Il sostanziale silenzio dell’amministrazione cittadina sulla possibile scalata di Intesa Sanpaolo e Unipol a Mps suggerisce che, sotto la guida di Carlo Cimbri, il colosso assicurativo di via Stalingrado abbia raggiunto non soltanto ragguardevoli risultati economici, ma una sana indipendenza dalla politica locale
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Narra una leggenda metropolitana che molto tempo fa, nel parcheggio della Conad in via Larga, un imponente e costosissimo Suv si aggirava tra gli stalli in cerca di un posteggio. E che una volta individuato, dopo aver azionato la freccia, vi si attardò davanti giusto un momento, probabilmente per prendere bene le misure. In quei pochi istanti, una piccola utilitaria notò il medesimo spiazzo e, superato velocemente il Suv, approfittò delle sue dimensioni ridotte per fare agevolmente manovra e prenderne il possesso.
Il conducente del Suv, accortosi dello sgarro, scese prontamente dal macchinone per far valere le sue ragioni. Ma nonostante la bontà della sua protesta, non ottenne dal proprietario della piccola utilitaria altro che un sorriso sardonico e una battuta derisoria: «Mi spiace, ma il mondo è di chi è più sveglio».
Non si sa esattamente che cosa accadde, né perché prese la decisione. Sta di fatto che dopo aver sgranato un rosario di maledizioni, e ritornato al suo posto di guida, il conducente del Suv accese il motore e indirizzò il suo mezzo contro la piccola utilitaria, distruggendone completamente la carrozzeria posteriore. E quando l’altro, imprecando a sua volta, venne a chiedergli il motivo di un gesto così apparentemente folle, per tutta risposta si vide allungare attraverso il finestrino il biglietto da visita di un prestigioso studio legale cittadino, accompagnato da una sentenza assai difficile da contestare: «Si sbaglia, il mondo è di chi è più ricco».
Come ogni leggenda metropolitana, naturalmente, la vicenda potrebbe essere accaduta altrove come non essersi svolta affatto. Ma la validità del suo insegnamento circa i rapporti di potere reali della nostra società, unita alla curiosa vicinanza geografica con la torre Unipol, monumento immobiliare della omonima compagnia assicurativa, tornano in qualche modo utili per commentare le ultime notizie in merito alle possibili evoluzioni del sistema bancario nazionale.
Da un punto di vista pratico, non c’è granché da dire sulla recente offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Unipol e Intesa Sanpaolo su quel non poco che resta di Monte dei Paschi di Siena (qui). Se l’Antitrust come sembra darà il via libera e se l’acquisto si concretizzerà, tanto i soci quanto i clienti di entrambe potranno dormire sonni tranquilli e giovarsi dei dividendi e dei servizi di due società ancor più solide di quanto già non fossero.
A sorprendere semmai, e fatta eccezione per il presidente de Pascale, è il sostanziale no comment riservato dalla politica nostrana a una manovra che, in fin dei conti, coinvolge il gioiello più prezioso della corona economica bolognese. Un silenzio che, escludendo per principio una dormita collettiva a Palazzo d’Accursio, potrebbe senz’altro avere ragioni di opportunità, soprattutto ricordando i tempi infausti in cui la segreteria dei Ds si interessava direttamente delle iniziative borsistiche di via Stalingrado (qui). Ma che indubbiamente stride con l’entusiasmo di Legacoop e del governo che, da Roma, ha immediatamente benedetto l’operazione.
A pensar male viene quindi il sospetto che più che un “non voglio”, il mutismo del centrosinistra felsineo celi un “non posso”. Ovvero l’ammissione implicita che Unipol non sia soltanto un too big to fail per il sistema finanziario nazionale, ma anche un too big for us per la politica locale. Un gigante che è meglio non rischiare di infastidire con l’invadenza che, da queste parti e nei più svariati ambiti della società, è granitica tradizione amministrativa.
Chissà che, in tal modo, non si esorcizzi quel progressivo trasferimento a Milano di cui nell’ambiente si vaticina con terrore ormai da anni. E che comporterebbe, inevitabilmente, un ingente bagno di sangue occupazionale sul nostro territorio.
Che le cose stiano così o no, in attesa di sapere se l’operazione Mps andrà in porto o meno, non resta che fare i complimenti a Carlo Cimbri e a tutta Unipol. Perché è innegabile che, sotto la sua gestione, la società da lui guidata è emersa dalle difficoltà del passato non soltanto economicamente più forte, ma anche politicamente più libera di prima.
E questo è già abbastanza per rispettarli molto.
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