovie che da Bologna si snodano dalla “Bassa” Pianura Padana per arrivare al mare. In macchina si raggiunge percorrendo da Bologna la S.P. 568 Persicetana e svoltando a destra alla rotonda che si trova dopo la località Madonna del Poggio.

Photo credits: Marco Paglia

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