L’impresa sportiva di otto studenti dell’Ic8 di Bologna, selezionati per rappresentare l’Emilia-Romagna nella disciplina della pallacanestro all’ultima edizione dei Giochi della Gioventù appena conclusasi a Roma, e tornati dalla capitale con la medaglia d’oro
di Matteo Gaggi, commerciante
Ci sono storie che sono semplicemente belle da raccontate. Come la storia di quattro ragazze e quattro ragazzi di 13 e 14 anni e della loro professoressa di Scienze Motorie che, da Bologna, vanno a Roma per realizzare una piccola impresa sportiva.
Nella capitale ci vanno perché, dopo un recente passato in cui avevano subito diverse interruzioni, i Giochi della Gioventù hanno ripreso forma con una veste tutta nuova: seimila persone coinvolte in un grandissimo evento sportivo, di cui quasi cinquemila studenti delle scuole superiori di primo e secondo grado provenienti da tutta Italia. Una sorta di Olimpiade a livello nazionale con dieci discipline: atletica leggera, badminton, baskin, calcio a 5, nuoto, pallacanestro, pallamano, pallavolo, tag rugby e sitting volley.
E proprio come i Giochi Olimpici, anche quelli della Gioventù esordiscono in grande stile, con una cerimonia d’apertura in Piazza del Popolo in cui sfilano tutte le 20 delegazioni regionali, per riunirsi poi al centro della piazza ad ascoltare e a cantare l’inno di Mameli, assistere allo show e realizzare una spettacolare foto dall’alto che coinvolge tutti quanti.
Ma torniamo ai nostri giovani protagonisti. Siamo all’Ic8 di Bologna e la professoressa di Scienze Motorie Stephanie Pascali individua nella classe 3^F del plesso Guinizelli Carracci, le studentesse e gli studenti che porterà a giocarsi le gare provinciali di pallacanestro. Quattro ragazze e quattro ragazzi appartenenti alla stessa classe, perché da quest’anno la regola dei nuovi Giochi della Gioventù prevede che non ci siano più rappresentative d’istituto, in cui avrebbero giocato solamente i più capaci in quella disciplina, ma che la scelta sia fatta all’interno di una classe proprio per dare la possibilità a chiunque di partecipare.
Dopo una serie di allenamenti mirati per far crescere la chimica di squadra, arrivano le gare provinciali, non così scontate perché a Bologna, come si sa, la tradizione cestistica è molto forte. Ma la 3^F ce la fa e riesce ad accedere alle fasi regionali a Formigine ad aprile: le partite si svolgono in quattro quarti, due giocati dai ragazzi e due dalle ragazze col punteggio che continua a sommarsi dopo ogni tempo. Nelle partite in cui i ragazzi sono in difficoltà, ci sono le ragazze che tengono su la squadra, in altre partite succede il contrario, ma al termine della giornata il risultato è uno solo: si va a Roma alle finali nazionali.
All’indomani della cerimonia di apertura si giocano le prime partite: bisogna affrontare Valle d’Aosta, Sardegna, Toscana e Trentino Alto Adige; quattro gare per la prima giornata di incontri, tutte quante vinte! Alla sera si rientra negli alloggi e tutte le delegazioni sono ospitate in due strutture: qui ci si mescola e si ha modo di conoscere persone di altre città e di altre regioni. Quello che qualche ora prima era un avversario sul campo, diventa un amico con cui poter scambiare parole, battute, modi di dire e di fare. I campani ad esempio non riescono proprio a capire una cosa: «Ma perché voi bolognesi non parlate in dialetto tra di voi??».
Arriva il giorno delle finalissime e altre tre vittorie con Piemonte, Puglia e Lombardia: durante una partita i giudici che tengono il punteggio fanno un po’ di confusione e sono proprio le ragazze e i ragazzi in campo ad aiutare a ricostruire quale sia quello corretto, dichiarando falli che non erano stati assegnati e dando il giusto punteggio al proprio avversario.
Si giunge così al momento conclusivo, manca solo una partita che è valida per il primo posto assoluto e dopo qualche attimo di difficoltà iniziale anche l’Umbria è battuta! Festeggiamenti in campo e tanta gioia e soddisfazione per chi come loro si è impegnato tutto l’anno in questo progetto, facendo anche scelte difficili, dato che c’è chi ha dovuto rinunciare a una vacanza già prenotata e chi a un torneo con la propria squadra d’appartenenza, per poter essere presente a Roma.
La cerimonia di chiusura e le premiazioni si svolgono allo stadio Olimpico, con personaggi del mondo della musica e dello sport tra cui Marcell Jacobs, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo. Un sogno per chiunque poter accedere al campo di quello stadio e ancor di più poterne uscire con una medaglia d’oro al collo. Complimenti quindi alla professoressa Pascali e a Eleonora, Giulia, Margherita, Viola, Daniele, Dario, Guglielmo e Tommaso, che hanno saputo distinguersi tra migliaia di studentesse e studenti e che hanno portato prestigio alla loro scuola e a tutto l’Ic8 di Bologna.
Credo che porteranno per sempre nel loro cuore questa bellissima esperienza, che si può riassumere utilizzando le dieci parole chiave dei nuovi Giochi della Gioventù: rispetto, passione, impegno, socialità, condivisione, correttezza, partecipazione, inclusione, lealtà.

Mi fa piacere ci sia stata una vittoria e di una classe di Bologna, e nonostante le vicende ultime della storica capitale del basket, maschile e femminile.
Fortuna che, nonostante la legge sui nuovi GdG, l’importanza della figura dell’insegnante di educazione fisica sia rientrata all’ultimo anche per l’intervento dei coordinatori regionali di educazione fisica, in aiuto ai ministeri (sport e scuola). La materia si chiama così nella scuola media di primo grado e spererei si riprendesse a chiamarla così anche negli altri livelli scolastici, come succede in tutto il mondo. Si è di nuovo rivalutata o è morta come sostengo? Comunque gran battage pubblicitario all’inizio dell’anno per i nuovi GdG con la spinta delle tante federazioni sportive pronte ad entrare nella scuola con i loro tecnici (vedi rimostranze delle associazioni di categoria). Alla fine per avere numeri di partecipanti alti si sono dovuti rimboccare le maniche gli insegnanti, perché il sistema sportivo, solo per i pochi finanziamenti (?), si è disperso. Vogliamo continuare così? e con la spada di Damocle contro una professione che si è vista scavalcata dalla revisione dell’art. 33 Cost. a settembre di tre anni fa, con l’unanimità dei rappresentanti (mi chiedo ormai di chi)
Gli insegnanti alla fine pretendono molti meno soldi nella scuola rispetto a quelli che i vari rivoli del sistema sportivo chiedono e spesso depauperano.